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Mercoledì 22 Novembre 2023

Arriva la direttiva europea sul "dovere di diligenza". Quale impatto per il vending?

Ci scusino i nostri lettori della lunghezza del post, ma non ne sta parlando praticamente nessuno... ed oggi a Bruxelles è una data più importante, perché ci sarà il quarto round del trilogo tra Consiglio Ue, Parlamento e la Commissione sulla direttiva sul "dovere di diligenza" delle imprese per la sostenibilità, considerata assolutamente fondamentale dalla Commissione europea per realizzare la transizione verso la sostenibilità sociale e ambientale, e per un’economia dell’Ue più resiliente e competitiva.

L’intento è di giungere prima della fine della legislatura all’approvazione definitiva di un testo legislativo. Gli Stati membri avranno 18 mesi di tempo per attuare la direttiva. Nel giro di due anni al massimo le grandi imprese, con più di 500 dipendenti e un fatturato oltre i 150 milioni di euro, si troveranno di fronte una nuova pesantissima incombenza. Due anni dopo le nuove norme riguarderanno anche le imprese di medie dimensioni, tra 250 e 500 dipendenti.

Nella filiera del vending ci sono diverse aziende che hanno queste caratteristiche. Basti pensare che se verrà approvata, al massimo tra 4 anni  tutti e 4 i principali gruppi di gestione vending: IVS Group (già fra 2 anni), Buonristoro, Sogedai e Selecta Italia dovranno rispettarne gli obblighi. Ma saranno coinvolti anche moltissimi produttori, le principali torrefazioni e la leadership dei fabbricanti.

La direttiva introduce il “dovere di diligenza” (due diligence) da parte delle imprese sugli impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, generati durante l’intero ciclo di vita della produzione, dell’uso e smaltimento del prodotto o della prestazione del servizio, non solo nelle attività proprie della società, ma anche delle sue controllate e delle catene del valore cui prende parte.

Gli amministratori dovranno dunque valutare gli impatti che le proprie decisioni hanno sui diritti umani e sull’ambiente nel lungo termine. Il processo di attuazione di questo “dovere di diligenza” si articola in sei fasi. La prima cosa chiesta alle imprese è di adottare una condotta aziendale responsabile nelle politiche e nei sistemi di gestione. Identificati e valutati gli impatti negativi delle proprie attività, ma anche di quelle dei fornitori lungo la catena globale del valore e degli stakeholder (anche fuori dell’Unione europea), è necessario eliminarli, prevenirli o mitigarli. Quando è opportuno, le imprese devono porre rimedio ai danni provocati, se necessario risarcendo le vittime. Alle imprese è richiesta anche un’attività di monitoraggio dell’attuazione dei correttivi e dei relativi risultati, oltre che un’attività di comunicazione e trasparenza sulle azioni correttive realizzate.

Un’autorità nazionale dedicata è incaricata di vigilare sulla corretta attuazione degli obblighi di due diligence e su un regime di responsabilità civile delle società per i danni derivanti dal mancato rispetto degli obblighi previsti. Le autorità di ciascun Stato membro saranno collegate in un network europeo di coordinamento. Se le regole nazionali sono più rigide e assicurano una maggiore tutela dei lavoratori e dell’ambiente, queste prevalgono sulle disposizioni europee.

Un capitolo specifico della direttiva riguarda il cambiamento climatico. Le società devono adottare un piano per rendere compatibili il modello di business e la strategia aziendale con la transizione green e con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Se il cambiamento climatico viene identificato come un rischio o un impatto primario dell’attività dell’impresa, le società devono includere nel piano obiettivi di riduzione delle emissioni. Questi obblighi sono soggetti a controllo amministrativo e il raggiungimento degli obiettivi deve rientrare nella parte variabile della retribuzione dei manager, nelle imprese in cui questa è prevista.

In bocca al lupo a tutti. E' vero che la direttiva  ha l’obiettivo di tutelare le imprese dal dumping sociale e ambientale, una cosa positiva, ma è altrettanto vero che gli obblighi e le incombenze saranno davvero notevolissime e bisognerà organizzarsi in grande fretta per non bucare l'appuntamento...

I cartelli di Fantavending: "Quando torna Michele..."

Continuano ad arrivarci segnalazioni sui cartelli affissi sulle macchine vending. Questa volta però è diverso. L'impiegata che ha scritto il cartello si vergogna di far trovare a Michele, l'ARD di riferimento del suo ufficio, il distributore fuori servizio a causa degli spintoni dei colleghi.

Fa piacere notare che un po' di civiltà sia rimasta nelle locazioni e che ci sia qualcuno che giustamente condanna i comportamenti inappropriati sui distributori. E' bello anche vedere che l'ARD ha un ruolo riconosciuto nell'ufficio, ha instaurato il giusto rapporto con i suoi clienti e che lo conoscano per nome.

 


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