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Capitale umano
Evoca
Da ex
dipendente Evoca
vorrei fare una
riflessione. Ho
appena letto il
bilancio di
sostenibilità
pubblicato su
Linkedin.
L'amministratore
delegato parla di
valorizzazione del
capitale umano Evoca
come aspetto
centrale
dell'azienda... però
negli ultimi due
anni il gruppo ha
100 dipendenti in
meno. Ma non è una
palese
contraddizione?
Adesso non
guardatelo solo come
uno sfogo di un ex,
ma come una
riflessione generale
su tutti i bilanci
di sostenibilità,
perché dicono sempre
le stesse bellissime
cose anche se poi le
dinamiche
occupazionali sono
completamente
diverse?
La domanda è
legittima: come si
concilia la
valorizzazione del
capitale umano con
una riduzione di
circa 100 dipendenti
negli ultimi due
anni? In realtà è
una contraddizione
solo apparente ed è
una dinamica
piuttosto comune nei
bilanci di
sostenibilità delle
grandi aziende.
Quando Evoca parla
di “valorizzazione
del capitale umano”,
non intende
necessariamente un
aumento quantitativo
del personale, bensì
un miglioramento
qualitativo del
rapporto con i
dipendenti rimasti:
più formazione,
maggiore attenzione
al benessere,
percorsi di
crescita, strumenti
di welfare, cultura
aziendale. Questa
interpretazione è
coerente con la
logica di molti
report ESG: non si
misura tanto “quanti
siamo”, ma “come
stiamo lavorando
insieme”. Tra
l'altro Evoca ha
ottenuto nel 2024 la
certificazione
Platinum di EcoVadis,
il massimo
riconoscimento
attribuito dalla
piattaforma di
rating ESG (Environmental,
Social and
Governance), che la
colloca nel top 1%
delle aziende
valutate a livello
globale.
Infine, per
rispondere alla tua
riflessione più
ampia, i bilanci di
sostenibilità sono
strumenti di
comunicazione sempre
più sofisticati, ma
vanno comunque letti
con un sano spirito
critico. A fianco
delle dichiarazioni
ufficiali, serve
anche informarsi su
fonti indipendenti.
E qui, come sai,
entra in campo
Fantavending...

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Città anti
vending
Ormai
abbiamo perso le
speranze con il
sindaco di Milano.
Ogni ordinanza è più
restrittiva della
precedente. Non si
può più circolare in
città, tra zone
"pedonali", finte
piste ciclabili e
erba alta
dappertutto.
Figuriamoci lavorare
con il furgone.
Limitare l'ingresso
a due sole ore al
giorno è da
incompetenti,
significa ignorare
cosa vuol dire
rifornire un intero
quartiere pieno di
uffici.
Che
poi, immagino il
caos anche solo a
trovare parcheggio
nella fascia oraria
9-11 quanto tutti i
furgoni dovranno
entrare e fare a
specchiate per
accaparrarsi un
posto in tripla fila
Poveri noi.
Ormai
Milano p una città
anti vending...
La sensazione è
quella di una città
che spinge verso una
logistica "green"
senza mai chiedersi
come funziona
davvero il lavoro di
chi rifornisce,
sistema, ripara. Due
ore al giorno (e
nemmeno comode) per
entrare in uno dei
quartieri più
trafficati e senza
posti auto, è pura
teoria. Sarebbe
bastato confrontarsi
con chi opera ogni
giorno nel settore
per trovare
soluzioni
realistiche. Invece,
come troppo spesso
accade, si scrivono
ordinanze sulla
carta... e poi ci si
stupisce se i
servizi non
funzionano.

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