Il vending connesso corre verso 11,7 milioni di macchine online
Il vending mondiale continua a cambiare pelle e il dato pubblicato da Berg Insight conferma una trasformazione ormai strutturale: entro il 2030 le vending machine connesse nel mondo dovrebbero raggiungere quota 11,7 milioni.
Secondo la 7ª edizione del report "Connected Vending Machines" pubblicata nel maggio 2026 da Berg Insight, alla fine del 2025 risultavano già collegate 8,1 milioni di macchine, pari al 58,1% di un parco globale stimato in circa 14 milioni di distributori automatici. La crescita prevista è del 7,6% medio annuo, fino ad arrivare a una penetrazione globale del 77,5% entro la fine del decennio.
Il motore principale resta il pagamento cashless, ma la vera partita si sposta sempre più sulla telemetria. Non si tratta solo di far pagare il consumatore con carta, smartphone o wallet digitali, ma di trasformare la macchina in un punto vendita monitorabile da remoto, con dati su vendite, scorte, funzionamento e interventi tecnici.
A livello geografico, il blocco più rilevante è oggi rappresentato dai mercati extra Europa e Nord America, con circa 3,3 milioni di macchine connesse, soprattutto grazie alla crescita di Cina e Giappone. Il Nord America conta circa 2,6 milioni di unità, mentre l'Europa si attesta intorno a 2,2 milioni, un perimetro in cui l'Italia, primo mercato continentale per numero di distributori installati, gioca un ruolo tutt'altro che marginale.
Tra i principali player tecnologici a livello globale emergono Cantaloupe e Nayax, entrambe con oltre 900.000 macchine connesse installate. In Europa, il report cita tra gli operatori del settore anche nomi ben noti al mercato italiano, come Coges, MatiPay e Televend (INTIS), insieme a Ingenico, InHand Networks e Vendon.
Il messaggio per il vending è abbastanza chiaro: la connettività non è più un accessorio, ma sta diventando sempre più una condizione competitiva.
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