Fantavending - Commenti e risposte dal mondo della distribuzione automatica
Point of Use
Fanta, ho letto la notizia sui 400.000 water dispenser installati in Italia e capisco che per il vending possa essere un mercato interessante. Però secondo me dobbiamo stare attenti a non abbandonare troppo facilmente il mercato delle bottigliette da mezzo litro. Avete letto i risultati dei controlli dei NAS sulle acque trattate nei bar e ristoranti? Più della metà irregolari... Installare un Point of Use è una cosa, gestirlo correttamente nel tempo è un'altra. Non rischiamo di considerare troppo facilmente il POU come il futuro dell'acqua nel vending?
Siamo d'accordo sul fatto che il mercato della mezzo litro vada difeso, ma attenzione a non trasformare l'indagine dei NAS in un processo ai Point of Use. I controlli riguardavano bar e ristoranti e quel 54% di situazioni non conformi comprendeva anche irregolarità nelle indicazioni di vendita, problemi procedurali e autorizzativi. Però il tuo ragionamento centra un punto importante. Un Point of Use non è una macchina che si collega alla rete idrica e poi ci si dimentica. Lo stesso Ministero della Salute ricorda che queste apparecchiature necessitano di una corretta gestione e di manutenzione periodica e che, se utilizzate o mantenute in modo improprio, possono anche pregiudicare la qualità dell'acqua erogata. Per il vending, quindi, il POU rappresenta sicuramente un'opportunità e i numeri del mercato dicono chiaramente che la domanda sta crescendo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarlo automaticamente il sostituto della bottiglietta da mezzo litro, che risponde anche a esigenze diverse, a partire dalla portabilità e dalla confezione sigillata. Probabilmente il futuro non sarà POU contro bottiglietta, ma POU e bottiglietta, scegliendo la soluzione più adatta a ogni singola location. E soprattutto ricordandosi che anche l'acqua alla spina è un servizio da gestire, non semplicemente una macchina da installare.
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Social sindaco
Siamo diventati famosi anche sulle pagine nazionali non tanto per dei controlli di routine, ma del fatto che un sindaco va di persona di notte con il cameramen a controllare dei distributori di merendine, piuttosto che andare di persona a controllare i problemi reali della città... Non ci facciamo mancare niente...
Il sindaco di Bisceglie non sta ricevendo bastonate solo dai cittadini, ma anche dalle altre forze politiche. Lo stanno asfaltando sulla stampa locale...
Nessuno mette in discussione che la Polizia Locale debba controllare gli H24 e sanzionare chi non rispetta le regole. A far discutere è la scelta di questo sindaco di accompagnare personalmente il controllo e trasformarlo in un'operazione di comunicazione sui social. Il risultato, almeno leggendo le reazioni dei cittadini e dei politici locali, sembra essere stato esattamente l'opposto di quello probabilmente cercato.
Foto: pagina Facebook Angelantonio Angarano
Rumors Evoca
Ciao ragazzi e bentornati fra noi. avete fatto bene a ricominciare una settimana prima del previsto, ero in astinenza da Fantavending. Quali news avete da Valbrembo, pare ci sia particolare fermento... Stanno per fare qualche operazione?
I rumors su Evoca sono ciclici, d’altronde Lone Star è al timone del gruppo da oltre dieci anni, un periodo decisamente lungo per il mondo del private equity, quindi un eventuale passaggio di mano non stupirebbe nessuno. Magari il fermento di Valbrembo non è altro che l’attesa dei risultati del primo semestre 2026, che saranno presentati nel pomeriggio di martedì 1° settembre. Probabilmente dopo quella data ne sapremo qualcosa di più.
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Licenziare i clienti
Fino a che il vending non farà contratti in cui, se io metto una macchina, non ci possono essere macchine a cialde in giro per le stanze, dove il caffè lo pagano 20 centesimi, avoja a fare discorsi di aumenti. Se poi tu nel distributore lo vendi a 0,60 e loro comprano le cialde a 0,20...
Premesso che in passato i costi di gestione del vending erano enormemente inferiori rispetto ad oggi, noi, storicamente, cioè in 45 anni di attività, abbiamo sempre cercato di vendere alla metà del prezzo del bar. Oggi si fa molta più fatica, ma se non lo facciamo le nostre aziende non saranno più sostenibili. Alcuni clienti che non comprendono, a volte, è meglio “licenziarli”.
Il caffè al distributore è sempre stato, per quel che ne so e lavoro nel vending dal 2000, più o meno alla metà di quello al bar. Una volta costava 500 lire al distributore e 1.000 al bar. Non mi sono mai occupato della parte commerciale, ma sicuramente oggi il caffè al distributore dovrebbe stare sui 60 centesimi e non ai prezzi che vediamo, che sono effettivamente troppo bassi.
Il nostro post sull'aumento dei prezzi del caffè al bar ha generato decine di commenti. Nei tre che pubblichiamo qui sopra tornano temi che conosciamo bene: il rapporto storico tra il prezzo del caffè vending e quello del bar, la concorrenza delle capsule all'interno degli uffici e soprattutto la difficoltà di adeguare i prezzi nelle locazioni. Alla fine però il tema vero è quello espresso nel secondo commento: non tutte le locazioni devono essere mantenute a qualunque costo. Se un cliente non accetta nessun adeguamento, i consumi diminuiscono e i conti non tornano più, continuare a servirlo solo per poter dire di non aver perso il cliente non ha molto senso. A volte "licenziare" una locazione è semplicemente una scelta imprenditoriale.
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L'estate più brutta
L'estate più brutta della mia vita. Ad aprile se n'è andato il mio caricatore storico, ma sono contento per lui: non si può fare questo lavoro dopo i 60 anni. Già due sostituti sono scappati appena è iniziato il caldo e il ragazzetto che mi era stato tanto raccomandato, al secondo giorno, è sparito e ha spento il telefono. Così, dal 2 agosto in poi, niente ferie e ho dovuto fare tutto da solo con mio figlio. Che non mi vengano mai più a dire che non c'è lavoro...
Il problema del personale sta diventando probabilmente una delle emergenze più serie del vending. E bisogna anche essere onesti: fare l’ARD non è un lavoro semplice, soprattutto nei mesi estivi, e non possiamo pensare che sia adatto a tutti. Servono formazione, organizzazione e condizioni economiche adeguate. Però una cosa è provare un lavoro e rendersi conto che non fa per te, un’altra è sparire dopo due giorni spegnendo il telefono. Quella non è una questione di stipendio, caldo o condizioni di lavoro, ma semplicemente di serietà.
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Tecnico IA
Dopo tanti anni di esperienza fatta sul campo come tecnico ora il mio lavoro viene analizzato dall' intelligenza artificiale che ben presto ci suggerirà che se non scende il latte potrebbe essere il mixer intasato oppure il contenitore vuoto. Credo che a me credo avrà poco di nuovo da raccontarmi ma spero di essere smentito, forse a qualche collega meno esperto potrà servire... ma in compenso quante mansioni verranno soppresse tra i nostri coordinatori?
Per un tecnico esperto probabilmente l’Intelligenza Artificiale non servirà a spiegare che il mixer è intasato o che il contenitore del latte è vuoto. Il valore dell'IA è un altro: analizzare migliaia di dati contemporaneamente, riconoscere anomalie ricorrenti, anticipare alcuni guasti e soprattutto mettere a disposizione di un tecnico meno esperto una parte dell’esperienza accumulata negli anni dai colleghi più bravi. Ma la tua ultima domanda è probabilmente quella più interessante. Se l’IA funzionerà davvero, ad essere maggiormente rivoluzionato non sarà il lavoro del tecnico sul campo, ma quello di chi oggi controlla, coordina, analizza e decide dove mandarlo. Perché cambiare un mixer continuerà a richiedere due mani, mentre per leggere cento segnalazioni e stabilire quali sono realmente prioritarie potrebbe bastare una macchina.
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10 - 21 agosto 2026
Sempre gli stessi
Confermo quello che avete scritto sugli ARD estivi. Anche da noi ne è appena arrivato uno che è durato come un gatto in tangenziale, tre o quattro giorni. Però da noi il vero problema sono i colleghi che stranamente si mettono in malattia proprio nei periodi più caldi... Succede ogni estate e sono sempre gli stessi, ma nessuno interviene perché sembrano essere intoccabili. Alla fine, a lavorare a 40 gradi restiamo sempre noi. Possibile che nessuno si accorga di nulla?
Sulle malattie certificate bisogna essere molto prudenti, ma quando le coincidenze si ripetono sistematicamente, sempre negli stessi periodi e sempre con le stesse persone, è comprensibile che tra chi resta a lavorare crescano rabbia e sospetti. A quel punto il problema non riguarda più soltanto i presunti furbetti, ma soprattutto chi dovrebbe organizzare e controllare il lavoro. Se esistono anomalie ricorrenti, l’azienda ha gli strumenti per verificarle nelle forme previste dalla legge. Far finta di non vedere significa scaricare ogni estate il peso dell’organizzazione sui dipendenti più disponibili. Ed è probabilmente questo l’aspetto più grave. Chi lavora seriamente viene premiato con più giri, più fatica e più caldo, mentre chi riesce sempre a sottrarsi non subisce conseguenze. Un sistema del genere, oltre a essere profondamente ingiusto, prima o poi fa scappare proprio i lavoratori più affidabili.
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Aumenti a senso unico
Con il gasolio arrivato a 2,10 euro al litro, diversi fornitori mi hanno già comunicato aumenti di listino, giustificandoli con la crescita dei costi di trasporto. Quando ho provato a fare lo stesso con alcuni clienti, spiegando che anche noi utilizziamo carburante e che i nostri costi sono aumentati, la reazione è stata violenta e maleducata. Ho proposto un adeguamento di 3 centesimi per i pagamenti con chiave e di 5 centesimi per quelli in moneta, anche perché i prezzi erano fermi da parecchio tempo. Eppure, poco è mancato che mi buttassero fuori. Possibile che noi gestori dobbiamo subire tutti gli aumenti, ma non possiamo mai trasferirne neppure una piccola parte sui prezzi di vendita?
Quando proponete un aumento non potete aspettarvi che il cliente vi risponda: “Hai ragione, non aspettavamo altro”. Una prima opposizione è quasi inevitabile, perché nessuno accoglie volentieri un rincaro. Ma proprio per questo bisogna arrivare preparati, spiegare le ragioni dell’adeguamento ed essere fermi e decisi. Se al primo no si torna immediatamente indietro, il cliente capirà che la sua tattica funziona. Qualcuno protesterà e qualcuno minaccerà di mandarvi via, ma continuare a servire una locazione in perdita soltanto per paura di non rimanere dentro, significa rimetterci ogni giorno.
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ARD estivi
Ciao Fanta il 3 luglio il nostro amministratore con una brillante idea comunicava che si cercava personale per affrontare il periodo estivo per garantire le ferie agli operatori e un servizio di qualità a tutti i clienti. Visto le alte temperature, il massimo di durata dei neo ingressi è stato di mesi 2 per il più longevo a 1 settimana (4 su 4 hanno abbandonato). Forse se siete in grado di spiegargli che il personale va preso e formato come si deve e non buttato allo sbaraglio dopo 3 giorni...
L’idea di assumere personale per garantire le ferie agli operatori era corretta. Il problema è pensare che bastino tre giorni di affiancamento per mandare una persona allo sbaraglio in uno dei periodi più pesanti dell’anno. Non basta mettere una maglietta aziendale a qualcuno per trasformarlo in un ARD: servono selezione, formazione, affiancamento e un minimo di tempo per imparare il mestiere. Può anche darsi che qualcuno dei candidati non fosse adatto o non avesse davvero voglia di lavorare, ma quando quattro persone su quattro abbandonano è difficile pensare che il problema sia soltanto loro. Forse sarebbe opportuno rivedere anche il modo in cui vengono inserite. Le ferie estive non si garantiscono assumendo all’ultimo momento, si preparano con mesi di anticipo.
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Un settore di servizi
Arrosticini. Condivido il concetto della sperimentazione, ma credo che il punto centrale sia un altro: il vending non dovrebbe essere visto come il settore del caffè, delle bibite o degli snack, bensì come un settore di servizi. Da produttore di distributori automatici, sono anni che cerco di far passare questo messaggio sul mercato. Troppo spesso la trattativa con le aziende si riduce a cataloghi prodotti, prezzi e sconti. In realtà il vero salto di qualità arriva quando il confronto si sposta sulle esigenze della location e delle persone che la vivono. Il compito di un professionista del vending dovrebbe essere capire chi prende realmente le decisioni e quali problemi deve risolvere: benessere dei dipendenti, welfare aziendale, turnazioni, presidio di aree non servite, attrattività degli spazi comuni, soddisfazione del personale e relazioni sindacali o del pubblico in transito. Il prodotto è solo uno degli strumenti a disposizione. La vendita automatica può offrire moltissime soluzioni se viene pensata come un servizio e non come una semplice vetrina di referenze. Ben vengano quindi gli arrosticini o qualsiasi altra novità, ma l'innovazione non è soltanto introdurre un nuovo prodotto. Innovazione è anche curare l'esperienza del consumatore, rinnovare l'offerta con logiche stagionali, adattarsi alle esigenze specifiche di ogni cliente e dimostrare che il gestore crea valore nel tempo. È su questo terreno che il vending può alzare il livello del confronto e distinguersi dalla semplice competizione sul prezzo.
Questo è uno dei passaggi culturali che il vending deve ancora completare: smettere di presentarsi al cliente come quello che porta un prodotto e iniziare a proporsi come chi gestisce un servizio. Perché a quel punto cambia completamente anche la trattativa. Non si parla più soltanto di prezzo del caffè e del ristorno, ma di cosa serve davvero a quell’azienda, a quei dipendenti e a quella specifica situazione. C’è però un punto che non va dimenticato: personalizzare davvero l’offerta e il servizio costa moltissimo. La standardizzazione, al contrario, permette di risparmiare e proprio per questo è stata per anni una delle basi del modello vending. Quindi va benissimo costruire servizi sempre più su misura, ma bisogna anche accettare che un servizio più complesso e personalizzato non possa costare come quello standard. Ed è qui che si torna inevitabilmente al prezzo. Se continuiamo a entrare nelle aziende promettendo il caffè a 40 centesimi, sarà poi molto difficile convincere qualcuno che possiamo offrire welfare, assortimenti dedicati, prodotti freschi e servizi costruiti sulla singola location. Il prodotto conta, ma il vero valore del gestore è tutto quello che costruisce intorno al prodotto. E quel valore, prima o poi, deve essere riconosciuto nel prezzo di vendita.
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Backup
Dopo la storia dell'azienda bloccata da un PDF infetto mi è venuto un dubbio. Per una piccola gestione come la mia che dà lavoro a 10 persone, qual è il minimo indispensabile per non rischiare di fermarsi completamente? Basta un backup?
No, purtroppo il backup da solo non basta. È indispensabile, ma bisogna essere sicuri che in caso di attacco sia ancora disponibile e soprattutto che qualcuno sappia come utilizzarlo per far ripartire l'azienda. Per una gestione di 10 persone non serve trasformarsi nella NASA. Il minimo, secondo noi, è avere un backup automatico dei dati importanti, con almeno una copia che non possa essere raggiunta e cancellata insieme ai computer aziendali. Se il backup è sempre collegato alla stessa rete, infatti, un ransomware colpisce anche quello. E soprattutto bisogna aver provato almeno una volta a ripristinarlo: scoprire dopo un attacco che il backup non funziona è abbastanza inutile. Poi ci sono alcune protezioni ormai davvero basilari: aggiornamenti automatici di computer e programmi, antivirus o sistemi di protezione degli endpoint aggiornati, autenticazione a due fattori almeno su posta elettronica, cloud, gestionale e accessi remoti, evitando che tutti lavorino con account che hanno privilegi di amministratore. E naturalmente un minimo di formazione alle persone, perché una mail, un PDF o un link aperto dalla persona sbagliata può essere sufficiente per creare il problema. Ma aggiungeremmo un'ultima cosa, forse la più trascurata. Bisogna sapere prima cosa fare se un giorno entrando in ufficio non funziona più nulla: chi si chiama, dove sono i backup, chi possiede le password necessarie, come si recupera il gestionale e quali sistemi devono ripartire per primi. Per una piccola gestione può bastare anche una pagina scritta insieme al proprio tecnico informatico. L'obiettivo non è essere inattaccabili, perché non lo è nessuno, ma evitare che un incidente informatico si trasformi in una settimana con l'azienda completamente ferma.