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Venerdì 5 Luglio 2024 |
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Le chat dei fratelli
Fabbro portano
all’arresto di un
Generale dei
Carabinieri
Il generale dei
carabinieri Oreste
Liporace è stato
arrestato per
corruzione grazie
alle chat trovate
sui telefoni
sequestrati nel
maggio 2022 ai
fratelli
Massimiliano e
William Fabbro, due
coindagati
imprenditori
aggiudicatisi nel
2019 (e poi con nove
proroghe per il
Covid) un appalto
per una Scuola
carabinieri.
I due fratelli, a
capo di un gruppo da
130 milioni di
fatturato operante
nella ristorazione
collettiva (e
marginalmente anche
nel vending), erano
stati arrestati il 3
maggio 2022 per
appalti di mense in
Comuni
dell’hinterland
milanese
nell’inchiesta poi
patteggiata con i pm
Giovanna Cavalleri e
Giovanni Polizzi a 1
anno e 10 mesi in
forza del loro
contributo a
quell’indagine.
Chat, interrogatori,
audizioni di
testimoni ed esame
di false
fatturazioni hanno
consentito agli
inquirenti di
mettere in
correlazione
l’appalto della
Scuola carabinieri
con quattro tipi di
tangenti pagate
dagli imprenditori
Fabbro al generale
Liporace: 22.000
euro mascherati
sotto forma di
canoni pagati
dall’azienda dei
Fabbro per l’affitto
di una foresteria in
periferia a Roma di
proprietà di una
società della
sorella del
generale, borse di
Louis Vuitton
regalate al generale
in tre occasioni per
complessivi 11.300
euro, alcuni
biglietti per
partite di calcio
allo Stadio Olimpico
a Roma e un
biglietto per uno
spettacolo al Teatro
alla Scala di
Milano, e la messa a
disposizione di un
servizio di
autonoleggio con
conducente per un
soggiorno milanese
di tre giorni del
generale con i suoi
familiari.
Un
altro imprensitore
coinvolto, De
Vellis, è invece
accusato di
turbativa d’asta
nell’appalto della
Scuola carabinieri
per avere aiutato il
generale e i Fabbro
a trovare altre
(fintamente
interessate) aziende
che potessero
comporre la griglia
di società invitate
dalla stazione
appaltante ma che o
non presentassero
offerte o
formulassero offerte
di poco peggiori di
quella dei Fabbro.
Da quanto emerge
dalle numerossissime
fonti di stampa
uscite in queste
ore, I fratelli
starebbero
collaborando,
ammettendo e
spiegando con
dovizia di
particolari nei loro
nuovi interrogatori
queste altre
corruzioni.
Ora la magistratura
farà il suo corso e
stabilirà
responsabilità ed
eventuali condanne,
quindi è corretto
aspettare il suo
pronunciamento, ma
possiamo almeno dire
di essere davvero
perplessi? Visto che
i Fabbro hanno
sempre detto di aver
collaborato
pienamente alle
indagini, possibile
che si siano
scordati di riferire
fatti così gravi e
macroscopici
presenti tra l’altro
nelle chat dei loro
cellulari?
Vi terremo informati
sugli sviluppi.

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CONFIDA,
MINERACQUA,
UNIONFOOD E
UNIONPLAST CHIEDONO
UN CONFRONTO
SULL’APPLICAZIONE
DEI CAM IN REGIONE
PIEMONTE
Alla luce della
recente approvazione
e pubblicazione da
parte di Regione
Piemonte di un
contratto per
l’affidamento in
concessione del
servizio di
distribuzione
automatica di
bevande e alimenti
presso il Palazzo
della Regione
Piemonte, i
rappresentanti di
CONFIDA
(Associazione
Italiana
Distribuzione
Automatica,
Mineracqua
(Federazione
Italiana delle
Industrie delle
Acque Minerali
Naturali e delle
Acque di Sorgente),
Unionfood (Unione
Italiana Food) e
Unionplast (Unione
Nazionale dei
trasformatori di
plastica italiana)
chiedono alla
Regione un momento
di confronto su
quanto specificato
nel bando.
In particolare, le
quattro associazioni
fanno notare come il
testo, sotto diversi
profili, si discosti
da quanto
specificato dal
decreto nazionale
sui CAM (Criteri
Ambientali Minimi)
sulla distribuzione
automatica. Ad
esempio, esso
prevede che la
“Regione si riservi
la facoltà di
vietare al Gestore
la vendita di acqua
confezionata” senza
considerare che
l’acqua minerale è
il secondo prodotto
più venduto dalla
distribuzione
automatica e che il
CAM prevede
espressamente la
presenza dell’acqua
minerale purché
proveniente da fonti
della Regione o ad
una distanza massima
di 300km. Il bando
prevede inoltre
l’utilizzo di caffè
è in cialde e
capsule
compostabili:
richiesta non solo
non prevista dai CAM
ma anche contraria
al nuovo Regolamento
Europeo sugli
Imballaggi e Rifiuti
da Imballaggio
(PPWR) in via di
pubblicazione che
prevede, all'art 9,
solo per le cialde
l'obbligo di
compostabilità e
consente come deroga
al comma 2 che solo
gli "Stati Membri" e
non le
Amministrazioni
Locali possano
estendere la
compostabilità anche
alle capsule. E
ancora, limitando i
grassi consentiti
negli snack ai soli
olio extravergine
d’oliva, olio di
girasole e burro, il
bando non si tiene
conto delle
indicazioni previste
dal Decreto MASE del
17/5/2024 che
prevede la
possibilità di
utilizzare altri oli
e grassi purché
certificati. E
infine il bando
prevede che “il
Concessionario
provvede, senza
oneri per la
Regione, alla
gestione/raccolta e
avvio a recupero o
smaltimento dei
rifiuti derivanti
dalle attività
operative relative
alle installazioni”
senza considerare
che il gestore della
distribuzione
automatica non è un
soggetto autorizzato
alla raccolta e
smaltimento dei
rifiuti. Inoltre,
tale previsione
contrasta con l'art
2.2.3 dei CAM che
prevede
espressamente che i
rifiuti "devono
essere conferiti
secondo le modalità
di conferimento
stabilite dal Comune
della struttura
servita".
In conclusione,
discostarsi troppo
da quanto stabilito
dal testo del
decreto nazionale
sui CAM, secondo le
quattro
associazioni,
rischia di ledere il
principio di sana
concorrenza ponendo
delle richieste che
per alcune imprese,
soprattutto di
piccole dimensioni,
sono difficili da
soddisfare oltre a
frammentare
eccessivamente la
domanda e l’offerta
del servizio nelle
PA italiane con
l’effetto di creare
incertezza tra gli
operatori che a
distanza di pochi
chilometri e in
realtà eterogenee
dovrebbero
rispondere a
richieste diverse
tra loro con
conseguente aggravio
dei costi gestionali
e delle risorse
umane.
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