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Lunedì 4 Dicembre 2023

La guerra delle uova induce ad una riflessione sull'aumento dei prezzi

Non bastavano la guerra dell'acqua e quella del gianduiotto scatenatesi in Italia, adesso è pure andata in scena negli USA quella che è stata ribattezzata la guerra delle uova! Marchi globali di primaria importanza come Nestlè, Kraft e Kellogg, hanno fatto causa agli ovoproduttori, accusati di aver fatto cartello e alzato a dismisura i prezzi.

I colossi dell'alimentazione hanno convinto una giuria federale a Chicago che i top producer statunitensi di uova sono responsabili per "l'inflazione illegale dei prezzi". L'accusa è di avere "truccato" il mercato cospirando su prezzi "artificialmente elevati".

Alzi la mano chi non inizia davvero a preoccuparsi sulle reali giustificazioni degli aumenti. Cosa vai a raccontare ad un titolare di un H24 che si è trovato ad affrontare bollette insostenibili che gli hanno fatto quasi chiudere il negozio, quando poi scopri che 2022, le compagnie energetiche italiane hanno registrato un aumento incredibile nei loro fatturati e utili? In particolare, il fatturato complessivo ha raggiunto 643,8 miliardi di euro, segnando un incremento dell'84,1% rispetto al 2021 e gli utili sono cresciuti a 24,7 miliardi di euro.

Cosa racconti al gestore che ha visto raddoppiare in poco tempo il prezzo dello zucchero, quando vede uno dei big europei del settore (uno dei principali produttori) portarsi a casa un utile operativo miliardario?

Questi dati suggeriscono che in diversi comparti, mentre i costi di produzione sono aumentati a causa di fattori globali, le aziende hanno comunque registrato profitti significativi e questo solleva lecite domande sulla corretta valutazione dei costi di produzione e sugli aumenti di prezzo trasferiti ai consumatori.

La guerra delle uova non è solo un altro esempio banale. Girano cifre da capogiro, tanto che un esperto del mercato ha dichiarato: potrebbe essere un caso giudiziario "dagli esiti incommensurabili". Vi terremo informati...

Coges festeggia il primo anniversario della nuova sede di Caldogno

Dopo aver scritto qualche importante pagina della storia del vending e aver lavorato per qualche decennio nella storica sede di Schio, l'anno scorso Coges ha deciso di cambiare sede e trasferire tutto il personale in forza nella nuova sede di Caldogno.

Il trasloco è stato vissuto come una sfida cruciale per la vita dell'azienda, non solo logisticamente ma anche come opportunità di crescita e adattamento. Oggi, a distanza di un anno, l'azienda può affermare con orgoglio di essersi completamente adattata ai nuovi ambienti. Durante il trasloco, Coges ha dato massima priorità a minimizzare i disagi per clienti e fornitori, ringraziati per la loro pazienza.

Nel corso dell'anno, sono state intraprese azioni specifiche per rendere la nuova struttura ancora più funzionale alle esigenze dei collaboratori. In settembre, l'azienda ha celebrato il suo nuovo capitolo con un evento di festa, invitando le famiglie dei dipendenti a condividere il nuovo luogo di lavoro.

La scelta di Caldogno, situata a pochi chilometri da Vicenza, risponde all'esigenza di Coges di avere una sede più adeguata e vicina alle principali arterie di traffico. Questa vicinanza non solo è strategica dal punto di vista dei servizi, ma permette anche di attirare talenti da un bacino più ampio, cruciale per un'azienda votata all'innovazione e alla ricerca di tecnologie avanzate nel settore dei sistemi di pagamento.

L'identità di Coges rimane inalterata, così come l'entusiasmo e l'impegno del suo personale. La nuova sede offre non solo spazi produttivi e uffici, ma anche una mensa aziendale, una sala consiglio autorevole e una sala esposizioni luminosa per ospitare eventi commerciali e incontri formativi.

Numerosi clienti, sia italiani che stranieri, hanno già visitato la nuova sede nel 2023, e Coges attende con entusiasmo ulteriori visite nel prossimo anno.


 


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