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Allarme
Vending: il PPWR non tiene in considerazione le
peculiarità del settore
Alla vigilia della decisione del
Consiglio Europeo sul nuovo Regolamento sugli imballaggi
(PPWR), l’Osservatorio Plastica Sostenibile
dell’Università Roma Tre insieme alla Fondazione Aidir
ha organizzato ieri, presso la sede italiana del
Parlamento Europeo di Roma, un momento di riflessione
sul nuovo regolamento alla presenza di rappresentanti
delle istituzioni italiane ed europee, esperti e
rappresentanti delle categorie economiche interessate
dal provvedimento.
Tra gli intervenuti alla tavola rotonda anche CONFIDA,
Associazione Italiana Distribuzione Automatica: “Il
testo votato dal Parlamento Europeo il 22 novembre –
spiega Pio Lunel, Presidente delle imprese di Gestione
di CONFIDA – ha apportato delle modifiche positive
rispetto al testo originale della Commissione,
soprattutto perché ha respinto la posizione ideologica
che puntava solo sul ‘riuso,’ riconoscendo a quei Paesi
che, come l’Italia, hanno un efficace sistema di
riciclo, di potere continuare a investire su questa
strada. Resta però la preoccupazione del nostro settore
per alcune criticità che renderebbero difficile, se non
impossibile, applicare il nuovo Regolamento al settore
della distribuzione automatica italiana”.
Tra i punti critici, CONFIDA segnala la previsione del
PPWR riguardo al riutilizzo degli imballaggi delle
bevande, che consentirebbe – almeno teoricamente – al
consumatore di inserire la propria tazza nel
distributore automatico di bevande calde. Nonostante la
procedura sia tecnicamente possibile, sebbene nei soli
distributori di ultima generazione, i gestori della
distribuzione automatica sono preoccupati per l’alto
rischio di contaminare la vending machine che
comprometterebbe la garanzia di sicurezza alimentare per
il consumatore.
“I distributori automatici, – spiega il Presidente delle
Imprese di Gestione di CONFIDA Pio Lunel - per
definizione, non sono presidiati e quindi non c’è
controllo costante da parte di un operatore come,
diversamente, avviene in un bar; quindi consentendo
l’uso di una tazza non monouso il rischio di
contaminazione è alto. Inoltre, le vending machine sono
posizionate anche all’interno di luoghi come ospedali e
strutture sanitarie, stazioni, aeroporti e
metropolitane, aziende di produzione, dove l’imballaggio
monouso è specificamente richiesto per ragioni di igiene
e sicurezza alimentare”.
Un secondo punto messo in evidenza dall’Associazione
delle imprese vending è l’impossibilità di adempiere
alla previsione del PPWR di introdurre sistemi di
deposito e cauzione per le bottigliette e lattine delle
bevande fredde. “Anche in questo caso – continua il
presidente Lunel – la previsione del PPWR è
inapplicabile nella distribuzione automatica che ha 835
mila punti vendita non presidiati e sarebbe impossibile
restituire la cauzione”.
Secondo il settore occorre potenziare gli investimenti
che l’Italia e anche il comparto hanno fatto nei sistemi
di raccolta differenziata e riciclo: come “RiVending” il
progetto di economia circolare per gestire il fine vita
degli imballaggi - promosso da CONFIDA insieme a Corepla
e Unionplast - che raccoglie, tramite appositi cestini
posti a fianco dei distributori, la plastica di
bicchieri e bottigliette per poi riciclarla e fabbricare
nuovi bicchieri e bottigliette. Ad oggi sono oltre 13
mila i cestini installati in tutta Italia all’interno di
aziende, pubbliche amministrazioni, scuole e università.
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La patatina
ultrapiccante è stata tolta dalla vendita
Il distributore
italiano della Hot Chip Challenge, la patatina più
piccante al mondo, venduta in una simbolica confezione a
forma di bara, ha sospeso le vendite. Il prodotto era
purtroppo usato per registrare e condividere idiote
sfide social, soprattutto su TikTok.
Esultano le associazioni dei consumatori che si sono
battute contro la Hot Chip. il presidente dell’Unione
nazionale consumatori, Massimiliano Dona ha affermato:
“Non possiamo che esprimere soddisfazione per questo
risultato che tutela la salute e la sicurezza dei
consumatori, specie quelli più fragili e vulnerabili in
quanto minori ed adolescenti. Il richiamo ad una
challenge, ossia ad una sfida, era infatti un modo per
accrescere l’attrattività del prodotto, inducendo i
ragazzi a trascurare le normali regole di prudenza e
vigilanza”.
L’Antitrust ha conseguentemente deliberato di non
adottare alcuna misura cautelare...
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