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Mercoledì 7 Gennaio 2026

Il comune di Milano e i suoi 638 distributori salutisti. Gara piena di contraddizioni

Il Comune di Milano vuole trasformare i distributori automatici degli uffici comunali in una vetrina di alimentazione sana e sostenibile. L’intenzione, sulla carta, è anche condivisibile. Il punto è che il vending non è un convegno o un tavolo politico, è un servizio retail a rotazione rapidissima, dove i consumi reali, quelli quotidiani, li fanno quasi sempre le bevande e gli snack “di conforto” che qui finiscono inevitabilmente in secondo piano. E quando si costruisce un capitolato che decide a monte cosa è giusto mangiare, si fa educazione a colpi di invenduto.

Il problema non è la frutta o lo yogurt in sé, il problema è la compatibilità con il canale. I prodotti freschi hanno vincoli, scadenze, temperature, tracciabilità, rotazioni, resi, e soprattutto hanno un tasso di rischio enorme se la domanda non è stabile. Il vending in ufficio vive di picchi e di vuoti, ferie, chiusure, smart working, riunioni, cantieri, traslochi interni. Riempire macchine con referenze che “non girano” significa aumentare le rotture di stock sulle poche cose che la gente compra davvero, mentre il resto resta lì, invecchia, scade, va buttato. È sostenibilità al contrario, perché conta anche lo spreco di prodotto e la logistica necessaria per inseguire assortimenti fragili.

C’è poi una contraddizione economica che nel pubblico spesso si finge di non vedere. Il concessionario deve reggere costi di gestione, manutenzione, reintegro, igiene, energia, sistemi di pagamento, assistenza, e lo fa con margini che dipendono dai volumi. Se togli volumi perché imponi un assortimento distante dai gusti reali, o li sposti su referenze più lente, il servizio si regge peggio, non meglio. E quando il servizio si regge peggio, la qualità vera scende: macchine meno curate, interventi più tirati, meno presenza, più contestazioni. Alla fine pagano tutti, soprattutto l’utente, che si trova davanti una macchina “bella in capitolato” e vuota nella pratica.

Nel capitolato la lista dei prodotti “virtuosi” è lunghissima: biologico e commercio equo e solidale, yogurt e prodotti freschi, frutta fresca o essiccata, alimenti senza glutine certificati, prodotti per persone con diabete o intolleranze alimentari, proposte a ridotto contenuto di grassi saturi e ricche di fibre, oltre a opzioni vegane e vegetariane. A fianco di food e beverage, è prevista anche un’offerta di beni di conforto di natura igienico-sanitaria.

La seconda gamba del progetto è ambientale. Tra i criteri premianti compaiono filiera corta, distributori di nuova generazione a basso consumo energetico e mezzi di consegna a ridotte emissioni. È inoltre indicato l’obbligo di utilizzare bicchieri e palette biodegradabili e compostabili per le bevande calde, con l’obiettivo dichiarato di ridurre rifiuti e plastica monouso negli uffici pubblici.

A nostro avviso è un appalto insostenibile che rischia seriamente di andare deserto. Ci permettiamo quindi di dare un consiglio al Comune. La strada più intelligente non è fare la guerra al prodotto più venduto, è costruire un equilibrio. Se Milano vuole spingere salute e sostenibilità, lo faccia con un modello realistico e non irrealistico come questo...

La RAI gira una fiction nella sede di Gruppo Illiria

La RAI ha scelto la sede di Gruppo Illiria come location per una fiction in due puntate, in onda su Rai 1. Un’intera produzione televisiva nazionale ambientata negli spazi aziendali di una gestione vending, senza ricostruzioni in studio.

La fiction si intitola "Se fossi te" e vede come protagonisti Marco Bocci (in foto nel backstage con Mario Toniutti, AD di Gruppo Illiria ) e Laura Chiatti. Questa sera va in onda la seconda e ultima puntata.

Per una volta il vending diventa luogo narrativo, uno spazio reale di lavoro e di vita quotidiana scelto dalla RAI come ambientazione di una storia destinata al grande pubblico. Una scelta insolita per una fiction che valeva la pena segnalare.

 


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