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Fantavending - Commenti e risposte dal mondo della distribuzione automatica - maggio 2026

Taglio compensi

Con piacere mi hanno detto, e spero che poi venga mantenuto, che gli amministratori (2) di una nota società di gestione hanno comunicato che nel prossimo CDA diranno di essersi diminuiti il compenso del 10, forse 15%, a causa del forte regresso subito dalla società negli ultimi anni. Non mi complimento con loro per niente, ma se non altro gli concedo il buon senso di aver voluto fare almeno qualcosa e non soltanto riduzioni ai collaboratori. Spero che sia di esempio per altri.

Secondo noi, al di là delle percentuali, la cosa più importante è il segnale e quello sinceramente merita i complimenti. In un settore dove troppo spesso tutti i sacrifici ricadono solo su dipendenti, collaboratori e struttura operativa, vedere anche il management mettersi in discussione ha un valore simbolico importante. Non risolve i problemi, ma almeno dimostra che qualcuno ha capito che le responsabilità non possono stare sempre e soltanto a valle.

Manager in giacca che taglia simbolicamente una busta paga con una forbice in un ufficio minimal”

Magari 42

42 il caffè? Ma magari, qui in regione il prezzo medio è 35 centesimi, ormai è lo standard. Una cosa davvero senza senso. Quando provi ad alzare ti prendono per ladro. Purtroppo non cambierà mai niente...

Ti capiamo perché sappiamo che là fuori è molto difficile e qui da tastiera è molto più facile. Però tutta questa rassegnazione del tipo “il caffè qui è sempre costato 35 centesimi e sempre costerà così” secondo noi è pericolosa. Stiamo parlando di prezzi da anni 2000 in un mercato del 2026, con materie prime, energia, stipendi, trasporti e gestione completamente fuori scala rispetto a vent’anni fa. A un certo punto bisogna anche avere il coraggio di spiegare ai clienti che un servizio sostenibile non può vivere all’infinito con prezzi che ormai non stanno più in piedi economicamente.

Bicchierino bianco del vending su tavolo metallico con poche monetine accanto in un’atmosfera fredda da pausa lavoro

Prezzi di vendita

Io, quando mesi fa ho deciso di portare il caffè a 0.50, con tanto di spiegazioni e percentuali degli aumenti della materia prima, ho perso il 25% dei clienti, perché purtroppo c'è ancora chi il caffè lo offre a 0.35. Facendo un rapido calcolo, perdendo il 25% dei clienti (medio-piccoli) sono andato comunque a guadagnare! Parliamoci chiaro, questo settore è morto! Guardatevi in giro... Sono quadruplicate le aziende che vendono usato revisionato, a cifre comunque non basse. Il nuovo è inavvicinabile grazie a qualcuno che ha rovinato il mercato, diminuendo la concorrenza, tirandosi la zappa sui piedi... I grossi gruppi stanno in crisi ( e lo credo bene, tra prezzi e servizi, sono pessimi) la clientela diminuisce (smart working, chiusure, delocalizzazioni ecc) macchinette a cialde ormai ovunque... Ci stiamo suicidando da soli. E non parlatemi di gestioni che vanno bene, perché non è tutto oro ciò che luccica... Se scavi nei conti e nei bilanci, qualcosa scopri sempre! È il lavoro di cui mi sono innamorato, il lavoro che reputo più bello al mondo. Ad agosto sono 23 anni che ho l'attività. Non arriverò a 24, perché sinceramente mi sono rotto le palle e la baracca la chiudo!

Onestamente vedendo i prezzi di vendita mi vergogno di far parte di questo settore. Non riesco a capire come ci può essere innovazione dove i prezzi alla vendita sono fermi da 10 anni. È inaccettabile che non si riesca a valorizzare economicamente ciò che si vende ogni giorno a milioni di italiani. Bisogna partire da questo punto per cambiare il settore.

Ciao, in merito al prezzo del caffè nel vending, per vostra info, i dati EVA citano i seguenti prezzi sulle bevande calde in Italia: 2022 (0,36€), 2023 (0,36€), 2024 (0,37€). Il bar ormai ha ampiamente superato 1,20€ di prezzo medio e noi siamo ancora fermi alla preistoria...

Cosa volete che scriviamo ancora? Sono 17 anni che combattiamo questa battaglia, ma i progressi sono lentissimi. Come si faccia a resistere con listini da anni 2000 e costi da 2026 è per noi un vero mistero...

Gestore vending davanti a fatture e listini

Offerta snack

Buongiorno Fantavending, ho sulle spalle 35 anni di esperienza e penso che, oltre alle evoluzioni telematiche, ai pagamenti elettronici e a tutto il resto, il vero problema siano i prodotti, soprattutto nel distributore snack: girano sempre gli stessi. Un mio cliente ha fatto fare tre offerte diverse, escluse le proposte sul caffè, da vari produttori e gestori. Comparando le offerte sugli snack, erano praticamente gli stessi prodotti in tutte e tre. Mi piacerebbe avere un vostro parere.

Non crediamo che la responsabilità sia dei produttori. Oggi prodotti adatti al vending, con grammature corrette, packaging compatibili e qualità interessante, esistono eccome. Purtroppo introdurre una nuova referenza ha un costo e viene spesso percepito come un rischio. Quel prodotto deve avere requisiti rigidissimi di prezzo, marginalità, rotazione e velocità di vendita. E così capita che prodotti magari interessanti o innovativi vengano esclusi semplicemente perché costano 5 centesimi in più o perché non garantiscono subito numeri elevati. Alla fine il settore tende a rifugiarsi nei “soliti noti”, perché rassicurano dal punto di vista commerciale. Ma è anche vero che, senza un reale rinnovo dell’offerta snack nelle macchine, diventa difficile ritrovare entusiasmo, curiosità e quindi consumi. E questo, secondo noi, è uno dei grandi temi del vending dei prossimi anni.

Operatore vending valuta una nuova referenza snack davanti a uno scaffale con prodotti simili

Nuove generazioni

In merito alle monete... tra poco compirò 67 anni, rimango basito che alcune persone rimangano ferme al Medioevo del vending. Oggi le nuove generazioni hanno a disposizione strumenti di ogni sorta per effettuare i pagamenti in modalità elettronica e usano solo quelli. Non vanno fatti stravolgimenti epocali ovunque, bisogna abilitare nuovi sistemi dove conviene farlo. Mettere una APP dove non la usano non serve, ma implementarli iniziando dalle location giuste serve eccome. Qui da noi, in circa 2 anni dall'inizio dell'utilizzo di APP e POS, credo che entro la fine dell'anno raggiungeremo il 20% di transazioni elettroniche del nostro fatturato. Detto questo, stiamo iniziando ad utilizzare l'AI, con prove moderate, ma ogni giorno un pochino di più e, da pioniere, non posso far altro che capire che è la direzione giusta.

Siamo d'accordo. Il punto non è imporre il cashless ovunque, ma capire dove ha senso introdurlo davvero. E i numeri che riporti dimostrano che, quando il servizio viene proposto nelle location giuste, il consumatore lo utilizza sempre di più. Anche sull’AI siamo solo all’inizio, ma ignorare certi cambiamenti oggi rischia di essere molto più pericoloso che sperimentarli.

Consumatore anziano osserva un giovane pagare il caffè con smartphone

AVVISO AI NAVIGANTI - Interruzione di servizio Area Commenti/Risposte

Ci scusiamo con tutti i lettori di Fantavending per l'interruzione del servizio nella sezione commenti e risposte, rimasta non disponibile per circa 24 ore.

Il problema è stato causato dall'aggiornamento tecnico dei server che ospitano il sito, che ha reso incompatibili alcune componenti del sistema di invio messaggi.

Il guasto è stato individuato e risolto: la pagina commenti è nuovamente operativa e funzionante.

Vi ringraziamo per la pazienza e vi ricordiamo che potete tornare a scrivere i vostri commenti — anonimi come sempre — direttamente dalla pagina Commenti, oppure via email a form@fantavending.it.

La Redazione di Fantavending

Lettore davanti al computer con schermata errore 500 durante l’accesso all’area commenti di Fantavending

La vecchia cara moneta

Ormai nel vending si parla solo di AI, telemetria, schermi touch e pagamenti elettronici. Poi vai nelle locazioni pubbliche e trovi tantissima gente che cerca le monete nella tasca e usa solo quelle al distributore. Ma non è che stiamo correndo troppo avanti con sta elettronica e basta la vecchia cara moneta da 50 centesimi?

Secondo noi il punto non è “moneta sì o moneta no”, ma dare al consumatore la libertà di pagare come preferisce in quel momento. E detto tra di noi, non abbiamo assolutamente nulla contro la moneta. Ha costruito la storia del vending italiano e continua ancora oggi a essere utilizzata da milioni di persone. Detto questo, è altrettanto evidente che i pagamenti elettronici siano ormai una componente strategica del settore. Non solo per comodità del consumatore, ma anche per raccolta dati, programmi fedeltà, telemetria e gestione evoluta delle macchine. E nel futuro questo peso crescerà ancora.

Consumatore con monete da 50 centesimi in una mano e smartphone con pagamento digitale nell’altra

Bisonti

Secondo me il vero problema del vending italiano è che tutti vogliono sembrare gestioni super evolute, con tecnologia, sostenibilità, capitale umano da valorizzare e tutte le stupidate che si leggono nelle loro interviste, ma poi litigano come bisonti per 3 macchinette in Comune e si fanno la guerra a colpi di ristorni...

Ma ormai dovresti averlo capito che il vending è il settore dei paradossi. C’è una parte del settore che sta davvero evolvendo, investendo in tecnologia, qualità, sostenibilità e organizzazione. E poi ce n’è un’altra che continua a ragionare come vent’anni fa, spesso schiacciata da margini bassissimi, concorrenza esasperata e gare impostate quasi esclusivamente su prezzo e ristorno. Il problema è che alla fine convivono nello stesso mercato aziende che cercano di costruire valore e altre che sopravvivono ancora con logiche da guerra di territorio. E purtroppo i “bisonti”, quando entrano in azione, spesso finiscono anche per mortificare gli sforzi di chi prova davvero a fare un vending più evoluto.

Bisonti in corsa che travolgono il terreno al loro passaggio

Scomode verità

Bravi ragazzi, siete tornati ad essere belli tosti. A sentire i commenti in giro vi state facendo qualche nemico più del solito. Bene così, vuol dire che raccontate verità scomode. Resistete!!

Ti confermiamo che le orecchie fischiano in continuazione, anche se sinceramente ci piacerebbe un confronto nel merito da parte di chi è infastidito dai nostri articoli. Sui temi più caldi abbiamo fonti molto solide e documentazione per sostenere quello che scriviamo. Però è un po’ triste constatare quanto stia diventando difficile fare bene questo lavoro. Perché sono tutti contenti quando leggono articoli sugli altri, poi quando capita che certi temi tocchino loro improvvisamente Fantavending non va più bene.

Scrivania con documenti riservati e timbro rosso RISERVATO in un ufficio direzionale

Aumenti

Strano che non commentiate l’aumento continuo dei prezzi su tutto quello che contiene plastica: bottiglie, bicchieri, packaging e molto altro. Dopo Venditalia sembra partito un rincaro dietro l’altro. Ma noi gestori ormai non ce la facciamo più...

No guarda, dell’aumento della plastica ne abbiamo parlato in diversi post nelle ultime settimane. Il problema è che adesso siamo arrivati alla fase degli aumenti reali sui listini e purtroppo ci tocca ripetere sempre la stessa cosa: per molti gestori non è più rimasta alcuna strategia alternativa. Quando aumentano contemporaneamente bicchieri, bottiglie, packaging, trasporti, energia e materie prime, a un certo punto l’unica strada che resta è cercare in qualunque modo di aumentare i prezzi al consumatore finale. Piaccia o no, che i clienti siano d’accordo oppure no, il vero problema ormai è capire che il settore non riesce a sostenere certi costi senza ritoccare i prezzi.

Gestore vending davanti a fatture e prodotti con aumenti di costo tra bicchieri, bottiglie e packaging

IVS - Sogedai

Ciao Fanta! Vogliamo commentare la voce super gossip che circola in questi giorni? Si dice che Ivs stia per comprare Sogedai, c’è’ del vero?

Non so chi nel settore abbia diffuso questa fake news, perché ci è arrivata in contemporanea da diverse fonti e in molti messaggi anonimi. Chi l’ha fatta circolare però si è dimenticato delle normative in vigore che, viste le dimensioni dei due gruppi, avrebbero inevitabilmente portato a un confronto preliminare con l’Antitrust. Tecnicamente si parla di fase di “pre-notifica” o “pre-filing”, cioè interlocuzioni preventive con AGCM prima della comunicazione formale dell’operazione. Tradotto in modo molto semplice: un’operazione di questo livello non potrebbe avvenire nel silenzio totale. Basta consultare i bollettini e le comunicazioni pubbliche dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per capire che oggi non risulta alcun passaggio riconducibile a una trattativa di questo tipo.

Documenti e sala riunioni corporate legati a controlli Antitrust su una possibile acquisizione nel vending

Investimenti in comunicazione

Credo che tutta l’evoluzione che si è vista nel vending negli ultimi anni — tra tecnologie, design, schermi, experience e concept legati alla pausa caffè — dimostri chiaramente un comparto che vuole evolversi, aggiornarsi ed essere sempre più coinvolgente. Venditalia di quest’anno ne è un lucido esempio. Ma credo sia altrettanto vero che venga fatto poco o nulla, per promuovere realmente il valore del vending verso il cliente finale. Per questo credo ci sia la necessità di un cambio di approccio radicale. Bisogna cambiare il modo in cui il consumatore percepisce il vending. E questo non può avvenire senza campagne promozionali forti, continue e strutturate, capaci di spiegare realmente: • la qualità del prodotto, • l’igiene, • la sicurezza, • la tecnologia delle macchine, • il servizio, • la sostenibilità, • e il valore reale della pausa caffè moderna. Altrimenti continueremo a parlare di innovazione tra addetti ai lavori, mentre il mercato continuerà semplicemente a chiedere “il caffè che costa meno” e non lo schermo touch con sistema di pagamento smart!

Capiamo il concetto, ma non puoi dimenticare che comunicare davvero il valore del vending verso l’esterno è molto complicato e soprattutto molto costoso. Parliamo di un settore che ogni giorno raggiunge quasi 25 milioni di consumatori italiani. Per modificare la percezione di un pubblico così vasto servirebbero investimenti pubblicitari enormi, quasi da grande industria alimentare o da multinazionale beverage. Ed è proprio qui che nasce la difficoltà. Perché spiegare qualità, tecnologia, sicurezza, sostenibilità e servizio richiede campagne continue, presenza mediatica e anni di lavoro. Non basta una bella macchina presentata in fiera o un nuovo schermo touch. Va però detto che qualcosa negli ultimi anni si è decisamente mosso. L’associazione ha intrapreso da tempo un percorso per migliorare la percezione del vending e alcuni risultati iniziano a vedersi, soprattutto sul fronte della reputazione del settore. Il problema è che senza budget milionari questi cambiamenti richiedono molto tempo. E nel frattempo c’è ancora chi continua a ragionare esclusivamente sul prezzo finale della consumazione.

Consumatori davanti a una bacheca piena di volantini pubblicitari mentre un manifesto sui valori del vending si perde tra centinaia di messaggi commerciali

Pubblicità gratuita

Rivending coinvolge le università italiane...ok! Ma la ducale 700 touch esclusiva di IVS mi sa tanto di pubblicità gratuita... Anzi gratuita no, perché secondo me se fantavending paga le bollette qualcuno deve foraggiare... Vero?

Era un po' di tempo che non ci scrivevate commenti di questa natura, quasi quasi ci mancavano. Purtroppo per noi nessuno ci foraggia, anche se abbiamo precisato più volte che accettiamo di tutto, anche i punti fragola dell’Esselunga. La foto che abbiamo pubblicato è stata realizzata dall’organizzazione del tour #noncifermanessuno di Luca Abete all’Università di Palermo e siamo abbastanza certi che il fotografo non avesse la minima idea né del modello della macchina né del gestore presente. Si tratta quindi di una foto ufficiale del tour, completamente esterna al vending, che abbiamo utilizzato semplicemente perché mostrava un cestino RiVending in primo piano.

redazione giornalistica con tessera fedeltà sulla scrivania

Compenso amministratori

Ho letto il vostro pensiero sull’argomento e posso anche condividerlo in linea generale, ma stiamo parlando del vending e di alcune società che stanno performando veramente male, al di sotto delle aspettative, perdendo notevoli erogazioni e, di conseguenza, fette di mercato. Per risolvere il problema o tentare di arginarlo, si ricorre al taglio dei costi. I dipendenti sono sempre quelli che vengono attaccati per primi e quindi qui mancano tecnici e quant’altro. Allora ci viene normale pensare come mai, in questa situazione di grande emergenza (così ce la descrivono), non vengano toccati anche certi faraonici compensi. Ti prego pubblica. Grazie.

Il problema è che quando un’azienda entra in modalità emergenza permanente, i sacrifici sembrano sempre partire dal basso, mentre ai piani alti tutto resta immutabile. E questo, nel tempo, rischia di distruggere non solo i conti, ma anche la credibilità interna

Manager sorridente che esce da un ufficio direzionale con una sacca da golf

Voglio andarmene

Buongiorno Fantavending, qui in azienda non si dice nulla sulle adesioni per il licenziamento collettivo e se quanti si sono proposti alla buonuscita volontaria. C'è solo silenzio e rassegnazione. Dopo anni voglio andarmene.

Capiamo il clima che descrivi, anche perché in queste settimane messaggi come il tuo ne stanno arrivando molti. Il problema è che il gruppo non sta comunicando in alcun modo all’esterno e, dai messaggi che riceviamo, nemmeno all’interno. Questo aumenta inevitabilmente incertezza, tensione e senso di rassegnazione tra i lavoratori. Le poche informazioni che stanno emergendo parlano di una possibile chiusura della vertenza senza licenziamenti, attraverso strumenti come i contratti di solidarietà, ma al momento mancano ancora comunicazioni ufficiali.

Tre manager in sala riunioni si coprono occhi, bocca e orecchie come simbolo di silenzio aziendale

Compenso amministratori

Ma spiegatemi un concetto: come mai si continua a tagliare i costi del personale per far quadrare i conti delle gestioni e non vedo mai tagliare i compensi di certi amministratori?

In effetti quello dei compensi di certi amministratori è un dubbio che viene spesso anche a noi. Però sarebbe sbagliato pensare che sia un problema solo del vending, è una dinamica molto più ampia e tipicamente italiana. Per decenni nel nostro Paese è esistita la logica delle “aziende povere e famiglie ricche”, con società che faticano a investire, innovare o riconoscere stipendi adeguati al personale, ma che allo stesso tempo sostengono compensi, consulenze o ruoli dirigenziali non sempre proporzionati al reale contributo strategico dato all’azienda. Ovviamente esistono anche amministratori bravissimi e fondamentali per la crescita di un’impresa. Però è altrettanto vero che in alcune realtà vengono mantenuti ruoli e stipendi che i lavoratori fanno fatica a comprendere, soprattutto quando contemporaneamente si chiedono sacrifici a chi ogni giorno manda avanti operativamente l’azienda.

Carta aziendale inserita in un bancomat simbolico con riferimento a bonus e compensi dirigenziali

La forza di Evoca

Leggo molte analisi finanziarie su Evoca, spesso molto sicure di sé. Più rare, invece, le riflessioni sulla reale forza industriale e commerciale del gruppo. Nel frattempo, Evoca continua a rappresentare il 66% del mercato, con brand riconosciuti a livello globale, una presenza internazionale consolidata e una base installata che pochi player del settore possono realmente vantare. È legittimo discutere di leva, covenant e scenari azionari, fa parte della vita di qualsiasi grande gruppo industriale, ma ridurre una realtà di questa scala esclusivamente alla fotografia finanziaria del momento rischia di offrire una lettura piuttosto parziale. In ogni ciclo industriale c’è chi costruisce valore e chi si limita ad attenderne il declino. Il mercato, come sempre, saprà distinguere tra rumore e valore industriale. Ad maiora.

Nessuno discute il ruolo che oggi ha Evoca sul mercato e comprendiamo anche l’orgoglio di chi ne difende la forza industriale e commerciale. Però ridurre l’attuale situazione a semplice “rumore” rischia di essere davvero pericoloso. Esiste una differenza tra fare allarmismo e ignorare segnali oggettivi che oggi il mercato finanziario, le agenzie di rating e diversi operatori stanno osservando con attenzione. Arriva un momento in cui bisogna smettere di ragionare per appartenenza ed affrontare con lucidità la fase che il gruppo sta attraversando. La forza industriale di Evoca è reale, nessuno la nega. Proprio per questo il tema merita analisi serie e non tifoserie, in un senso o nell’altro.

Officina Evoca con distributori automatici Necta in fase di assemblaggio industriale

Ce la stiamo suonando e cantando?

Ciao. I numeri tra Rimini e Milano sono secondo i dati sono positivi e in crescita. Tutto questo interesse però non si riversa nell consumatore. e arrivato forse il momento di pensare diverso? Le stiamo provando tutte ma le battute nel vending calano sempre dal 2 al 3%. Ce la stiamo suonando e cantando?

Il calo delle battute è oggettivo e nasce da cause chiare che abbiamo analizzato molte volte: smart working, crisi di alcuni settori industriali, minore potere d'acquisto delle famiglie, ecc. Però hai senz'altro ragione sul consumatore finale. Bisogna reagire in qualche modo alla crisi e fare qualcosa di più per rendere davvero attrattiva l'offerta automatica. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di tutti per i prossimi anni, perché senza consumazioni il rischio è quello di avere un settore autoreferenziale, sempre meno centrale nella vita quotidiana delle persone.

Distributori automatici in un ufficio moderno semivuoto con calo delle consumazioni nel vending

Un giro in meno

Trovo aberrante il post 1700*1, ma possibile che se salta un cliente e un giro la risposta deve essere il licenziamento dell'ARD?? Ma state bene?

Il senso del post non era dire che “è giusto” licenziare una persona perché si perde un cliente. Era evidenziare una realtà molto più brutale: nel vending, quando chiude una fabbrica o saltano migliaia di consumazioni al giorno, gli effetti si scaricano a catena su tutta la filiera, compresi gli addetti ai rifornimenti, i tecnici e gli ARD. Purtroppo il vending vive di volumi. Se spariscono 50-60 mila battute al mese, per qualcuno quel “+1” diventa un problema reale, anche se umanamente può sembrare assurdo e ingiusto. Ed è proprio questo il punto del post: mostrare quanto il settore sia legato all’occupazione industriale italiana, nel bene e nel male.

stabilimento chiuso per il vending

Aggiornamenti Fantavending

Ciao ragazzi, ma sbaglio o avete fatto un po' di modifiche a Fantavending. non c'è più la pagina d'apertura, il menu è diverso... Succede solo a me o è una modifica che avete fatto in questi giorni?

Ciao! Hai occhio e non sbagli per niente. In questi giorni abbiamo completato una riprogrammazione integrale del sito, partita diversi mesi fa. L'aspetto visivo è rimasto praticamente identico (stessa struttura e stessi contenuti) ma sotto il cofano è cambiato quasi tutto. Il codice è stato riscritto in HTML5 moderno, con una struttura semantica corretta: intestazioni gerarchiche, elementi di navigazione riconoscibili dai browser e dagli screen reader, attributi ARIA per l'accessibilità Abbiamo completato l'adeguamento del sito alla normativa europea sull'accessibilità digitale (Direttiva UE 2019/882 / European Accessibility Act). Abbiamo pubblicato anche una dichiarazione di accessibilità con i dettagli CLICCA QUI I contrasti cromatici del testo sono stati calibrati per rispettare i requisiti WCAG 2.1 livello AA (rapporto minimo 4,5:1) La navigazione è stata migliorata: nuova voce ACCESSIBILITÀ nel menu, indicatori visivi della pagina corrente, focus da tastiera visibile Sono stati aggiunti i dati strutturati (JSON-LD) per aiutare Google a riconoscere e indicizzare meglio i contenuti come articoli e risposte La pagina d'apertura che ricordi è stata rimossa: ora si entra direttamente sui contenuti, che è quello che i motori di ricerca (e gli utenti) preferiscono In pratica: stesso Fantavending, ma molto più solido, accessibile e moderno nel codice.

Aggiornamenti fantavending - Computer vecchio programmazione nuova

1700 + 1

1.700 esuberi a 1,5 battute al giorno per 22 giorni fanno oltre 56.000 erogazioni, ovvero un giro, e quindi gli esuberi diventano 1.701

Questo è esattamente il problema. Quando si perdono posti di lavoro il rapporto con il vending è diretto e brutale. In questo esempio hai fotografato perfettamente la situazione, complimenti.

Distributore automatico con contatore erogazioni

Quelli che si lamentano

Ciao Fanta! Personalmente mi fanno ridere quelli che si lamentano del produttore che cerca la manodopera a 5 euro l’ora, domandandosi che Europa si vuole... Farei la domanda a loro, ricordando che probabilmente sono i primi che di fronte ad un caffè al distributore pensano sia meglio acquistare quello del gestore che lo vende a meno senza chiedersi come sia possibile: forse con dipendenti non inquadrati proprio come si deve? Forse con tasse e contributi non pagati? Forse con codici dell’AdE tutti in fotocopia? Coloro che fanno queste osservazioni sono gli stessi che da lavoratori chiedono, giustamente, il rispetto dei diritti e spesso anche aumenti non proprio motivabili, mentre da acquirenti comprano quello che costa meno fregandosene di cosa c’è dietro. L’etica e l’Europa sono cose serie, ne va del futuro di tutti.

Il tuo è un ragionamento scomodo, ma tocca una contraddizione reale del mercato. Tutti chiedono etica, salari più alti e qualità, però poi moltissimi acquistano guardando solo il prezzo finale, senza chiedersi cosa ci sia dietro.

E questo vale anche nel vending. Perché se il mercato premia esclusivamente chi costa meno, prima o poi qualcuno proverà inevitabilmente a comprimere costi, produzione o manodopera. Il problema è che poi ci indigniamo solo quando gli effetti diventano visibili.

Fila al distributore automatico

Il futuro dell'azionista

Lone Star ed Evoca? Ma davvero credete che Lone Star resterà ancora a lungo dentro Evoca? Considerando i covenant sotto pressione dopo risultati inferiori alle attese, il futuro dell’azionista potrebbe diventare un tema nei prossimi mesi. Ricapitoliamo: EBITDA dichiarato a circa 80 milioni (secondo alcuni osservatori più vicino a 70), bond da 550 milioni e mezzanino da 400 milioni. Parliamone: leva a doppia cifra! Azionista? Out?
Il vero tema è capire quale multiplo il mercato sia disposto a riconoscere oggi a un gruppo che, secondo alcuni operatori, fatica a proporre un ricambio di prodotto percepito come innovativo. Una situazione simile l’abbiamo appena vista con un altro grande gruppo europeo del vending e non si può certo dire che goda di buona salute.

I numeri e il downgrade di S&P sono dati pubblici e oggettivi, quindi è inevitabile che aprano riflessioni anche molto dure sullo stato finanziario del gruppo. Detto questo, Evoca resta uno dei principali player industriali del vending mondiale e sarà il mercato, insieme ai risultati dei prossimi trimestri, a chiarire quale direzione prenderà il gruppo.

Il futuro dell'azionista Evoca - distribuzione automatica

Romania

Sono almeno sei mesi che qui a Valbrembo gira la voce della chiusura del sito produttivo di Barcellona. La paura è che alla fine anche qui rimarrà solo la sede commerciale, mentre la produzione verrà piano piano spostata tutta in Romania.

Ma come si può permettere che un fondo possa smantellare produzioni in Italia ed in Spagna per spostare tutto dove la manodopera costa meno di 5 euro all'ora? E' questa l'Europa che vogliamo?

Ma quindi Evoca non partecipa a Venditalia lamentandosi dei troppi cinesi in fiera, e poi è la prima che sposta la produzione dove la manodopera costa un quinto che da noi? Bella faccia tosta!

Comprendiamo il timore dei nostri lettori e confermiamo che da mesi ci state scrivendo della situazione della Spagna e di possibili ulteriori trasferimenti produttivi. Però, su temi così delicati, soprattutto quando riguardano occupazione e siti produttivi, è corretto distinguere sempre tra indiscrezioni, percezioni interne e decisioni ufficialmente confermate.
Ad oggi non risultano comunicazioni ufficiali o ufficiose da parte di Evoca relative a possibili trasferimenti della produzione, quindi non esistono elementi concreti che validino in alcun modo queste voci. È però vero che il gruppo dispone già da anni di una presenza industriale anche nell’Est Europa e che le recenti riorganizzazioni stanno inevitabilmente alimentando timori e discussioni tra i lavoratori e nel settore.

Romania - produzione vending

1.700 esuberi

Mi ero un attimo ripreso venendo a Venditalia, una botta di ottimismo. Ma poi tornando a casa leggo che la prima azienda in cui ho lavorato, la Electrolux ha 1700 esuberi su 4000 lavoratori... Ma cosa succede? E' un disastro per il vending.

Capiamo esattamente cosa intendi. Ed è proprio questo il punto che spesso nel vending si sottovaluta: ogni crisi industriale alla fine arriva anche davanti al distributore automatico. Se davvero Electrolux confermerà circa 1.700 esuberi in Italia, non è solo un problema per chi perde il lavoro o per il territorio coinvolto. Significa anche meno persone negli stabilimenti, meno pause caffè, meno consumazioni, meno indotto per tutta la filiera che gira attorno ai grandi luoghi di lavoro.
Il vending vive soprattutto dove ci sono uffici, fabbriche, logistica, produzione e movimento di persone. Quando l’industria rallenta, inevitabilmente rallentano anche i consumi automatici. Venditalia probabilmente ha dato un’iniezione di fiducia perché il settore ha mostrato vitalità, investimenti e voglia di reagire. Però fuori dalla fiera resta un quadro economico molto complicato e notizie come quella di Electrolux ricordano quanto il vending sia legato alla salute generale dell’economia reale.

Electrolux 1700 esuberi - impatto sul vending

Innovazione a Venditalia

Ok bella Venditalia, ma stringi stringi di innovazioni non ne ho viste poi molte e per noi gestori non è una bella cosa.


Però bisogna essere onesti fino in fondo. Se la maggior parte dei gestori compra solo macchine usate e quando arrivano innovazioni come i touchscreen alla fine sceglie ancora la pulsantiera tradizionale per spendere meno, non è che questo invogli i fabbricanti a fare innovazioni spaziali che poi in pochissimi acquistano. Inoltre, se restate con il caffè a 35-40 centesimi, il conto economico di una macchina evoluta o di un sistema telemetrico di ultima generazione con canone difficilmente potrà tornare. Il vending è una filiera, tutti devono fare la loro parte, non solo i costruttori.
In ogni caso, considerando il momento del mercato, a Venditalia si sono viste diverse cose interessanti, forse persino più delle attese.

Innovazione a Venditalia 2026

I commenti su Venditalia

Complimenti a Venditalia, non me l'aspettavo così bella. Finalmente meno stress per arrivare in hotel, parcheggiare, arrivare in fiera e girarla. Ero molto scettico, ma la promuovo. Fatela ancora lì a Rimini mi raccomando.

Bella Venditalia mi è piaciuta, peccato per i soli 3 giorni, alcuni dei miei colleghi sarebbero venuti volentieri il sabato.

Ciao Fantavending ho visto che hai parlato molto bene di Venditalia e ci sta, a me non è dispiaciuta. L'unico appunto è che c'erano troppi cinesi. Si chiama Venditalia per qualcosa no?

Dopo Venditalia ci siamo trovati una valanga di commenti arretrati da leggere. Probabilmente abbiamo tenuto chiusa l’area commenti troppo a lungo e difficilmente ricapiterà. Ovviamente non possiamo pubblicarli tutti, nemmeno una lunga sintesi, per cui ci siamo concentrati sui temi principali emersi dai vostri messaggi.
Innanzitutto ci piace vedere che, su oltre 100 commenti arrivati, quasi tutti erano positivi. La fiera è piaciuta, sia ai visitatori che alla maggior parte degli espositori e questa è la cosa più importante, visto quello che Venditalia rappresenta per il nostro settore.
Le critiche non sono mancate, ma rispetto ai timori della vigilia sono state molte meno del previsto. Dobbiamo però evidenziare le decine di messaggi dei tanti operatori che si sono lamentati per la chiusura del sabato. Ci sono pro e contro in questa decisione, ma siamo convinti che nella prossima edizione il tema tornerà sul tavolo e non è escluso che si possa decidere di ripristinare i 4 giorni.
Per quanto riguarda i cinesi, altro tema comparso in diverse critiche, va anche detto che una manifestazione internazionale oggi non può più ragionare solo in chiave nazionale. Originariamente gli espositori cinesi erano stati contingentati in 700 metri quadri su 12.000 totali, quindi circa il 6% dello spazio espositivo. Alla fine ne sono stati accettati altri 300 mq per un totale di 1.000 mq. Ma se durante la complessa costruzione di questa prima edizione riminese ci sono state importanti e inattese defezioni di fabbricanti italiani, non possiamo biasimare l’organizzazione se, per completare gli spazi espositivi, ha deciso di aprire anche a nuovi espositori esteri inizialmente non previsti.

Ingressi Venditalia 2026

Remare contro

Ma un po' di pepe lo vogliamo mettere su questa edizione della fiera? Non potete nascondere che qualcuno non c'era e che si mangerà le mani, visto il successo della fiera. Io sono passato giovedì e gli stand dei fabbricanti erano pieni sino a scoppiare, mai vista tanta gente. Così imparano a non crederci.


Venditalia è la vetrina del vending italiano ed è importante che abbia riscontri positivi, quindi più espositori ci sono e meglio è per tutti. Ad essere onesti non c’è alcuna soddisfazione o rivalsa verso chi ha deciso di non partecipare. Le scelte aziendali, giuste o sbagliate che siano, appartengono alle singole aziende e difficilmente possono essere giudicate dall’esterno.
Diverso è il discorso per chi, in questi mesi, non si è limitato a non partecipare ma ha persino remato contro questa edizione della fiera. E purtroppo qualcuno c’è stato davvero. Un atteggiamento difficile da comprendere, soprattutto in un momento storico in cui il settore avrebbe bisogno esattamente del contrario: compattezza, credibilità e capacità di sostenere gli eventi che rappresentano l’intera filiera.

Remare contro - Venditalia 2026

 

AVVISO AI NAVIGANTI

TUTTA LA REDAZIONE DI FANTAVENDING E' STATA A VENDITALIA

NON POSSIAMO RISPONDERE AI TANTI COMMENTI IN ARRIVO.

L'AREA RISPOSTE TORNERA' OPERATIVA A PARTIRE DA MARTEDI' 12 MAGGIO


Venditalia 2026 - convegni e area espositiva

Sventolare l'EBITDA

Tutti a sventolare l’EBITDA come fosse la prova definitiva di salute aziendale. Peccato che nel 2026 l’EBITDA sia diventato il nuovo “trucco del sabato sera”: lucida, gonfia, abbellisce… ma non cambia la realtà. E la realtà la conosciamo tutti: un EBITDA può crescere anche mentre il valore dell’azienda scende. Succede quando la struttura non regge, quando il modello non scala, quando la governance è un freno invece che un motore.
Un investitore serio non si fa incantare da un margine operativo.
Guarda ciò che non appare nelle percentuali:
– dipendenza da figure/clienti chiave
– processi fragili
– inefficienze mascherate
– rete commerciale che non performa
– debito che pesa come un macigno
– strategie spot e non lungimiranti
Perché puoi anche raccontare un EBITDA brillante, ma se sotto c’è una macchina che perde pezzi, il mercato lo capisce prima di chi la guida. Nel vending, più che altrove, i numeri non spiegano il valore: lo tradiscono. E bastano poche ore di analisi per vedere dove l’azienda crea valore… e dove invece lo brucia.

Siamo assolutamente d'accordo con te, l’EBITDA da solo non basta e nessun investitore serio si ferma lì. Su questo non c’è molto da discutere.Detto questo, non bisogna nemmeno fare l’errore opposto. Nel vending l’EBITDA è un indicatore utile, soprattutto in un settore con forte incidenza di gestione operativa e cicli di cassa molto particolari.
Il tema vero è come viene costruito quell’EBITDA. Se cresce perché aumentano i volumi, migliora il mix prodotto e si ottimizza la rete, allora racconta qualcosa di solido. Se cresce perché si taglia dove non si dovrebbe, si rinviano investimenti o si “spostano” problemi, allora sì, diventa cosmetica.

EBITDA nel vending - analisi

12 ore

Non pubblicate più i messaggi di chi parla di 12 ore di lavoro, ma siamo tutti matti? Ci manca questo e poi siamo a posto.

Le 12 ore fanno parte del mestiere??? Ma cosa si è bevuto quello che ha scritto il post sul primo maggio. Forse facevate meglio a non pubblicarlo.


Questo spazio è aperto proprio per raccogliere punti di vista diversi, anche quando non sono comodi o condivisi.
Detto questo, si trattava del racconto di un utente, peraltro molto più articolato di quanto pubblicato, che spiegava da ex gestore, dopo aver venduto ma mantenuto il proprio giro, come le 12 ore facessero parte del suo mestiere, prima e dopo la vendita. Ma che, da dipendente, si aspettava maggior rispetto. Come dargli torto.

12 ore di lavoro nel vending

Pacca sulla spalla

Allora, primo maggio e fatte 12 ore di lavoro. Uscito di casa alle 5:30 e tornato alle 18, sono andato a letto. Non voglio fare il piangina, in tanti lavorano durante la “festa dei lavoratori”, ma mi disturba che quando succede vengo trattato sempre e solo come se avessi fatto il mio dovere, visto che mi pagano. Nessun rispetto, nessun riconoscimento per l’impegno, anzi.
Quando ho iniziato io, il mio titolare lavorava 12 ore al giorno, spesso anche nei weekend e non faceva mai ferie. Io lo rispettavo. Ma allo stesso tempo, alla fine di un turno estivo, passava sempre per una pacca sulla spalla.
Adesso non so nemmeno chi è il mio capo. Sarà qualche manager che oggi sarà a sciare e non sa nulla di vending ma solo di finanza. Non chiediamo tanto, basterebbe uno sguardo, una battuta o la vecchia mano sulla spalla. Ma niente, non sanno nemmeno chi sono.


Siamo rimasti aperti il primo maggio e abbiamo pubblicato un post dedicato ai lavoratori proprio per questo. Perché quello che racconti non è un caso isolato, è una realtà diffusa nel settore. Si dà tutto per scontato, finché la macchina funziona nessuno si pone il problema di chi c’è dietro.
Il punto non sono le 12 ore, il punto è il rispetto. Quello vero, quotidiano, che non passa da un contratto o da una busta paga, ma da una presenza, da un riconoscimento, anche minimo.
Se chi guida le aziende perde il contatto con le persone, il problema non è solo umano, è anche industriale. Perché il vending vive di servizio, e il servizio lo fanno le persone, non i fogli Excel.
Quella pacca sulla spalla di cui parli non è nostalgia. È gestione. Ed è esattamente quello che oggi manca di più.

Pacca sulla spalla - management nel vending

La pensione di Roberta
Buonasera, vorrei segnalare che Roberta, una figura storica della nostra sede di Seriate, va in pensione! I migliori auguri per tutto.

Ciao Fanta potresti fare un post sulla Roberta che va in pensione? Ti mando foto.

Lo confessiamo, c’è un bel po’ di sana invidia nei confronti di Roberta. Però è bello ricevere messaggi così positivi e vedere volti sorridenti in un team vending, ultimamente non capita così spesso

La pensione di Roberta - vending Seriate

Cannucce

Avete letto la notizia di quel turista che a Singapore ha leccato una cannuccia di un distributore automatico di succo d'arancia e poi l'ha rimessa nel distributore? Rischia 2 anni di carcere! Qui se rubi, spacchi e devasti un distributore non ti fai nemmeno un giorno di galera...


Non è nemmeno un rischio, è quasi una certezza. A Singapore su queste cose non scherzano affatto. Però il punto vero è un altro: troppo spesso ci dimentichiamo quanto conti la sicurezza alimentare, basta un gesto disgustoso per ricordarcelo. Il vending tradizionale la garantisce ogni giorno ed erogare prodotti sicuri è un valore enorme, spesso sottovalutato.

Cannucce e sicurezza alimentare nei distributori automatici

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