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Mercoledì 8 aprile 2026

Il "concliente". Quando è il tuo cliente a farti concorrenza...

Sembra una normale centrale elettrica industriale. Uno di quei quadri appesi al muro che nessuno guarda mai. Poi la apri. E dentro trovi tutt’altro: macchine del caffè, capsule, zucchero, latte, bicchieri. Una vera e propria centrale operativa parallela. Organizzata, funzionante, utilizzata ogni giorno. Non è un caso isolato. È una realtà che molti gestori conoscono fin troppo bene.

Il problema è semplice, ed è anche il più difficile da accettare. Non è un concorrente esterno. Non è un altro operatore. È il cliente. O meglio, i dipendenti del cliente, che si organizzano e si creano un’alternativa interna al vending. Più economica, più “controllabile”, apparentemente più conveniente.

Nasce così il “concliente”. Quello che firma il contratto e poi, di fatto, ti fa concorrenza dentro casa sua. Le conseguenze sono immediate. Le battute calano, spesso senza una spiegazione apparente. I conti iniziano a non tornare. E quando vai a capire cosa succede, trovi queste situazioni. Armadietti trasformati in punti caffè paralleli, spesso nascosti, ma neanche troppo.

Una prima stima parla di circa 30 milioni di consumazioni perse ogni anno in Italia per effetto di queste pratiche. Numeri che non finiscono nei report ufficiali, ma che pesano eccome sui bilanci delle gestioni.

E poi c’è il tema, ancora più delicato, dei contratti. Perché nella maggior parte dei casi esiste un accordo chiaro tra azienda e gestore. Un equilibrio che viene aggirato, non sempre in modo esplicito, ma nei fatti. Il punto non è demonizzare chi cerca di risparmiare qualche centesimo sul caffè. Il punto è che così il servizio non sta più in piedi e per accorgersene non servono analisi complesse. Basta aprire qualche armadietto nascosto.



Contro la desertificazione commerciale, gli H24 salvano i comuni montani

La montagna friulana prova a rispondere alla desertificazione commerciale con una soluzione concreta, e per certi versi inevitabile: l’automazione. La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato un bando da 700 mila euro per realizzare punti di approvvigionamento h24 di beni di prima necessità nei piccoli comuni montani.

Il provvedimento riguarda circa 40 amministrazioni sotto i mille abitanti, territori dove il tema non è più la competizione tra formati commerciali, ma la possibilità stessa di avere un servizio. In molti di questi contesti, il negozio tradizionale ha già chiuso o fatica a restare aperto, semplicemente perché non ci sono più i numeri per sostenerlo.

È qui che il negozio automatico cambia completamente prospettiva. Non è un concorrente, è un abilitatore di servizio. Le aree dedicate all’acquisto automatizzato, finanziabili fino a 100 mila euro, e i progetti più strutturati fino a 350 mila euro, rappresentano una risposta operativa a un problema reale: garantire accesso a beni essenziali anche dove il commercio tradizionale non è più sostenibile.

La procedura a sportello, con anticipo fino al 70%, punta ad accelerare l’attivazione dei progetti, mentre l’obbligo di mantenere il servizio per almeno tre anni conferma che non si tratta di soluzioni temporanee. Il distributore automatico diventa a tutti gli effetti un’infrastruttura di prossimità.

Il punto è chiaro: nei piccoli comuni il negozio automatico è spesso l’unica alternativa alla desertificazione commerciale. Non toglie spazio al commercio, lo sostituisce quando non è più possibile mantenerlo e garantisce che un servizio continui ad esistere.

 


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