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Martedì 21 aprile 2026

Plastiche sotto pressione, scatta subito l’aumento nel vending

L’allarme lanciato da Unionplast sulla filiera delle materie plastiche trova già un primo riflesso concreto nel vending. Mentre l’associazione parla di rincari improvvisi, difficoltà negli approvvigionamenti e forte instabilità del mercato, nel settore della distribuzione automatica iniziano infatti ad arrivare aumenti ravvicinati su due prodotti chiave: bicchieri di plastica e palette.

Per il vending non si tratta di una voce secondaria di costo, ma di accessori essenziali per l’erogazione delle bevande calde. Quando si muovono questi listini, l’impatto si trasferisce immediatamente sui conti di gestione.

Unionplast ha descritto un quadro caratterizzato da tensioni internazionali, aumento dei costi delle materie prime e crescente difficoltà per le imprese nel pianificare acquisti e produzione. Uno scenario che, almeno per il vending, non resta teorico ma entra già nei preventivi e nelle nuove condizioni commerciali ricevute dai gestori.

La preoccupazione cresce perché molti operatori stanno già lavorando con margini ridotti e con prezzi al pubblico difficili da ritoccare. Due aumenti improvvisi su articoli ad altissima rotazione rischiano quindi di pesare molto più di quanto sembri, soprattutto sulle aziende con grandi volumi di erogazione quotidiana.

Il messaggio è chiaro. Quando la plastica va in tensione, il vending lo sente immediatamente e l’impatto è doloroso. Speriamo che l’onda si fermi qui.

Crik Crok, il 12 maggio il giorno decisivo: in campo Snack Italia?

C’è una data cerchiata in rosso per il futuro di Crik Crok: 12 maggio. Secondo quanto riferito in un servizio diffuso da Radio Roma, sarà il giorno in cui il tribunale scioglierà le riserve sul nuovo acquirente dello storico marchio di patatine. In gioco c’è il destino dello stabilimento di Pomezia e dei suoi lavoratori.

La situazione appare critica. Entro fine aprile scade infatti la cassa integrazione per circa 70 dipendenti, mentre la fabbrica viene descritta come quasi deserta, con produzione ridotta al minimo. Un quadro che conferma quanto la crisi sia arrivata a un punto decisivo.

Sul tavolo ci sarebbe però una possibile svolta industriale. In campo viene indicata Snack Italia pronta, secondo il servizio, a investire per far ripartire le linee produttive. Se l’operazione andasse in porto, si aprirebbe uno scenario di rilancio per un brand conosciuto da generazioni di consumatori italiani.

I sindacati pongono due condizioni nette: mantenere il lavoro nel sito produttivo di via Pontina e tutelare tutti gli occupati. È una partita che riguarda occupazione, industria alimentare e identità di marca.

 


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