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Venerdì 23 Gennaio 2026

Il caffè al bar in Italia è sempre più caro, +20% in quattro anni

La classica tazzina di caffè al bar sta diventando un rituale sempre più costoso per gli italiani. Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio MIMIT elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti, il prezzo medio dell’espresso è passato da circa €1,04 nel 2021 a €1,25 nell’agosto 2025, segnando un aumento superiore al 20% in quattro anni.

La crescita dei prezzi non è uniforme sul territorio: nelle grandi città del Nord e del Centro come Bolzano, Padova e Ferrara si registrano medie oltre i €1,40 a tazzina, mentre in alcune città del Sud come Catanzaro il prezzo resta più contenuto, poco sopra o attorno all’euro.

Il fenomeno del “caro-tazzina” è ormai persistente. Sebbene negli ultimi anni si sia discusso anche di possibili aumenti futuri, l’attuale media nazionale indica che il caffè da bar non è più il simbolico “caffè a €1” di una volta, ma una consumazione che pesa sempre di più sul bilancio quotidiano delle persone.

Il confronto con il vending è inevitabile. Mentre il bar ha trasferito senza troppi tentennamenti gli aumenti lungo la filiera sul prezzo finale, il vending non ha fatto altrettanto. Non risulta infatti che, nella maggior parte delle postazioni, il prezzo del caffè in macchina sia cresciuto del 20% negli ultimi quattro anni. Un listino rimasto sostanzialmente fermo, spesso su valori ormai fuori da ogni logica economica. In un contesto di rincari generalizzati, il vending avrebbe avuto una finestra storica per riposizionare il prezzo del caffè vending, spiegandone il valore e recuperando marginalità. Ancora una volta, invece, ha scelto l’immobilismo. Un’altra occasione persa?

SIGEP World 2026, Rimini si conferma piattaforma internazionale del foodservice

A Rimini si è appena chiusa SIGEP World 2026, un’edizione che ha confermato il ruolo della manifestazione come piattaforma di riferimento per l’industria globale del foodservice. Cinque giorni di fiera che hanno restituito l’immagine di un settore in trasformazione, sempre più internazionale e interconnesso, capace di attrarre operatori, buyer e brand da tutto il mondo. Un segnale evidente arriva dalla crescita della componente estera, con un aumento del 33% degli espositori internazionali, presenti complessivamente da 45 Paesi, a testimonianza di una vocazione globale ormai strutturale.

All’interno di questo scenario, il caffè ha continuato a rappresentare uno dei pilastri centrali della manifestazione, non solo in termini di superficie espositiva, ma soprattutto come baricentro industriale e culturale del foodservice. Torrefazioni, produttori di macchine, tecnologie per l’estrazione, soluzioni per il consumo professionale e nuovi format di servizio hanno trovato a SIGEP uno spazio di confronto trasversale, capace di mettere in dialogo tradizione e innovazione. Il caffè si è confermato così un linguaggio comune, in grado di unire mercati maturi ed economie emergenti, modelli europei e visioni extraeuropee.

La fiera ha mostrato con chiarezza come il comparto stia evolvendo lungo più direttrici: qualità della materia prima, attenzione alla filiera, sostenibilità, ma anche efficienza operativa e adattabilità ai diversi contesti di consumo. Dal bar tradizionale all’hotellerie, fino ai modelli più evoluti di ristorazione e servizio automatizzato, il caffè continua a essere un elemento chiave nella costruzione dell’offerta foodservice, con ricadute dirette su tecnologia, design e concept di vendita.

SIGEP World 2026 ha quindi ribadito la propria funzione di osservatorio privilegiato, capace di fotografare le tendenze in atto e di anticipare quelle future. In questo quadro, il caffè non emerge come un semplice segmento merceologico, ma come una vera infrastruttura del fuori casa, attorno alla quale ruotano investimenti, innovazione e strategie di sviluppo internazionale.

 


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