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Giovedì 5 Febbraio 2026

Non basta un erogatore d’acqua per trasformare il vending in un appalto

Negli appalti scolastici del vending si è diffusa negli ultimi anni una prassi ricorrente: affiancare ai distributori automatici un servizio accessorio, spesso un erogatore d’acqua, per sostenere che l’affidamento non sia più una concessione ma un appalto. Una scelta che, nella pratica, ha consentito a molti enti di ricorrere all’affidamento diretto sotto soglia, riducendo o eliminando il confronto concorrenziale.

Su questo punto arriva ora un chiarimento che difficilmente può essere ignorato. Il Parere in funzione consultiva n. 56, approvato da ANAC il 21 gennaio 2026 (CLICCA QUI), ribadisce che la qualificazione del contratto non dipende dalla semplice presenza di prestazioni accessorie, ma dalla struttura economica complessiva dell’affidamento. Se il rischio operativo resta in capo al gestore e la remunerazione deriva dai consumi degli utenti, il contratto mantiene la natura di concessione.

Il principio è lineare: nei contratti misti non basta inserire una componente di appalto per applicare automaticamente la disciplina degli appalti. Quando la parte di appalto è marginale e non prevalente, non è in grado di modificare la qualificazione giuridica del rapporto. Nel caso del vending scolastico, l’erogatore d’acqua non è sufficiente a trasformare una concessione in un appalto affidabile direttamente.

Le conseguenze sono operative e immediate. Se l’affidamento resta una concessione, non è possibile ricorrere all’affidamento diretto, nemmeno sotto soglia. La procedura deve rispettare le regole proprie delle concessioni, garantendo un confronto effettivo tra più operatori economici. Un passaggio che incide su tempi e modalità delle gare, ma che tutela trasparenza e concorrenza.

Il messaggio che emerge è chiaro. Negli appalti di vending scolastico non esistono scorciatoie formali capaci di cambiare la sostanza dei contratti. Aggiungere un servizio accessorio non basta a riscriverne la natura, e continuare a farlo espone le stazioni appaltanti a contestazioni sempre più difficili da sostenere.

Asilo aziendale "I Vispi Sorrisi", 15 anni di welfare in casa IVS

Compie quindici anni l’asilo nido aziendale “I Vispi Sorrisi”, nato all’interno della sede IVS di Pedrengo e diventato nel tempo uno dei casi più interessanti di welfare aziendale legato al mondo del vending. Aperto nell’ottobre 2011, quando iniziative di questo tipo erano tutt’altro che diffuse, il progetto è partito come una scommessa e oggi rappresenta una struttura stabile, con una capienza attuale di 19 posti, che possono arrivare a 22 considerando le frequenze part time.

L’idea nasce su intuizione di Adriana Cerea, con l’obiettivo di offrire un supporto concreto alle madri lavoratrici dell’azienda. All’interno del sito produttivo è stato ricavato uno spazio autonomo, con ingressi e aree indipendenti, dedicato ai bambini dai 3 mesi ai 3 anni. Il nido è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 18, con un’organizzazione pensata per conciliarsi con i tempi di lavoro, non solo sulla carta.

I primi anni non sono stati semplici, con numeri ridotti e solo cinque o sei bambini iscritti. La scelta, però, è stata quella di andare avanti comunque, tanto che gli amministratori hanno rinunciato al gettone presenza destinando le risorse alle esigenze della struttura. Una decisione che nel tempo ha permesso all’asilo di crescere sia sul piano qualitativo sia su quello delle presenze, fino ad arrivare all’attuale lista d’attesa.

“I Vispi Sorrisi” è un nido interaziendale, pensato in via prioritaria per i figli dei dipendenti IVS, ma aperto anche all’esterno. Accoglie bambini di Pedrengo e Seriate e, più in generale, famiglie che lavorano nell’area industriale della zona. La priorità resta ai dipendenti che presentano domanda nei tempi previsti, mentre le richieste esterne vengono valutate successivamente. Il Comune di Pedrengo ha avviato una convenzione, visto che l’offerta di nidi sul territorio non riesce a coprire l’intero fabbisogno.

La retta è identica per tutti, ma ai lavoratori IVS viene rimborsato il 50% come welfare aziendale in busta paga. La gestione dell’asilo è stata separata dall’azienda con la creazione della cooperativa sociale Logica, che si occupa dell’organizzazione e dell’assunzione delle educatrici. Oggi il nido conta cinque educatrici e una coordinatrice psicopedagogista, confermando un’impostazione che, a distanza di quindici anni, resta un riferimento concreto quando si parla di welfare aziendale nel settore.

Mercoledì 4 Febbraio 2026

Category management nel vending: CONFIDA pubblica il manuale operativo

l vending del futuro non si giocherà solo su prezzi, promozioni o nuove macchine, ma sempre di più su come viene costruita l’offerta dentro il distributore. Con margini sotto pressione e consumi meno automatici rispetto al passato, il category management diventa uno degli strumenti più concreti per recuperare redditività macchina per macchina. Decidere cosa mettere, dove metterlo e perché non è più un dettaglio, ma una scelta strategica che incide direttamente sulle vendite e sulla percezione del servizio. In questa direzione va l’iniziativa appena annunciata da CONFIDA, che ha reso disponibile per gli associati un manuale dedicato all’Easy Category Marketing applicato al vending.

È infatti disponibile online, nell’area riservata alle imprese associate, il Manuale di Easy Category Marketing per il vending, realizzato dalla professoressa Elisa Fabbi dell’Università di Modena e Reggio Emilia per CONFIDA. Il Manuale è stato pensato per accompagnare le imprese di gestione nella gestione strategica dell’offerta, fornendo un metodo strutturato, esempi concreti e strumenti immediatamente applicabili nella pratica quotidiana.

Un focus particolare è dedicato al posizionamento dei prodotti all’interno del distributore automatico, analizzandone l’impatto diretto sulla redditività delle singole macchine e sulle scelte di acquisto dei consumatori. L’obiettivo è supportare le imprese nel percorso di evoluzione della distribuzione automatica, da soluzione di emergenza a canale di scelta consapevole, capace di costruire relazioni durature con i clienti e di generare valore sostenibile nel tempo.

Il Manuale può essere scaricato online (CLICCA QUI) accedendo all’area riservata del sito CONFIDA con le credenziali dedicate alle imprese associate.

Heineken porta la 0.0 anche in lattina e rafforza l’offerta analcolica

Heineken® 0.0 amplia la propria offerta e debutta in lattina, con un formato iconico e pratico, caratterizzato da colori vibranti, pensato per intercettare stili di vita sempre più dinamici e rendere la scelta analcolica più semplice e quotidiana.

Il lancio si inserisce in un mercato in forte crescita. Nel 2024 la birra analcolica ha registrato un incremento del 13,4% rispetto all’anno precedente, confermando un trend ormai strutturale. Secondo una ricerca condotta da HEINEKEN Italia con AstraRicerche nell’ambito della campagna TOGETHER, oltre un giovane su tre (33,6%) considera la birra analcolica una valida alternativa, mentre per il 59% è adatta a ogni contesto di consumo e per il 61% il gusto è paragonabile a quello della birra tradizionale.

Heineken® 0.0 è una lager analcolica dal sapore pieno e distintivo, “zero alcol, zero compromessi”. Con l’introduzione della lattina, il brand punta su una soluzione versatile e orientata all’on-the-go, adatta anche ai contesti in cui il vetro non è consentito, come festival, concerti ed eventi sportivi, oltre che al consumo a casa, al lavoro o in serata con gli amici.

“Con il lancio della nuova lattina di Heineken® 0.0 vogliamo rendere la scelta analcolica ancora più accessibile”, ha dichiarato Michela Filippi, Marketing Director di HEINEKEN Italia. Nel comunicato viene inoltre ricordato l’impegno del gruppo sul consumo responsabile, avviato nel 2004, e l’indicazione che anche nel 2026 il brand continuerà a investire il 15% del media budget su Heineken® 0.0 per la promozione del consumo responsabile.

Martedì 3 Febbraio 2026

Vending verso il 2029: crescita lenta e margini sempre sotto pressione

Le previsioni sul futuro del vending italiano fino al 2029 arrivano da un’analisi di MonitoraItalia, basata sui bilanci delle principali aziende del settore e su due scenari previsionali distinti. Uno più favorevole, l’altro decisamente più prudente. In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: il settore continuerà a muoversi, ma la vera sfida resterà la marginalità.

Secondo lo scenario più favorevole elaborato da MonitoraItalia, il fatturato complessivo del vending dovrebbe crescere in media di circa il 2,5% all’anno nel periodo 2025–2029. Un aumento graduale, distribuito lungo tutto il quinquennio, che descrive un settore ancora in crescita ma ormai maturo, dove le accelerazioni del passato non sono più all’orizzonte.

Tra il 2026 e il 2029 i margini restano sotto pressione, con costi difficili da comprimere. Il miglioramento, per chi ci riuscirà, sarà lento e tutt’altro che scontato. Anche nello scenario migliore, la redditività è attesa in recupero progressivo, senza però un ritorno rapido a livelli di comfort.

Accanto a questo quadro c’è anche uno scenario più critico, sempre elaborato da MonitoraItalia, in cui la crescita dei ricavi si affievolisce progressivamente fino quasi a fermarsi nel medio periodo. In questa ipotesi, il risultato operativo delle aziende peggiora lungo tutto l’orizzonte 2025–2029. Tradotto: si continua a lavorare, ma con margini sempre più sottili e con sempre meno spazio per assorbire errori, aumenti di costo o imprevisti.

Le previsioni al 2029 non raccontano quindi un vending in crisi, ma nemmeno un settore facile. Il mercato appare sempre più selettivo e destinato a premiare solo le gestioni più strutturate, capaci di controllare i costi e leggere con attenzione i numeri. Per tutti gli altri, il rischio è di arrivare al 2029 ancora operativi, ma con sempre meno ossigeno.

Plastica riciclata, quando le politiche europee spengono gli impianti

Per anni la politica europea ha spinto sul messaggio del plastic free come soluzione semplice e immediata, colpendo anche il vending con divieti, limitazioni e una narrazione spesso ideologica. Oggi però emerge un dato difficile da ignorare: mentre si parlava di economia circolare, in Europa gli impianti di riciclo della plastica stanno chiudendo (CLICCA QUI) e la plastica riciclata viene sempre più spesso acquistata all’estero.

Il problema non è il materiale, ma il sistema. Il risultato è che produrre plastica riciclata in Europa spesso costa più che importarla da Paesi extra UE, dove i vincoli ambientali e industriali sono diversi. Così la materia prima seconda, che avrebbe dovuto essere il pilastro dell’economia circolare, diventa una commodity globale, acquistata dove costa meno, indipendentemente da dove e come viene prodotta. In questo contesto, le quote obbligatorie di contenuto riciclato rischiano di trasformarsi in un boomerang per l’industria europea.

Nel vending questo schema lo conosciamo bene. La spinta contro la plastica ha tolto prodotti, creato confusione e penalizzato un canale senza costruire alternative solide. Ora si scopre che la sostenibilità raccontata non ha retto alla prova dei numeri e del mercato, e a pagarne il prezzo sono ancora una volta i settori più esposti come il nostro.

Lunedì 2 Febbraio 2026

Gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari

Avevamo deciso di non pubblicare l’ennesimo affronto giornalistico nei confronti della categoria degli imprenditori degli H24, culminato in un recente articolo di Bari Today dal titolo: “Birre, giovani e spaccio. Dentro gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari”. Per una volta però la stessa redazione, probabilmente rendendosi conto dell’errore, ha dato spazio alla replica di un imprenditore del nostro settore.

Questa, invece, la pubblichiamo volentieri e integralmente:

"Gentile redazione di Bari Today,
in qualità di imprenditore operante nel settore dei distributori automatici H24, sento il dovere di intervenire in merito all’articolo “Birre, giovani e spaccio. Dentro gli H24 che stanno cambiando le notti di Bari”.
Colpisce, più del tema trattato, l’impostazione narrativa che finisce per mettere sul banco degli imputati un’intera categoria di imprenditori, accomunandola a fenomeni di degrado e illegalità che nulla hanno a che vedere con chi opera nel rispetto delle regole.
Definire l’apertura di un H24 come un’attività che “basta avviare con qualche migliaio di euro” è semplicemente falso.
Un’attività regolare comporta:
• investimenti ben più consistenti tra locali, macchinari, impianti, sistemi di sicurezza e videosorveglianza;
• autorizzazioni, SCIA, requisiti igienico-sanitari, fiscali e amministrativi;
• costi fissi elevati e controlli continui.
Chi investe in questo settore non improvvisa, non opera nell’ombra e non trae alcun vantaggio dall’illegalità, che anzi danneggia per primo proprio chi lavora onestamente.
Attribuire il fenomeno dello spaccio o del degrado notturno agli H24 significa confondere il contenitore con il problema reale.
Lo spaccio esisteva prima e continuerà ad esistere indipendentemente dalla presenza di un distributore automatico. Il vero nodo è:
• la gestione del territorio;
• l’efficacia dei controlli;
• la prevenzione e il presidio delle aree critiche.
Scaricare queste responsabilità sugli imprenditori è una semplificazione che non aiuta né i cittadini né le istituzioni.
Siamo i primi a chiedere regole chiare, controlli seri e interventi mirati, perché solo così si tutela la legalità e si difendono le imprese sane da chi opera fuori dalle regole.
Raccontare la realtà è fondamentale. Farlo senza generalizzare e senza criminalizzare chi investe e crea lavoro, lo è ancora di più".

L’Innovation District debutta a Venditalia 2026

A Venditalia 2026, in programma a Rimini dal 6 all’8 maggio, arriva l’Innovation District, un nuovo progetto speciale pensato per dare spazio alle Start-Up e alle PMI più innovative della distribuzione automatica. Un’area dedicata alle tecnologie emergenti e alle soluzioni che stanno contribuendo a ridisegnare il futuro del vending, con un focus chiaro su innovazione, nuovi modelli di business e applicazioni concrete.

L’Innovation District nasce come una vetrina esclusiva per prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico, offrendo agli operatori del settore la possibilità di entrare in contatto diretto con realtà capaci di portare valore in termini di efficienza operativa, esperienza utente e performance complessive. Un progetto che guarda al vending di domani e che punta a favorire il dialogo tra industria consolidata e nuove imprese.

All’interno dell’area sono previste sessioni di demo live, durante le quali sarà possibile vedere all’opera tecnologie avanzate, soluzioni smart e nuovi servizi pensati per il mercato automatico. Accanto alle dimostrazioni, spazio anche ai pitch e alle presentazioni, con le Start-Up protagoniste nel racconto delle proprie idee, dei progetti in sviluppo e delle strategie di crescita.

L’Innovation District si propone anche come un punto di incontro qualificato tra innovatori, aziende strutturate, investitori e professionisti internazionali, rafforzando il ruolo di Venditalia come piattaforma di riferimento per l’evoluzione dell’intero comparto.

Per le Start-Up attive nell’industria della distribuzione automatica, Venditalia rappresenta un’opportunità concreta per mettere in mostra la propria innovazione, farsi conoscere dal mercato e avviare nuove relazioni strategiche. È possibile candidarsi direttamente per entrare a far parte dell’Innovation District e portare la propria idea al centro della scena del vending 2026.

Se vuoi candidare la tua Start-Up CLICCA QUI

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