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Arriva la
direttiva europea sul "dovere di diligenza". Quale
impatto per il vending?
Ci scusino i nostri lettori della
lunghezza del post, ma non ne sta parlando praticamente
nessuno... ed oggi a Bruxelles è una data più
importante, perché ci sarà il quarto round del trilogo
tra Consiglio Ue, Parlamento e la Commissione sulla
direttiva sul "dovere di diligenza" delle imprese per la
sostenibilità, considerata assolutamente fondamentale
dalla Commissione europea per realizzare la transizione
verso la sostenibilità sociale e ambientale, e per
un’economia dell’Ue più resiliente e competitiva.
L’intento è di giungere prima della
fine della legislatura all’approvazione definitiva
di un testo legislativo. Gli Stati membri avranno 18
mesi di tempo per attuare la direttiva. Nel giro di due
anni al massimo le grandi imprese, con più di 500
dipendenti e un fatturato oltre i 150 milioni di euro,
si troveranno di fronte una nuova pesantissima
incombenza. Due anni dopo le nuove norme riguarderanno
anche le imprese di medie dimensioni, tra 250 e 500
dipendenti.
Nella filiera del vending ci sono diverse
aziende che hanno queste caratteristiche. Basti pensare
che se verrà approvata, al massimo tra 4 anni
tutti e 4 i principali gruppi di gestione vending: IVS
Group (già fra 2 anni), Buonristoro, Sogedai e Selecta
Italia dovranno rispettarne gli obblighi. Ma saranno
coinvolti anche moltissimi produttori, le principali
torrefazioni e la leadership dei fabbricanti.
La direttiva introduce il “dovere di diligenza” (due
diligence) da parte delle imprese sugli impatti negativi
dal punto di vista sociale e ambientale, generati
durante l’intero ciclo di vita della produzione,
dell’uso e smaltimento del prodotto o della prestazione
del servizio, non solo nelle attività proprie della
società, ma anche delle sue controllate e delle catene
del valore cui prende parte.
Gli amministratori dovranno dunque valutare gli impatti
che le proprie decisioni hanno sui diritti umani e
sull’ambiente nel lungo termine. Il processo di
attuazione di questo “dovere di diligenza” si articola
in sei fasi. La prima cosa chiesta alle imprese è di
adottare una condotta aziendale responsabile nelle
politiche e nei sistemi di gestione. Identificati e
valutati gli impatti negativi delle proprie attività, ma
anche di quelle dei fornitori lungo la catena globale
del valore e degli stakeholder (anche fuori dell’Unione
europea), è necessario eliminarli, prevenirli o
mitigarli. Quando è opportuno, le imprese devono porre
rimedio ai danni provocati, se necessario risarcendo le
vittime. Alle imprese è richiesta anche un’attività di
monitoraggio dell’attuazione dei correttivi e dei
relativi risultati, oltre che un’attività di
comunicazione e trasparenza sulle azioni correttive
realizzate.
Un’autorità nazionale dedicata è incaricata di vigilare
sulla corretta attuazione degli obblighi di due
diligence e su un regime di responsabilità civile delle
società per i danni derivanti dal mancato rispetto degli
obblighi previsti. Le autorità di ciascun Stato membro
saranno collegate in un network europeo di
coordinamento. Se le regole nazionali sono più rigide e
assicurano una maggiore tutela dei lavoratori e
dell’ambiente, queste prevalgono sulle disposizioni
europee.
Un capitolo specifico della direttiva riguarda il
cambiamento climatico. Le società devono adottare un
piano per rendere compatibili il modello di business e
la strategia aziendale con la transizione green e con
l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5
°C. Se il cambiamento climatico viene identificato come
un rischio o un impatto primario dell’attività
dell’impresa, le società devono includere nel piano
obiettivi di riduzione delle emissioni. Questi obblighi
sono soggetti a controllo amministrativo e il
raggiungimento degli obiettivi deve rientrare nella
parte variabile della retribuzione dei manager, nelle
imprese in cui questa è prevista.
In bocca al lupo a tutti. E' vero che la
direttiva ha l’obiettivo di tutelare le imprese
dal dumping sociale e ambientale, una cosa positiva, ma
è altrettanto vero che gli obblighi e le incombenze
saranno davvero notevolissime e bisognerà organizzarsi
in grande fretta per non bucare l'appuntamento...
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I cartelli di Fantavending:
"Quando torna Michele..."
Continuano ad arrivarci segnalazioni sui
cartelli affissi sulle macchine vending. Questa volta
però è diverso. L'impiegata che ha scritto il cartello
si vergogna di far trovare a Michele, l'ARD di
riferimento del suo ufficio, il distributore fuori
servizio a causa degli spintoni dei colleghi.
Fa piacere notare che un po' di civiltà
sia rimasta nelle locazioni e che ci sia qualcuno che
giustamente condanna i comportamenti inappropriati sui
distributori. E' bello anche vedere che l'ARD ha un
ruolo riconosciuto nell'ufficio, ha instaurato il giusto
rapporto con i suoi clienti e che lo conoscano per nome.

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