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Venerdì 13 Febbraio 2026

Bamar Italia, sciopero a Salerno: protesta avanti fino ad oggi

Non è una voce di corridoio, non è un post sui social, è un presidio davanti ai cancelli. A Salerno, nello stabilimento di via Tiberio Claudio Felice, 14 lavoratori della Bamar Italia hanno incrociato le braccia per uno sciopero di otto ore, come riportato da più testate locali che hanno seguito la vertenza.

E non si tratta di una protesta simbolica di un giorno. La mobilitazione iniziata negli scorsi giorni è destinata a proseguire almeno fino a fine settimana, come confermato dalla Cisal Metalmeccanici nazionale che segue la vertenza, con la disponibilità a un confronto solo in presenza di segnali concreti da parte dell’azienda.

Al centro della protesta ci sono, secondo le ricostruzioni pubblicate, il mancato pagamento delle retribuzioni arretrate e la richiesta di revoca dell’ultimo licenziamento. “Non possiamo più tollerare una situazione che lede la dignità delle persone e ignora i diritti fondamentali dei lavoratori”, ha dichiarato Gigi Vicinanza, componente nazionale della segreteria della Cisal Metalmeccanici. Lo stesso Vicinanza ha ribadito che lo sciopero non è una scelta strumentale ma una conseguenza di comportamenti ritenuti inaccettabili, sottolineando la disponibilità a un confronto serio e immediato a condizione che vengano rimossi gli ostacoli finora creati.

Il quadro viene descritto come particolarmente delicato anche alla luce del fatto che Bamar Italia risulta in concordato preventivo in continuità. In un’azienda inserita in una procedura di questo tipo, la tensione su stipendi e occupazione assume un peso specifico maggiore, perché incide direttamente sulla credibilità del percorso di risanamento.

Le notizie parlano di 14 lavoratori coinvolti e di un clima di forte incertezza sul futuro del sito. Non sono numeri enormi, ma nel vending ogni realtà che entra in difficoltà è un segnale che va oltre il singolo stabilimento. La vertenza resta aperta, mentre i lavoratori attendono risposte concrete per chiudere la protesta e avviare una soluzione condivisa.

ANIMA e il “made in EU” dell’iperammortamento che fino a ieri era essenziale

ANIMA è la Federazione delle associazioni della meccanica e dell’ingegneria aderente a Confindustria. Rappresenta uno dei principali comparti manifatturieri del Paese, quello delle macchine e della meccatronica. Non un osservatore esterno, ma una componente strutturata del sistema confindustriale.

Fino a ieri, nelle comunicazioni ufficiali sull’iperammortamento 2026, il “made in EU” veniva definito un requisito essenziale. Non un dettaglio tecnico. Non una sfumatura. Requisito essenziale per accedere all’agevolazione. Nel materiale di presentazione del recentissimo webinar dedicato alla misura, l’origine intra Ue dei beni era indicata come uno dei punti centrali di verifica operativa per le imprese.

Si parlava di modalità di controllo del requisito di origine, di implicazioni concrete, di adempimenti. L’intra Ue non era un’opzione, era la condizione di accesso. Poi arriva l’annuncio del Governo: eliminazione delle limitazioni territoriali. e, poche ore dopo, la cancellazione del vincolo viene definita da ANIMA “una possibile evoluzione normativa di grande rilievo”.

Evoluzione. Nel giro di una mattinata si passa da requisito essenziale a grande rilievo dell’eliminazione del requisito. È legittimo aggiornare le imprese quando la norma cambia. È normale adeguarsi a un nuovo quadro politico. Ma se una cosa era essenziale, la sua scomparsa non è un dettaglio tecnico è un completo ribaltamento. La sensazione è che, quando il vento politico gira, anche il lessico si adegui con sorprendente rapidità...

Benvenuti nel mondo reale, dove i requisiti essenziali possono trasformarsi in evoluzioni nel tempo di un post.

 


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