Fantavending - Commenti e risposte dal mondo della distribuzione automatica
Bevande in estate
Ciao Fantavending, ma possibile che con questo caldo record le vendite delle bevande non siano così buone come ci aspettavamo? Sto vendendo solo tanta ma tanta acqua, che però finisce subito, ma pochissime bibite. Com’è possibile?
Non c’è nulla di strano. Quando arriva l'estate tutto il mondo beverage ha un'impennata di vendite, ma quando il caldo diventa insopportabile il consumo si concentra quasi tutto sull’acqua. Non è più solo voglia di bere ma un vero e proprio bisogno di idratarsi. Nelle giornate da bollino rosso il consumatore spesso cerca solo una bottiglietta d’acqua fredda. Se l’acqua finisce, magari qualcuno si sposta su una bibita, ma non è nemmeno automatico. Quindi è fondamentale organizzarsi sui picchi. In questi giorni l’acqua va caricata, ricaricata e poi ricaricata ancora. È faticoso, ma se il prezzo è corretto, anche l’acqua può dare grandi soddisfazioni alla gestione.
Numeri IVS
Ciao Ragazzacci. E' un po' che non ci sentiamo. Avete notizie di come stia andando il secondo trimestre? A quanto ne so IVS ha chiuso il primo con ricavi a 174 milioni (+3% rispetto al 2025) e un Ebitda normalizzato superiore a 28 milioni, malgrado 9 milioni di battute in meno. Ma quello che mi ha impressionato di più è stato il salto di prezzo netto di oltre 3,5 centesimi in più rispetto al 2025. Se continuano così nel secondo trimestre sfondano i tetto dei 60. Sono curioso di capire gli altri come vanno. Riuscite a fare un sondaggio?
Dopo il delisting da Euronext Milan, IVS non ha più gli stessi obblighi di comunicazione periodica di una società quotata e non possiamo avere la certezza di quello che ci scrivi. Però risulta anche a noi... Quindi la tua lettura è sostanzialmente corretta. Il punto più interessante non è nemmeno il fatturato, ma il prezzo medio, perché se davvero il gruppo riuscisse a superare quota 60 centesimi, il segnale per tutto il settore sarebbe molto forte e farebbe molto rumore.
Follia estiva
Ciao ragazzi, ma è colpa del caldo questa nuova ondata di follia che stiamo vivendo? Non so se ve ne siete accorti, ma in giro per l'Italia si vedono appalti in perdita come non mai. Tutti a sparare condizioni senza senso. Non ci possono stare dentro.
Magari fosse solo colpa del caldo record, almeno avremmo una qualche giustificazione climatica. Invece no, il problema è sempre lo stesso: ci sono realtà che sembrano non considerare il conto economico una priorità e inseguono altri obiettivi. Il risultato però è che gli appalti in perdita non li paga solo chi li firma, li paga tutto il mercato, perché abbassano il valore del servizio e rendono sempre più difficile spiegare ai clienti qual è il vero costo del vending.
Corazzata Potemkin
Se guardate il conto economico dei Bergamaschi lo capite perché continua ad installare le Ducale! Peraltro per pagare gli stipendi dei tecnici lamentosi si può usare solo la Ducale, con Canto & c. è dura far quadrare i conti.
Non concordo assolutamente con chi ha scritto il post sulla Ducale è molto ma molto meglio delle altre. Mi piacerebbe scambiarci due paroline in officina davanti alle macchine...
Finalmente un applauso al collega che ha scritto il post sulla Ducale.. io la paragono alla corazzata potemkin: una ca..ta pazzesca!!!
Il tema della Ducale ha evidentemente appassionato la community e ci scusiamo per i tanti messaggi che non siamo riusciti a pubblicare. Come abbiamo scritto sin dall’inizio, alla fine crediamo che sia soprattutto il conto economico a far pendere la bilancia e a condizionare le scelte aziendali. Se una gestione continua a installare un certo modello, non lo fa per romanticismo industriale. Lo fa perché, dentro un determinato assetto operativo, quella macchina consente di tenere insieme investimento, costi di gestione, marginalità e una resa in tazza che evidentemente l’azienda considera adeguata al proprio modello di servizio.
La Ducale
Fantavending qui i bergamaschi continuano ad installare Ducali, Ducali e poi Ducali... Sono più lente delle lumache per fare il caffè... Per non parlare dei problemi tecnici che si portano dietro fin dalla prima installazione!!! Ma Lavazza che progetti ha riguardato la sostituzione dei distributori? Vogliamo le care e vecchie Canto e Concerto...
La Ducale è storicamente una macchina complessa da far funzionare bene, ma con le giuste regolazioni e manutenzione è un'ottimo distributore con una grande resa in tazza. I bergamaschi guardano molto al conto economico della macchina. Se continuano a installarla, evidentemente ritengono che il saldo tra costo, gestione, ricambi, assistenza e qualità del caffè sia ancora positivo.
21 aprile 2027
Mi rendo conto che il 21 aprile è ancora bello lontano ma iniziare a pensare come sostituire le palette in plastica tradizionali potrebbe essere una buona idea non trovate? Come siano messi con le alternative? Qualche consiglio?
Il consiglio è di fare prima possibile dei test sulle alternative esistenti. La bioplastica sembra essere la principale soluzione di continuità, ma ciò non toglie che fare qualche prova con bambù, legno, carta e zucchero liquido, potrebbe essere essenziale per non arrivare all'appuntamento impreparati. Meglio scoprire oggi i limiti di un'alternativa che trovarsi a farlo all'ultimo...
VAI con i pagamenti
Ma risponde a verità che nelle sedi VAI è già arrivato l'uomo LAVAZZA a mettere in riga le rivendite e la clientela che balla nel manico coi pagamenti
La figura che tu definisci “l’uomo Lavazza” è entrata in VAI dal 5 giugno. Possiamo confermare che gira voce di una comunicazione inviata questa settimana ai clienti, con un richiamo molto deciso al tema dei pagamenti. È chiaro che rientrare dalle posizioni aperte sia importante, così come è evidente che alcune situazioni vadano monitorate. Per noi però il punto è un altro. Una politica troppo rigida verso piccoli e medi gestori, proprio in questa fase di mercato, rischia di essere controproducente. Le rivendite hanno costruito la loro forza anche su rapporti storici, spesso ultradecennali, fatti di fiducia, territorio e conoscenza reale dei clienti. Trattarli solo come una riga di scaduto potrebbe essere un errore.
Vertenza Bamar
Buongiorno ragazzi è la prima volta che vi scrivo. Vi prego continuate a parlare della Bamar. Il silenzio è il nostro nemico più grande.
Ti ringraziamo per la segnalazione. Lo scorso fine settimana ci era stato inviato un articolo del Giornale di Salerno con alcuni aggiornamenti sulla situazione di Bamar e con l’annuncio di un sit-in davanti allo stabilimento. Eravamo in attesa di capire se ci sarebbero stati nuovi sviluppi sulla vertenza, ma a questo punto abbiamo deciso di parlarne anche nelle news di Fantavending. Quando una vicenda riguarda lavoratori del vending, anche se in una realtà numericamente piccola, il silenzio non aiuta nessuno. Noi continueremo a seguire il tema, cercando, come sempre, di distinguere i fatti verificati dalle segnalazioni.
Ruota il cellulare
Fanta è proprio fastidioso il pop up che ti suggerisce di girare il telefono. Lo odio ti prego leva questa funzione sono 10 anni che ti leggo in verticale...
Lo odiamo anche noi ma ce l'ha fatto introdurre la nuova normativa europea sull'accessibilità (EAA, Dir. UE 2019/882) con sanzioni tutt'altro che simboliche per chi non si adegua.. Però abbiamo rimesso mano alla programmazione, da ora l'avviso compare una volta sola nello stesso telefono e poi sparisce per sempre. Lo rivedrai giusto al prossimo accesso, poi non ti disturberà più. Buona lettura in verticale come ai vecchi tempi!
Acquisizione D8
Sapete perché Maxicoffee non ha detto nulla sull’acquisizione della D8? Perché l’hanno pagata una cifra che il multiplo di 9,5 di Ivs impallidisce! Il sig. Gildo ha fatto valere le sue storiche relazioni con la Famiglia.
Ti ringraziamo del commento, che però ci espone su ben tre elementi in questo momento non verificabili e potenzialmente problematici: prezzo dell’eventuale operazione, confronto con i multipli IVS e rapporti personali. Sui primi due aspetti attendiamo conferme, quando e se ci sarà una comunicazione ufficiale. Sul signor Gildo, invece, una cosa la diciamo volentieri: ha tutta la nostra stima e ha fatto un lavoro straordinario in Francia. Che le sue richieste vengano ascoltate con attenzione ci sembra più che corretto.
Giovani d'oggi
A proposito di ragazzetti che finiscono la scuola e vengono a lavorare in estate. Ne abbiamo preso uno di 19 anni, pure uno bello palestrato che al secondo giorno di caldo e pieni di chiamate per l'acqua finita, non è venuto a lavorare e non risponde nemmeno al telefono... E pensare che io 35 anni fa ho iniziato così, lavorando un estate per un gestorino locale e non ho più smesso.
Capiamo benissimo lo sconforto, perché il vending d’estate è un test crudele. Non vogliamo però trasformare il tuo caso in una sentenza sui giovani d’oggi. Chi sparisce subito, probabilmente non era fatto per il vending. Chi resta, come è successo ad almeno due generazioni di attuali gestori, rischia invece di non uscirne più.
Procacciatori
Negli USA nasce il marketplace delle location vending? Non parlate difficile, vuol dire gente che vende battute, procacciatori. Sapete quanti ce ne sono in giro qui in Italia? Vanno nelle aziende trattano le condizioni e poi le vendono ai grandi gruppi... Ma da 30 anni...
Vero, i procacciatori di postazioni esistono anche in Italia da una vita. Ma la notizia del marketplace in USA parte da presupposti molto diversi: non parliamo del singolo che trova una postazione e la rivende, ma di una piattaforma strutturata che prova a rendere visibili, confrontabili e più tracciabili le location disponibili. Poi resta tutto da verificare, perché nel vending una buona postazione non si compra con un clic. Però il salto è proprio questo: passare dalla singola trattativa a un sistema più trasparente ed organizzato.
Nuove generazioni
Ciao Fantavending, devo raccontarti una cosa incredibile. Ho fatto un colloquio a un ragazzetto che ha appena finito la scuola e voleva venire a lavorare nella mia gestione. Prima ancora che gli spiegassi bene il lavoro mi ha chiesto: “Ma posso lavorare in smart working?”. Giuro, sono rimasto in silenzio per due minuti.
La scena è meravigliosa e purtroppo anche molto realistica. Il problema non è il ragazzo, che probabilmente ha respirato per anni il mito del lavoro da remoto come soluzione universale. Il problema è spiegare a una generazione cresciuta tra app, laptop e videocall che esistono ancora mestieri dove la presenza fisica non è un dettaglio, ma il cuore stesso del servizio.
Ottimismo
apprendo del nuovo decreto in merito all'Iperammortamento, tempo 0 r arrivano i commenti del mio commercialista e del mio consulente per i centri di costo... era un invito a snobbare completamente la nuova normativa. Io personalmente aspetto di capire ... e mi sono permesso di rispondere ai 2 "terroristi" con la foto di Tonino Guerra con la sua frase " L'ottimismo è il sapore della vita ". Sempre e solo ad innalzare la "paura " di vivere in serenità.
I consulenti fanno il loro lavoro e spesso consigliano prudenza, perché vedono prima di tutto rischi, carte, procedure e possibili problemi. Ma l’imprenditore deve fare un altro mestiere. Fare impresa significa anche rischiare, investire, scegliere prima degli altri e assumersi la responsabilità delle decisioni. Se ogni volta che arriva una norma complessa la prima reazione è “lasciamo perdere”, allora non siamo più davanti a una strategia imprenditoriale, ma a una gestione difensiva dell’esistente. Sulla Transizione 5.0 la burocrazia c’è, inutile negarlo. Però proprio per questo chi avrà la forza e la tenacia di capirla davvero potrebbe trovarsi davanti a un’opportunità importante, soprattutto in un settore che ha bisogno di investire in efficienza, tecnologia e modernizzazione.
Lasciate perdere
Un consiglio che piacerà a pochi ma buoni. Lasciate perdere il 4.0. Iper super ultra ammorbidente. Compratevi nuove macchine ma basic, Easy very Easy, Spendere 2,000 euro in più per poi, se tutto vi riesce bene bene ma bene, In 6 lunghissimi anni recupererete chissà cosa poi. Non sappiamo cosa dobbiamo fare a luglio..... figurati. Stiamo più sul pezzo e non sulle alchimie contabili. W l'estate.
Il punto non è comprare macchine basic per principio o macchine evolute per moda. Il punto è capire dove quella tecnologia genera valore reale e dove invece serve solo a complicare la vita al gestore. Perché una macchina super accessoriata in una location che fa poche battute resta una macchina costosa in una location debole. Ma vale anche il contrario: mettere una macchina troppo semplice in una postazione di grande valore significa spesso sprecare potenziale, rinunciare a dati, pagamenti evoluti, migliore esperienza d’uso e possibilità di aumentare davvero le consumazioni. Insomma, la macchina giusta non è quella più tecnologica o quella più economica, ma quella coerente con il valore della postazione.
Sogedai IVS
Sogedai…. IVS…. Le voci si fanno sempre più insistenti... Insomma si farà??
Voi che sapete tutto, ma che notizie arrivano da Bergamo sull'acquisizione di Sogedai
Ci tocca tornare sull’argomento, perché anche questa settimana sono arrivati almeno una decina di messaggi come questi. Già che parlate di Bergamo, occorre fare una rettifica importante: nell’estate del 2026 un’acquisizione di questa portata verrebbe decisa a Torino, non solo a Bergamo. Il controllo di IVS sta ormai entrando in una fase diversa, con E-Coffee Solutions e quindi Lavazza sempre più centrali negli equilibri del gruppo. In questo momento non ci risulta alcuna volontà di assumersi ulteriori impegni rilevanti nel mercato italiano del vending, già ampiamente presidiato. Quindi, se dovessimo rispondere alla domanda “si farà?”, oggi diremmo questo: le voci ci sono e girano, ma al di là dei rumors non abbiamo trovato alcun elemento concreto.
transizione 5.0
Ma davvero la Transizione 5.0 aiuterà i piccoli gestori o finirà come sempre, con consulenti, carte e vantaggi solo per chi è già strutturato?
Ciao ragazzi sono preoccupato, ma un aiutino da parte vostra per la Transazione 5.0? Confida sta facendo qualcosa?
La preoccupazione è comprensibile, ma il punto non è tanto la dimensione dell’azienda, quanto la burocrazia necessaria per richiedere il beneficio. Per tutti i gestori il problema è avere tempo, competenze e supporto per affrontare pratiche, certificazioni, verifiche tecniche e passaggi amministrativi che spesso rischiano di diventare più complicati dell’investimento stesso. In ogni caso, CONFIDA sta lavorando alla realizzazione di una circolare e metterà a disposizione degli associati, grandi e piccoli, il supporto di un ingegnere esperto in Transizione 5.0.
Shaker proteici
Adesso il vending vuole entrare anche nelle palestre con shaker proteici e bevande isotoniche. Ma siamo sicuri sicuri che i gestori siano pronti a uscire dal solito caffè, acqua e snack? Il problema sta tutto lì
Shaker proteici e bevande isotoniche aprono un altro mondo: assortimento, gusto, prezzo, igiene, manutenzione, formazione del personale e rapporto con il gestore della palestra. Non basta cambiare prodotto, probabilmente bisognerà cambiare approccio. Ma ben venga, restare fermi al “si è sempre fatto così” è davvero pericoloso. Alcune location tradizionali stanno consumando meno, mentre palestre, uffici evoluti, campus e luoghi legati al benessere possono diventare spazi interessanti. Non per tutti i gestori e non con qualunque macchina, ma per chi saprà leggere davvero il bisogno del consumatore.
Made in Italy
Valorizzazione del Made in Italy!!!! Basta vedere Venditalia... Smettetela di fare proclami falsi!
La valorizzazione del Made in Italy è un tema serio e, proprio per questo, va affrontato con dati e non con slogan. Il riferimento a Venditalia è poco consistente, visto che parliamo di una fiera per vocazione internazionale e non nazionale, che ha comunque contingentato a meno del 10% dei propri spazi la presenza asiatica. Che nel piano strategico del prossimo quadriennio di CONFIDA ci sia la difesa del Made in Italy è una cosa positiva. Anche perché, su questo tema, l’associazione si è mossa con decisione, più di quanto abbia fatto Confindustria, soprattutto dopo la clamorosa esclusione dei prodotti “made in UE” dall’iperammortamento.
Gruppo Giovani
Tutti uomini? Volevo farvi presente che nel gruppo giovani Confida su 7 consiglieri eletti ben 3 sono donne. Un bel segnale per il futuro, magari tra qualche anno ci saranno molte ragazze sedute nel Consiglio Direttivo!
È vero, ed è un segnale molto positivo. Nel Gruppo Giovani CONFIDA la presenza femminile è decisamente più significativa e il fatto che 3 consigliere elette su 7 siano donne dimostra che qualcosa si sta muovendo. Probabilmente è proprio da lì che può arrivare il cambiamento nei prossimi anni. Sarebbe un bel passaggio per tutto il settore, anche perché nel vending le donne ci sono, lavorano, decidono e in molte aziende hanno ruoli fondamentali. Vederle sempre più rappresentate anche nei luoghi associativi sarebbe certamente una buona notizia.
Stipendi trasparenti
Stipendi trasparenti. Con superminimi e rimborsi km parlare solo di livelli retributivi è inutile!
La trasparenza salariale è utile solo se servirà a rendere più chiari i criteri con cui si arriva alla retribuzione complessiva, non se diventerà una fotografia parziale del minimo tabellare. Il problema non è sapere quanto prende il singolo collega, ma capire se certe differenze sono motivate da responsabilità, competenze, risultati, anzianità o disponibilità reale sul territorio.
Solo uomini
Ciao Ragazzi... La mia è solo una piccola provocazione.. Ma nel nuovo direttivo CONFIDA, solo uomini???
Bella la foto dell'elezioni in Confida, ma perché nessuna donna?
La domanda è più che legittima ma la spiegazione è molto semplice, anche se non particolarmente soddisfacente: non ci sono state candidature femminili. Da quanto ci risulta, nei mesi precedenti al rinnovo degli organi associativi è stato fatto un lavoro di scouting piuttosto lungo tra le aziende associate, cercando di capire se ci fossero imprenditrici o manager disponibili a candidarsi per il Consiglio direttivo. Quindi nessun ostacolo all’ingresso delle donne (e ci mancherebbe), il problema è che, al momento di arrivare alle candidature, nessuna donna si è resa disponibile. In una situazione del genere, l’elezione di un Consiglio composto solo da uomini è diventata di fatto inevitabile.
Intelligenza artificiale e lavoratori
Parlando con CONFIDA mi è stato detto che i corsi sull’intelligenza artificiale sono quelli che stanno andando meglio. Benissimo, nulla da dire, perché le aziende devono capire questi strumenti e imparare a usarli. Però forse sarebbe il caso di cominciare a parlare anche dei lavoratori. L’intelligenza artificiale farà perdere posti di lavoro anche nel vending? E se sì, quali?
La formazione sull’intelligenza artificiale è utile, anzi necessaria, perché far finta che questa trasformazione non esista sarebbe semplicemente ridicolo. Aprire in contemporanea una riflessione sull’impatto occupazionale è altrettanto utile. Non c'è un allarme nemmeno prospettico per il vending, ma sarebbe interessante capire quali mansioni verranno trasformate, quali competenze serviranno e come accompagnare le aziende e i lavoratori in questo passaggio.
Generazioni di tecnici
Ragazzi vi faccio una domanda difficile. Se prendo un ragazzo appena uscito dal liceo tecnico e lo faccio affiancare per un anno al mio attuale tecnico, che poi andrà in pensione, non rischio che gli insegni solo il modo di lavorare di trent’anni fa? Alla fine potrei ritrovarmi con un giovane tecnico, ma già formato vecchio…
Speriamo proprio di no, anche perché i tecnici veri, quelli appassionati al loro lavoro, non sono fermi a trent’anni fa. Si aggiornano, seguono l’evoluzione delle macchine e imparano sul campo. Certo, un ragazzo che nasce digitale può avere un vantaggio naturale su alcune nuove tecnologie. Ma su questi aspetti esistono corsi, formazione dei costruttori di vending machine e aggiornamenti dei produttori di sistemi di pagamento. Quello che invece gli può insegnare un tecnico storico, credimi, non glielo insegnerà mai nessuno.
Piccoli gestori
Si parla sempre bene dei piccoli gestori, del rapporto umano, della flessibilità e del servizio fatto bene. Poi però, tra aumenti, burocrazia, gare complicate, costi tecnici, pagamenti elettronici, richieste ambientali e clienti che non vogliono aumenti, sembra che il mercato stia facendo di tutto per rendergli la vita impossibile. Allora la domanda è semplice: il piccolo gestore è ancora un valore o è destinato a sparire?
Noi la vediamo quasi al contrario. Il piccolo gestore non è affatto destinato a sparire, anzi può avere ancora molto spazio per crescere. Territorialità, flessibilità, rapporto diretto con il cliente e capacità di dare un servizio davvero vicino alle esigenze della singola postazione sono vantaggi competitivi reali. Servono organizzazione, qualità del servizio, capacità di fare i conti e il coraggio di non vendersi al prezzo più basso. Ma il momento storico non è necessariamente sfavorevole ai piccoli. Alcuni grandi gruppi stanno attraversando fasi complicate e proprio lì si possono aprire spazi interessanti per chi è radicato sul territorio e sa lavorare bene.
Nessuno lo vede
Secondo me il problema del vending è che il cliente vede il distributore, ma non vede tutto quello che c’è dietro. Caricatori, tecnici, sanificazioni, guasti, mezzi, magazzino, software, pagamenti, urgenze e reperibilità. Quando tutto funziona sembra normale, quando qualcosa non va apriti cielo. Ma come si fa a far capire al cliente il valore reale del servizio?
Ha perfettamente ragione. Il vending è uno di quei servizi che funzionano davvero quando nessuno se ne accorge e il valore del servizio diventa visibile solo quando qualcosa si blocca. E a quel punto spesso il gestore viene giudicato per l’errore e non per tutte le centinaia di volte in cui il servizio ha funzionato senza fare rumore. Come si fa a farlo capire? Con trasparenza e con la pazienza di spiegare ogni tanto il proprio lavoro al cliente.
Buone location
Secondo me molti commerciali confondono il passaggio con il consumo reale. Una location piena di persone non è automaticamente una buona location vending. Può esserci tantissimo movimento, ma poca permanenza, oppure un pubblico che passa davanti alla macchina senza avere tempo, abitudine o motivo per fermarsi. Alla fine contano gli orari, i turni, la durata della presenza, le pause reali, il tipo di utenza, il potere di spesa e anche la posizione esatta della macchina. Una postazione con meno persone, ma con consumi ripetuti e abitudini consolidate, può valere molto più di un luogo apparentemente affollato. Quindi ragionate meglio su cosa rende davvero redditizia una postazione vending, invece di guardare solo quanta gente ci passa davanti!
Valutare il reale valore di una postazione vending è una delle cose più importanti del nostro settore, ma anche una delle più difficili. Spesso, prima di entrare in una nuova location, si hanno pochi dati certi e molti elementi da interpretare. Si conoscono magari le presenze complessive, il numero di dipendenti, gli orari di apertura o il tipo di attività, ma non sempre è facile capire le abitudini reali di consumo, i flussi durante la giornata, le pause effettive, le alternative già presenti e il comportamento degli utenti. Per questo è normale che molte aziende usino criteri numerici, formule o algoritmi basati sulle presenze. Il punto è che quei dati servono, ma non bastano. Accanto alla valutazione quantitativa bisognerebbe inserire anche una lettura qualitativa della postazione.
Elezioni CONFIDA
Ma come mai non avete ancora parlato delle prossime elezioni in CONFIDA? Chi verrà eletto, chi resterà fuori, chi potrebbe entrare? È già tutto scritto oppure dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? I prossimi quattro anni saranno molto importanti per il settore e sarebbe interessante capire che aria tira.
Abbiate pazienza ancora qualche giorno. Lunedì usciremo con l’elenco completo degli eletti di CONFIDA e a quel punto sarà possibile fare una lettura più precisa del nuovo assetto associativo. Qualche conferma importante c’è, a partire da quella di Massimo Trapletti come futuro presidente, ma per il resto non è tutto così scontato. All’interno dei vari gruppi ci sono diverse novità e alcune elezioni saranno tutt’altro che una formalità. Per questo preferiamo aspettare il quadro completo, invece di inseguire voci o anticipazioni. I prossimi quattro anni saranno decisivi per il settore e la composizione del consiglio direttivo sarà molto importante.
CAM disattesi
Ma non avete ancora capito che i CAM rischiano di diventare un disastro? Io lavoro nel vending da due anni, ma prima lavoravo nella ristorazione collettiva, dove i CAM esistono già dal 2020. Eppure, qualche settimana fa, i NAS hanno controllato le mense ospedaliere e hanno trovato irregolarità in oltre quattro strutture su dieci. La morale? Mettere criteri sulla carta non significa automaticamente migliorare il servizio. Anzi aumentando burocrazia, costi e confusione.
Il tema è capire come vengono scritti. Se i CAM sono costruiti bene, con criteri corretti, applicabili e compatibili con il settore a cui si riferiscono, possono perfino aiutare a migliorare il servizio. Il problema nasce quando vengono scritti male, da chi non conosce davvero la filiera che sta regolando. Nel vending questo rischio è emerso in modo clamoroso. Alcuni passaggi dei CAM hanno mostrato errori tecnici evidenti, come il riferimento alla caldaia del caffè a 50 gradi, per citare solo l’esempio più noto. Un’indicazione del genere non è un dettaglio: dimostra che chi ha scritto quel testo non aveva una conoscenza reale del funzionamento di una macchina del caffè e, più in generale, delle esigenze operative del nostro settore.
Stipendi e imboscati
Ne vedremo delle belle. Non vedo l’ora di capire quanto prendono certi colleghi, perché in ogni azienda sappiamo benissimo chi lavora davvero e chi invece riesce sempre a imboscarsi. Se adesso si potrà sapere qualcosa in più sugli stipendi, credo che per molti sarà una scoperta molto interessante.
Attenzione, la nuova norma non permette di vedere la busta paga del collega, né di trasformare l’azienda in una caccia all’imboscato. Consente invece di avere informazioni sui livelli retributivi medi per categorie comparabili, quindi dati aggregati e non cedolini personali. Detto questo, è evidente che il tema farà discutere molto lo stesso...
Macchina Lidl
Avete visto la macchina espresso da 69 euro alla Lidl, con tanto di lancia vapore? Scommettiamo che finirà anche nei piccoli uffici, magari comprata con il gruppo d’acquisto tra colleghi? E poi il gestore deve andare lì a spiegare che il caffè del distributore va aumentato di 5 centesimi. Non possiamo farcela.
La macchina in questione ha il portafiltro e funziona con caffè macinato. Questo significa dosare, pressare, estrarre, pulire, svuotare il filtro, gestire la lancia vapore e, se qualcuno vuole il cappuccino, anche latte, bricco e residui da lavare. Onestamente è una manualità poco compatibile con la vita reale di un piccolo ufficio, soprattutto se la macchina viene usata da più persone durante la giornata. Non ce lo vediamo molto un gruppo di impiegati che, tra una mail e una riunione, si mette a fare cappuccini con una macchina entry level e il caffè macinato del supermercato. Magari l’entusiasmo dura qualche giorno, poi arrivano il portafiltro sporco, il latte dimenticato, il piano macchiato e la solita domanda: chi la pulisce? Quindi no, non crediamo che una macchina Lidl da 69 euro sia una vera minaccia per un gestore che ha un buon contratto, regole chiare contro le macchine abusive e un servizio automatico fatto bene. Il problema resta sempre lo stesso: far capire che il vending non vende solo un caffè, ma comodità, continuità, pulizia, rifornimento, assistenza e responsabilità del servizio.
Soci amministratori
Soci amministratori. Ci introduciamo anche noi in questo discorso che ci ha appassionato e, per tirare le conclusioni, presunzione a parte, ci sembra di poter dire che alcuni soci, se stessero a casa loro e lasciassero gestire le aziende da persone competenti, probabilmente andrebbero meglio e tribolerebbero di meno e, alla fine, farebbero più contenti anche gli altri soci, sempre che ci siano. Però per questo ci vogliono visione e modestia.
Posto che ovviamente non è un problema che riguarda solo il vending, ma gran parte delle piccole e medie aziende italiane, possiamo in linea di massima condividere la vostra riflessione. Però vi avvisiamo che visione e modestia non sono qualità così frequenti nel settore e, probabilmente, nemmeno fuori dal settore. Ancora più rara è la lucidità di abbandonare una poltrona quando si è convinti di essere indispensabili. Quella, purtroppo, è merce rarissima.
Alla fine il TAR di Bologna ha messo un primo, pesantissimo stop alla strategia del Comune di Rimini contro i negozi automatici H24. Non siamo ancora alla sentenza definitiva, ma il decreto cautelare è già una notizia molto importante per tutto il settore. Perché dopo mesi di ordinanze ripetute, chiusure notturne e provvedimenti costruiti sempre sullo stesso schema, il giudice amministrativo ha acceso un faro su un punto decisivo: non si può trasformare un potere temporaneo in una disciplina permanente mascherata da emergenza mensile.
Fantavending aveva già raccontato questa vicenda ad agosto, quando il Comune di Rimini era stato costretto a fare marcia indietro sulla prima ordinanza, quella che imponeva agli H24 della zona tra la stazione e il centro storico di restare aperti solo con personale addetto al presidio e alla sorveglianza. Una misura assurda, che avrebbe reso economicamente insostenibile la gestione delle attività. Secondo l’analisi del conto economico, l’obbligo di presidio avrebbe comportato costi tre volte superiori ai ricavi. In pratica non era una misura di sicurezza, era una condanna alla chiusura.
Grazie al ricorso di un gestore locale seguito dallo studio legale ADR Firm (avv. Cristina Brasca) e con il coordinamento di CONFIDA, il Comune aveva già ridimensionato quella follia in una limitazione degli orari dalle 23 alle 5, inizialmente per un solo mese. Ma da quel momento è iniziato il gioco delle ordinanze a ripetizione. Una al mese, sempre con lo stesso impianto, sempre con la stessa motivazione, sempre contro gli stessi operatori. Agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio. A un certo punto la domanda diventa inevitabile: siamo davanti a un’emergenza temporanea o a una scelta politica stabile contro gli H24?
Il TAR, con grande chiarezza, dice una cosa fondamentale: il Comune non può continuare a reiterare ordinanze mensili aggirando, di fatto, il limite dei trenta giorni previsto dalla norma. E non può costringere gli operatori a rincorrere provvedimenti che scadono prima ancora di poter essere esaminati seriamente in sede collegiale.
Ma il passaggio più importante è un altro, forse ancora più pesante della questione dei trenta giorni. Il TAR non ha rilevato che gli H24 siano la causa del degrado urbano o della cosiddetta mala movida. Il Comune ha motivato le ordinanze parlando di aggregazioni serali e notturne e di disturbo della quiete pubblica, ma una cosa è indicare un problema, un’altra è dimostrare che quel problema nasca dai negozi automatici. E questo nesso causale, nel decreto cautelare, non viene riconosciuto.
Qui sta il punto politico che Fantavending denuncia da tempo. Gli H24 sono diventati il bersaglio più comodo per amministrazioni che non riescono a governare la notte. C’è degrado? Si chiude l’H24. C’è rumore? Si chiude l’H24. Ci sono aggregazioni? Si chiude l’H24. Ma il problema non sono le macchine. Il problema sono i controlli che mancano, il territorio che non viene presidiato, i comportamenti incivili che non vengono sanzionati, le zone critiche lasciate a se stesse. Spegnere un distributore automatico non spegne il degrado. Spegne solo un’attività commerciale regolare.
Nestlé mette le mani su Yfood e porta lo smart food dentro la grande industria alimentare globale. Il colosso svizzero ha deciso di acquisire il 100% della società tedesca, uno dei marchi europei più noti nel segmento dei pasti pronti da bere, dopo essere entrato nel capitale nel 2023 con una quota di minoranza.
Yfood è nata a Monaco di Baviera nel 2017 e ha costruito la propria crescita su un’idea molto semplice: offrire un pasto completo in formato liquido, pronto da consumare, pensato per chi non ha tempo, non ha accesso a un pasto tradizionale o cerca una soluzione nutrizionale rapida. Nel tempo l’offerta si è allargata anche a polveri e barrette, ma il cuore del progetto resta quello della nutrizione completa, mobile e immediata.
I numeri spiegano bene perché Nestlé abbia deciso di chiudere l’operazione. Yfood è oggi presente in 30 Paesi, in oltre 50.000 punti vendita, e nel 2025 ha raggiunto circa 150 milioni di euro di vendite, con una crescita annua a doppia cifra. Il marchio resterà autonomo, con sede a Monaco, ma potrà contare sulla rete distributiva e sulla forza industriale di Nestlé per accelerare l’espansione internazionale.
La mossa di Nestlé arriva pochi mesi dopo l’annuncio di Danone sull’acquisizione di Huel, altro protagonista europeo della nutrizione completa. Due operazioni ravvicinate che dicono una cosa abbastanza chiara: quello che fino a pochi anni fa sembrava un mercato di nicchia per studenti, sportivi e consumatori digitali sta diventando una categoria molto più seria. E quando entrano i grandi gruppi, anche il vending farebbe bene a guardare con attenzione dove si stanno spostando i consumi.
80 decibel
Non c'entrano nulla gli H24 con gli 80 decibel della movida. La vera curiosità sarebbe vedere una misurazione prima e dopo l'ordinanza: il rumore sarà diminuito davvero o sarà rimasto sostanzialmente lo stesso? Perché se il problema sono centinaia di persone che affollano le strade fino a tarda notte, difficile pensare che chiudere un distributore automatico possa spostare anche solo di un decibel la situazione. Ma questi controlli vengono poi fatti?
È una domanda legittima. Se l'obiettivo dell'ordinanza è ridurre il rumore, sarebbe interessante conoscere eventuali rilevazioni effettuate dopo l'entrata in vigore delle limitazioni. Solo confrontando i dati prima e dopo si può capire quanto abbia inciso realmente l'ordinanza e quanto invece il fenomeno sia legato alla presenza delle persone nelle aree della movida. Abbiamo la quasi certezza che cambia molto poco...
Commerciale fenomeno
Volevo fare una provocazione. Nella mia gestione abbiamo un commerciale considerato un fenomeno. È l’unico commerciale in azienda e spesso tratta noi caricatori e tecnici come se non contassimo nulla, come se il risultato dipendesse solo da lui. Però il nostro prezzo medio è appena sopra i 40 centesimi, quindi sotto la media di 42 centesimi che avete indicato voi. A questo punto mi chiedo: siamo sicuri che sia davvero un fenomeno? Mi piacerebbe dirlo anche alla figlia del fondatore, visto che non è quasi mai in sede e ha delegato tutto a lui.
Se il prezzo medio è persino due centesimi sotto la già misera media nazionale, allora forse è davvero un fenomeno, ma al contrario. Nel vending oggi il commerciale non si misura solo da quanti contratti porta a casa, ma anche da quanto riesce a difendere il valore del servizio. Vendere sotto costo, o comunque troppo basso, non è bravura commerciale. Sul coinvolgimento della proprietà il tema è più delicato e non sta a noi entrare nelle dinamiche interne di una singola azienda. Però una cosa è certa: quando la proprietà è troppo lontana dall’operatività, rischia di vedere solo il racconto di chi ha più voce, non necessariamente la realtà completa.
Lutto Giovanni Arena
Ciao Fantavending, mi spiace davvero non aver visto niente sulla scomparsa di Giovanni Arena, un grande del nostro settore, un pioniere del vending e una bravissima persona.
La notizia della scomparsa di Giovanni ci ha molto colpito e abbiamo ricevuto davvero tante segnalazioni da parte della community. Proprio per evitare equivoci, riteniamo doveroso spiegare perché non pubblicheremo la sua fotografia né il tradizionale ricordo che in questi casi siamo soliti dedicare alle persone che hanno lasciato un segno importante nel nostro settore. Nelle settimane precedenti alla sua scomparsa Giovanni ci aveva infatti espresso personalmente e in modo inequivocabile la volontà di non comparire in un elogio funebre dopo la sua morte. Per rispetto della persona e della richiesta che ci aveva affidato, abbiamo scelto di attenerci a quella volontà. Alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il nostro più sincero pensiero.
Finanza e vending
Certo che il vending è diventato banche, finanza, azioni, parole come EBITDA e fondi finanziari. Sono un ex ADR, ho lasciato questo settore dieci anni fa. Allora c'erano ancora rapporti umani, anche con l'amministratore delegato. Adesso vedo molta tristezza in questo campo. Mi dispiace, ma è proprio vero: quando subentra certa finanza riesce a rovinare interi lavori.
Crescendo, molte aziende hanno avuto bisogno di capitali, strutture manageriali e dimensioni che vent'anni fa erano impensabili. Il problema non è la finanza in sé, ma quando i numeri diventano l'unico parametro e si perde il contatto con persone, clienti e territorio. La sfida, probabilmente, è trovare un equilibrio tra efficienza e rapporti umani, senza sacrificare uno dei due.
CAM disattesi
CAM: si danno per scontate tante e troppe cose. Controlli burocratici solo cartacei. Se si dà per scontato SCIA, ISO, corrispettivi certificati, figuriamoci l'applicazione dei CAM in un momento nel quale tutto aumenta e i prezzi sono pressoché fermi da anni. Come al solito... tante chiacchiere e poca concretezza da parte di tutti: la colpa non può ricadere solo sui gestori.
CAM disattesi: in un comparto dove aumentano i prezzi d'acquisto ma non quelli di vendita, i CAM, seppur necessari, vengono visti come un'ulteriore "gabella". Sistemi intricati e spesso difficili da applicare, verifiche spesso solo documentali, portano a un naturale disinteresse verso l'applicazione di tali criteri. Un maggiore interesse da parte di produttori e amministratori porterebbe i gestori a non eludere il problema.
Secondo noi il problema nasce molto prima dei gestori. Quando una norma viene percepita come complicata, burocratica, costosa da applicare e verificata quasi esclusivamente sulla carta, è inevitabile che faccia fatica a trovare una completa diffusione. I CAM scontano questo peccato originale fin dalla loro introduzione: obiettivi condivisibili, ma strumenti molto poco aderenti alla realtà operativa delle aziende.
Soci amministratori
Compensi amministratori. Benissimo quello che avete pubblicato in risposta a quella osservazione fattavi da qualche operatore del settore. Ma io penso anche che certi amministratori dovrebbero dare le dimissioni a consuntivo di certi risultati. Se non le danno è perché in questo settore, la maggior parte delle volte, gli amministratori sono anche soci di capitale. Ed è questo il vero problema perché, se così non fosse, come nella logica dovrebbe essere, avrebbero poca vita. Altro che riduzione del compenso. Pensiero fattomi da un commercialista e che io condivido perfettamente.
Quando amministratori e soci coincidono, il giudizio sui risultati segue logiche diverse rispetto a quelle di una manageriale pura. Ma alla fine contano sempre i numeri: se i risultati non arrivano, prima o poi il mercato presenta il conto. Più poi che prima, nel caso dei soci, ma il conto arriva sempre.
AVVISO AI NAVIGANTI – Festa della Repubblica 2026
Lunedì 1 giugno la redazione di Fantavending sarà chiusa.
I vostri commenti e le nostre risposte torneranno regolarmente mercoledì 3 giugno.
Ne approfittiamo per augurare a tutti i nostri lettori un sereno ponte della Festa della Repubblica.