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Giovedì 26 Giugno 2025

Caffè a 35 centesimi? Il suicidio perfetto del vending

Dall’ultimo Rapporto Ristorazione 2025 appena pubblicato da FIPE emerge un dato tanto semplice quanto dirompente: il prezzo medio di una tazzina di caffè servita al bar in Italia ha raggiunto quota 1,22 euro. Un valore in crescita che certifica la maggiore disponibilità del consumatore a pagare qualcosa in più per un momento di consumo considerato irrinunciabile. Eppure la media di settore del vending resta ancorata a molto meno di un terzo di questo valore. Un divario enorme, che impone riflessioni profonde su sostenibilità, percezione di valore e strategia commerciale.

Nel vending italiano si persevera in una scelta illogica con ammirevole costanza. Da oltre dieci anni si continua a vendere il caffè ad un prezzo medio di 35 centesimi, ignorando inflazione, aumenti di costo, logistica, energia e perfino il buon senso. È una scelta talmente radicata da sembrare razionale. Ma è esattamente l’opposto. È un suicidio o peggio ancora, un suicidio perfetto.

Perfetto perché viene attuato con ordine e metodo. Si partecipa alle gare pubbliche sapendo già che quel prezzo non copre i costi vivi. Si accetta il margine zero (o negativo) in nome della “location strategica”. Si mantiene la linea per paura che il cliente fugga al primo tentativo di adeguamento. Il risultato? Un’intera filiera che continua a offrire caffè ad un prezzo indegno ottenendo una minusvalenza operativa pari ad una bomba a orologeria nei conti aziendali.

Eppure si continua, imperterriti. Per non perdere clienti, per evitare tensioni, per restare “competitivi”. Ma a che prezzo? Se la vendita di caffè non sostiene il conto economico, nessun modello di business può essere sostenibile. Il vending non può permettersi il lusso di vendere sottocosto il suo prodotto simbolo, mentre tutti gli altri (a partire dai bar) alzano listini per sopravvivere.

Il suicidio perfetto è questo: autodistruggersi credendo di sopravvivere. E farlo con regolarità, quasi con disciplina. È davvero ora di rompere questo schema perché o si alza il prezzo, o si abbassa la saracinesca.

Mercoledì 25 Giugno 2025

All'ultimo respiro... Prorogata di sei mesi la Sugar tax.

Settimana prossima (1 luglio) non entrerà in vigore l'ormai mitica "sugar tax", misura che avrebbe portato immediatamente al rialzo del prezzo di molte referenze vending, il Consiglio dei ministri ne ha rinviato l'entrata in vigore al primo gennaio 2026.

Probabilmente si saranno letti studio Nomisma che stima un calo degli investimenti pari a 46 milioni di euro e una riduzione di ben 400 milioni negli acquisti di materie prime, con ricadute su tutta la filiera produttiva. Sul fronte fiscale, la contrazione delle vendite (prevista attorno al 16% nei due anni successivi all’introduzione) si tradurrebbe in una perdita di gettito IVA stimata in 275 milioni di euro, cifra che non sarebbe compensata dalle nuove entrate generate dalla tassa stessa.

Introdurre una tassa che pesa sulle tasche dei cittadini e che probabilmente fa perdere soldi allo Stato è evidentemente eccessivo persino per il mondo della politica...

 


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