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Mercoledì 6 Dicembre 2023

Allarme Vending: il PPWR non tiene in considerazione le peculiarità del settore

Alla vigilia della decisione del Consiglio Europeo sul nuovo Regolamento sugli imballaggi (PPWR), l’Osservatorio Plastica Sostenibile dell’Università Roma Tre insieme alla Fondazione Aidir ha organizzato ieri, presso la sede italiana del Parlamento Europeo di Roma, un momento di riflessione sul nuovo regolamento alla presenza di rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee, esperti e rappresentanti delle categorie economiche interessate dal provvedimento.

Tra gli intervenuti alla tavola rotonda anche CONFIDA, Associazione Italiana Distribuzione Automatica: “Il testo votato dal Parlamento Europeo il 22 novembre – spiega Pio Lunel, Presidente delle imprese di Gestione di CONFIDA – ha apportato delle modifiche positive rispetto al testo originale della Commissione, soprattutto perché ha respinto la posizione ideologica che puntava solo sul ‘riuso,’ riconoscendo a quei Paesi che, come l’Italia, hanno un efficace sistema di riciclo, di potere continuare a investire su questa strada. Resta però la preoccupazione del nostro settore per alcune criticità che renderebbero difficile, se non impossibile, applicare il nuovo Regolamento al settore della distribuzione automatica italiana”.

Tra i punti critici, CONFIDA segnala la previsione del PPWR riguardo al riutilizzo degli imballaggi delle bevande, che consentirebbe – almeno teoricamente – al consumatore di inserire la propria tazza nel distributore automatico di bevande calde. Nonostante la procedura sia tecnicamente possibile, sebbene nei soli distributori di ultima generazione, i gestori della distribuzione automatica sono preoccupati per l’alto rischio di contaminare la vending machine che comprometterebbe la garanzia di sicurezza alimentare per il consumatore.

“I distributori automatici, – spiega il Presidente delle Imprese di Gestione di CONFIDA Pio Lunel - per definizione, non sono presidiati e quindi non c’è controllo costante da parte di un operatore come, diversamente, avviene in un bar; quindi consentendo l’uso di una tazza non monouso il rischio di contaminazione è alto. Inoltre, le vending machine sono posizionate anche all’interno di luoghi come ospedali e strutture sanitarie, stazioni, aeroporti e metropolitane, aziende di produzione, dove l’imballaggio monouso è specificamente richiesto per ragioni di igiene e sicurezza alimentare”.

Un secondo punto messo in evidenza dall’Associazione delle imprese vending è l’impossibilità di adempiere alla previsione del PPWR di introdurre sistemi di deposito e cauzione per le bottigliette e lattine delle bevande fredde. “Anche in questo caso – continua il presidente Lunel – la previsione del PPWR è inapplicabile nella distribuzione automatica che ha 835 mila punti vendita non presidiati e sarebbe impossibile restituire la cauzione”.

Secondo il settore occorre potenziare gli investimenti che l’Italia e anche il comparto hanno fatto nei sistemi di raccolta differenziata e riciclo: come “RiVending” il progetto di economia circolare per gestire il fine vita degli imballaggi - promosso da CONFIDA insieme a Corepla e Unionplast - che raccoglie, tramite appositi cestini posti a fianco dei distributori, la plastica di bicchieri e bottigliette per poi riciclarla e fabbricare nuovi bicchieri e bottigliette. Ad oggi sono oltre 13 mila i cestini installati in tutta Italia all’interno di aziende, pubbliche amministrazioni, scuole e università.


La patatina ultrapiccante è stata tolta dalla vendita

Il distributore italiano della Hot Chip Challenge, la patatina più piccante al mondo, venduta in una simbolica confezione a forma di bara, ha sospeso le vendite. Il prodotto era purtroppo usato per registrare e condividere idiote sfide social, soprattutto su TikTok.

Esultano le associazioni dei consumatori che si sono battute contro la Hot Chip. il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona ha affermato: “Non possiamo che esprimere soddisfazione per questo risultato che tutela la salute e la sicurezza dei consumatori, specie quelli più fragili e vulnerabili in quanto minori ed adolescenti. Il richiamo ad una challenge, ossia ad una sfida, era infatti un modo per accrescere l’attrattività del prodotto, inducendo i ragazzi a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza”.

L’Antitrust ha conseguentemente deliberato di non adottare alcuna misura cautelare...

 


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