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La guerra
delle uova induce ad una riflessione sull'aumento dei
prezzi
Non bastavano la
guerra dell'acqua e quella del gianduiotto scatenatesi
in Italia, adesso è pure andata in scena negli USA
quella che è stata ribattezzata la guerra delle uova!
Marchi globali di primaria importanza come Nestlè, Kraft
e Kellogg, hanno fatto causa agli ovoproduttori,
accusati di aver fatto cartello e alzato a dismisura i
prezzi.
I colossi
dell'alimentazione hanno convinto una giuria federale a
Chicago che i top producer statunitensi di uova sono
responsabili per "l'inflazione illegale dei prezzi".
L'accusa è di avere "truccato" il mercato cospirando su
prezzi "artificialmente elevati".
Alzi la mano chi non
inizia davvero a preoccuparsi sulle reali
giustificazioni degli aumenti. Cosa vai a raccontare ad
un titolare di un H24 che si è trovato ad affrontare
bollette insostenibili che gli hanno fatto quasi
chiudere il negozio, quando poi scopri che 2022, le
compagnie energetiche italiane hanno registrato un
aumento incredibile nei loro fatturati e utili? In
particolare, il fatturato complessivo ha raggiunto 643,8
miliardi di euro, segnando un incremento dell'84,1%
rispetto al 2021 e gli utili sono cresciuti a 24,7
miliardi di euro.
Cosa racconti al
gestore che ha visto raddoppiare in poco tempo il prezzo
dello zucchero, quando vede uno dei big europei del
settore (uno dei principali produttori) portarsi a casa
un utile operativo miliardario?
Questi dati
suggeriscono che in diversi comparti, mentre i costi di
produzione sono aumentati a causa di fattori globali, le
aziende hanno comunque registrato profitti significativi
e questo solleva lecite domande sulla corretta
valutazione dei costi di produzione e sugli aumenti di
prezzo trasferiti ai consumatori.
La guerra delle uova
non è solo un altro esempio banale. Girano cifre da
capogiro, tanto che un esperto del mercato ha
dichiarato: potrebbe essere un caso giudiziario "dagli
esiti incommensurabili". Vi terremo informati...
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