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Mercoledì 2 Aprile 2025

Tempi duri per il monouso in plastica riutilizzabile. Si scatena pure Legambiente

Legambiente fa sul serio. Ha appena pubblicato un'indagine specifica sulla plastica monouso (CLICCA QUI)concentrandosi sulle stoviglie considerate “riutilizzabili” ma di fatto secondo loro: “usa e getta”. E, proprio in base a questo studio, chiede al governo Meloni di colmare il vuoto normativo creato dalla direttiva europea e dal decreto legislativo 196/2021 per evitare che i vecchi prodotti monouso in plastica, messi alla porta dalla normativa comunitaria, rientrino dalla finestra.

L’associazione ambientalista ha preso in esame un campione di 317 prodotti di plastica  (57% piatti, 27% bicchieri, 12% posate, 4% coppette, vaschette e vassoi) appartenenti a settanta marchi diversi. La maggior parte dei prodotti presi in esame viene presentata come riutilizzabile ma non contiene alcuna informazione su come si possa davvero riutilizzare.

Sui i prodotti analizzati da Legambiente, il 38% non specifica il numero di lavaggi massimi, il 60% non fornisce alcuna indicazione sulle temperature consigliate. Più di nove prodotti su dieci (il 92%) non riportano nemmeno la possibilità di lavarlo in lavastoviglie. Spesso mancano anche le certificazioni. Soltanto un terzo del campione ne presenta almeno una e di queste, solo il 30% dei bollini riguarda la resistenza meccanica al lavaggio in lavastoviglie, che rappresenta una condizione indispensabile per poter definire un prodotto davvero riutilizzabile.

Insomma questa analisi getta ulteriore benzina sul fuoco sul monouso in plastica "reuse", presente nel vending ad esempio nelle palette. Legambiente non è certo la sola che spinge per una riformulazione della norma ed è meglio che i gestori si preparino all'inevitabile.

Cosa utilizzeremo per sostituire miliardi di palette all'anno in plastica è un ancora mistero, ma sicuramente è il momento di preoccuparsi almeno di trovare una valida alternativa...

Polizza danni catastrofali, arriva la proroga: obbligo posticipato per le PMI

Con il classico tempismo all’italiana, è stato pubblicato solo lunedì 31 marzo in Gazzetta Ufficiale il decreto che proroga l’obbligo per le imprese di stipulare una polizza assicurativa contro i danni catastrofali. L’obbligo, che formalmente sarebbe dovuto entrare in vigore proprio quel giorno, viene dunque spostato in avanti, ma con modalità differenziate in base alla dimensione aziendale.

Per le grandi imprese – cioè quelle con più di 250 dipendenti – non cambia nulla: resta l’obbligo già attivo, ma viene rinviata di 90 giorni, al 29 giugno 2025, la possibilità per la Pubblica Amministrazione di tener conto dell’eventuale inadempienza nella concessione di contributi pubblici. Un dettaglio tutt’altro che secondario.

Molto più ampio il margine concesso a medie, piccole e microimprese, che avranno più tempo per adeguarsi alla nuova normativa. Le medie imprese, comprese tra 50 e 250 dipendenti, avranno tempo fino al 1° ottobre 2025, mentre le piccole e micro potranno rimandare l’obbligo addirittura fino al 1° gennaio 2026. Una boccata d’ossigeno per le tante realtà del vending che rientrano in queste categorie.

L’obiettivo è chiaramente quello di favorire una transizione graduale e meno traumatica verso un sistema che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe tutelare l’intero tessuto produttivo da eventi calamitosi sempre più frequenti. Il vending, spesso escluso da agevolazioni e piani di prevenzione, dovrà comunque attrezzarsi per tempo, anche perché eventuali danni da alluvioni, terremoti o frane potrebbero mettere in ginocchio intere flotte di distributori e depositi.

Chi vuole approfondire può consultare direttamente il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale (CLICCA QUI)

 


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