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Martedì 17 Febbraio 2026

Sono scomparsi 103mila negozi di prossimità, perché oggi servono gli H24

Tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103mila negozi e, dentro questo saldo, pesa soprattutto il crollo dei micro esercizi fino a 50 metri quadri, che hanno perso più di 72mila unità. È il segmento più fragile del commercio di prossimità, quello delle piccole botteghe che nei centri minori rappresentavano anche un presidio sociale oltre che economico.

Il fenomeno è strutturale: meno punti vendita ma di dimensioni maggiori, con una progressiva concentrazione dell’offerta. Nei piccoli centri e nelle frazioni restano vie svuotate e servizi ridotti. La crisi dei micro negozi nasce da costi crescenti, concorrenza della grande distribuzione ed ecommerce, cambiamento delle abitudini di consumo. Non certo dall’arrivo dei distributori automatici.

Nello stesso periodo, infatti, gli H24 e i negozi automatici sono cresciuti perché rispondono a un bisogno reale della cittadinanza. Orari estesi, costi sostenibili, presidio in territori dove un punto vendita tradizionale non sarebbe più economicamente replicabile. In molti paesi rappresentano l’unico servizio disponibile la sera o nei giorni festivi.

E mentre in alcuni territori si continua ad attaccare gli H24 come origine di fenomeni di malamovida, persino l’ANCI ha ricordato che nei piccoli centri queste strutture sono un presidio di pubblica utilità e di socialità. Una posizione che dovrebbe riportare il dibattito su un piano più concreto: gli H24 non hanno svuotato i paesi, in molti casi hanno garantito che un servizio restasse acceso.

Cocaina nei container Nespresso, 500 chili sequestrati: 15 anni agli imputati

Si è chiuso con una condanna severa uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni legati al mondo del caffè. Il Tribunale penale di Basilea Campagna ha inflitto 15 anni di reclusione a tre imputati per il tentato recupero di circa 500 chilogrammi di cocaina nascosti in un container di caffè destinato a uno stabilimento Nespresso in Svizzera. Oltre alla pena detentiva è stata disposta l’espulsione dal territorio svizzero per 15 anni.

La vicenda risale al 2022, quando il carico partito dal Brasile e transitato dal porto di Anversa non finì dove gli organizzatori si aspettavano. Il container, invece di essere intercettato nell’area di trasbordo prevista, venne consegnato allo stabilimento di Romont, dove la sostanza stupefacente fu individuata e sequestrata. Un ritrovamento che fece immediatamente il giro dei media per le dimensioni del quantitativo e per il marchio coinvolto, risultato ovviamente del tutto estraneo ai fatti.

Secondo quanto ricostruito in aula, gli imputati tentarono più volte di localizzare e recuperare il carico, muovendosi nell’area logistica dove il container avrebbe dovuto sostare. Gli inquirenti hanno ricostruito gli spostamenti attraverso dati di localizzazione dei telefoni cellulari e immagini di videosorveglianza, elementi che il tribunale ha ritenuto sufficienti per dimostrare il loro coinvolgimento nell’operazione. La difesa ha contestato l’impianto accusatorio chiedendo l’assoluzione, ma la corte ha confermato la responsabilità penale di tutti e tre.

 


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