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Venerdì 11 Aprile 2025

Prostituzione ed escort hanno il loro codice Ateco, il vending ancora no…

Dopo mesi di attesa, l’Istat ha finalmente pubblicato la nuova classificazione Ateco 2025, entrata ufficialmente in vigore il 1° gennaio e obbligatoria da aprile. Un lavoro mastodontico da 118 pagine che cerca di descrivere in modo preciso tutte le attività economiche svolte in Italia, anche le più insolite.

Scorrendo il documento, tra una voce e l’altra, ci si imbatte in un nuovo codice che ha già fatto il giro dei social e delle redazioni: il 96.99.92, dedicato ai “Servizi di incontro ed eventi simili”. Traduzione: escort e prostituzione. Nel dettaglio, la voce comprende l’attività di accompagnatori e accompagnatrici, la fornitura o organizzazione di servizi sessuali, la gestione di locali di prostituzione e anche lo speed networking. Tutto con tanto di bollino Istat.

E il vending? Niente. Siamo rimasti nell’ombra. Il nuovo codice assegnato al nostro settore è un generico 47.1 – Commercio al dettaglio non specializzato. Una definizione talmente vaga da far pensare che all'Istat non ci abbiano capito assolutamente nulla del nostro settore. Nessuna traccia di distributori automatici, né di somministrazione H24, né di servizi digitalizzati di ristorazione. Sembra quasi che sia stato più semplice riconoscere come categoria professionale le escort che i gestori vending.

Speriamo nell'immediato futuro di ottenere una definizione più precisa e una classificazione adeguata. Ma intanto, il rischio è che in caso di emergenze future (leggasi: lockdown, limitazioni, chiusure) con il codice 47.1 ci spengano tutto di sicuro...

Incredibile...

Vino senza alcol: un’opportunità per il vending?

Nel 2023 il mercato globale dei vini dealcolati ha raggiunto un giro d’affari di 147 milioni di euro, segnando una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Lo dice uno studio presentato da IWSR, secondo cui il trend dei prodotti “No/Low” sta conquistando fasce sempre più ampie di consumatori in Europa, Asia e Stati Uniti.

A guidare il successo è il vino senza alcol, che rappresenta il 60% dell’intero segmento dealcolato e si propone come un prodotto capace di coniugare esperienza sensoriale, benessere e socialità. Insomma, un vino “vero”, ma senza le problematiche legate al consumo di alcol.

Ma potrebbe entrare in gioco il vending? Un vino a 0 gradi, privo di qualsiasi limitazione legale, potrebbe diventare un'opportunità per un’offerta inedita: un prodotto di tendenza, pronto da servire, adatto a uffici, coworking, palestre o eventi. Serve ovviamente una riflessione su formati, conservazione e posizionamento. Ma il potenziale comincia a farsi interessante...

 


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