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Giovedì 24 Luglio 2025

Unilever, Nestlé e Kraft Heinz: addio a storici brand?

È in corso un vero terremoto tra le multinazionali del largo consumo. Unilever ha deciso di separarsi dal business dei gelati, Nestlé sta cercando compratori per il comparto acque minerali e Kraft Heinz punta a cedere la parte meno redditizia dei biscotti. Non si tratta di operazioni marginali, ma di dismissioni strategiche che ridisegnano completamente l’identità di questi colossi globali.

Unilever ha già annunciato che la divisione gelati, che include nomi iconici come Magnum, Cornetto, Algida, Grom e Ben & Jerry’s, sarà scorporata e potenzialmente venduta o quotata in Borsa. Il processo dovrebbe concludersi entro la fine del 2025 e prevede anche un drastico taglio di personale: 7.500 dipendenti in meno e 800 milioni di euro di risparmi. Il nuovo CEO Fernando Fernandez ha chiarito che i gelati non rientrano più nel core business del gruppo, che preferisce concentrarsi su categorie più redditizie e meno stagionali.

Nestlé, dal canto suo, è pronta a fare lo stesso con il comparto Waters. Dopo la vendita del portafoglio nordamericano nel 2020, ora tocca all’Europa: Sanpellegrino, Levissima, Panna e Perrier potrebbero finire in mani diverse, magari più vicine all’Italia. La valutazione complessiva si aggira intorno ai 6 miliardi di euro e diverse realtà finanziarie starebbero già studiando l’operazione. I numeri spiegano la scelta: le acque rappresentano solo il 3,5% del fatturato Nestlé ma comportano complessità ambientali e industriali crescenti.

Kraft Heinz, infine, avrebbe avviato un processo di razionalizzazione dell’offerta, con l’uscita da alcuni segmenti non performanti, come quello dei biscotti. Anche in questo caso, l’obiettivo è semplificare e concentrare gli investimenti sui brand più forti.

Il segnale è chiaro: le grandi multinazionali stanno cambiando pelle, spinte da un mix di difficoltà logistiche, volatilità dei consumi, inflazione e pressione dei mercati finanziari. Per il vending si apre uno scenario tutto da monitorare. Le cessioni potrebbero infatti portare a un rilancio di marchi oggi marginali o a una maggiore localizzazione dell’offerta, con effetti diretti sulla gamma dei prodotti presenti nei distributori automatici.

Oggi Dedem debutta in Borsa con un progetto europeo

Per anni l’abbiamo incrociata anche nel mondo del vending, con la sua adesione a Confida e una presenza attiva nel comparto dei servizi automatizzati. Oggi Dedem torna sotto i riflettori con una notizia che la proietta a pieno titolo nel panorama finanziario: il debutto in Borsa, previsto per oggi, 24 luglio, alle 9:00 su Euronext Growth Milan.

L’azienda di Ariccia, conosciuta in tutta Italia per le iconiche cabine fototessera, ha raccolto circa 10 milioni di euro da investitori privati, con un flottante pari al 25% del capitale. Il controllo resta saldamente in mano alla holding Ribe & Co, riconducibile a Riccardo Rizzi, che mantiene il 46% delle azioni e quasi il 60% dei diritti di voto.

Fondata nel 1962, Dedem ha installato la prima cabina fototessera in Italia e ha saputo evolversi nel tempo, affiancando all’identificazione personale una robusta attività nel settore dell’intrattenimento con sale giochi, photo booth e kiddie ride. Nel 2024 ha registrato 113 milioni di euro di ricavi, in netta crescita rispetto agli 80 milioni del 2019, con una forza lavoro di 668 dipendenti e oltre 6.000 macchine attive, di cui più di 2.000 distribuite tra Spagna e Repubblica Ceca.

Il progetto di quotazione rappresenta una svolta strategica: con le nuove risorse, Dedem punta ad ampliare la propria presenza in Europa, rafforzando visibilità e capacità di investimento anche in settori a più alto contenuto tecnologico, come la stampa 3D e l’ICT.

Per un’azienda che ha fatto dell’automazione il cuore del proprio modello di business, si tratta di un passo perfettamente coerente con la sua storia. E chissà che, dopo il passaggio sui listini, non torni anche a interessarsi più da vicino al vending.

 


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