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Giovedì 26 marzo 2026

DyDo rimuove 20.000 macchine, si incrina il modello vending giapponese

Il segnale arriva dal mercato più avanzato al mondo: DyDo, uno dei principali operatori giapponesi, ha annunciato la rimozione di circa 20.000 distributori automatici, pari al 7,5% della propria rete. Una decisione che segue una svalutazione da quasi 30 miliardi di yen sugli asset legati al vending e una perdita netta record.

Il dato più interessante è che il problema non è nei volumi. Il fatturato resta sostanzialmente stabile, ma la redditività crolla. Le macchine continuano a vendere, ma non generano più margini sufficienti a sostenere il modello. Ed è proprio questo che rende il caso DyDo particolarmente significativo.

Non si tratta di un episodio isolato. Anche altri grandi operatori giapponesi stanno registrando svalutazioni rilevanti sul parco vending, con numeri complessivi che superano gli 800 milioni di euro. Il punto non è quindi una singola riorganizzazione, ma una revisione strutturale del valore delle macchine.

Le cause sono molteplici e tutte convergenti. I convenience store, aperti h24 come il vending, offrono prezzi più bassi e una proposta più ampia. I costi logistici crescono, anche per la cronica carenza di autisti nel trasporto merci. La digitalizzazione resta limitata e rende inefficiente la gestione operativa. Infine, l’inflazione ha rotto uno degli equilibri storici del sistema, quello del prezzo stabile.

Il modello giapponese resta unico e difficilmente replicabile in Europa, ma il segnale è chiaro. Quando il parco macchine perde valore e non è supportato da marginalità e tecnologia, anche il sistema più evoluto può iniziare a ridimensionarsi. E quando si arriva a togliere 20.000 macchine, non è più un aggiustamento, è un cambio di fase.

H24 sotto attacco in Calabria, CONFIDA respinge le accuse

In Calabria si accende lo scontro sui negozi automatici h24, dopo l’iniziativa del Codacons che ha diffidato i sindaci chiedendo interventi sul fenomeno e arrivando a proporre l’introduzione di una “robot tax”. Un’azione che punta a mettere in discussione il modello degli h24, accusato di generare criticità sul territorio.

La risposta di CONFIDA è netta. L’associazione respinge le accuse e annuncia di valutare eventuali azioni legali a tutela del settore. Il presidente Massimo Trapletti ribadisce che i gestori degli h24 sono commercianti a tutti gli effetti e che la distribuzione automatica rappresenta una forma evoluta di vendita di prodotti alimentari, non un’attività fuori dalle regole.

Nel merito, CONFIDA sottolinea anche l’impatto occupazionale del comparto. La gestione degli h24 richiede infatti diverse figure professionali, dagli addetti al rifornimento ai tecnici manutentori, fino al personale amministrativo e commerciale. Un sistema articolato che coinvolge l’intera filiera e che si basa su un’industria, quella delle vending machine, fortemente radicata in Italia.

Sul piano normativo, l’associazione ricorda che i negozi automatici h24 sono già soggetti a obblighi stringenti, dalla SCIA per l’apertura al rispetto delle norme igienico sanitarie, fino all’etichettatura dei prodotti e ai sistemi di controllo per la vendita di alcolici. A questi si aggiunge il protocollo volontario “Top Quality Negozi Automatici H24”, che introduce standard ulteriori su sicurezza, qualità e servizio al cliente. In questo contesto, CONFIDA evidenzia come il settore, che in Italia conta 3.000 imprese, 33mila addetti e oltre 800mila distributori automatici, rappresenti una realtà strutturata e regolamentata, anche in Calabria.

 


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