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Caffè sostenibile? A 0,41 euro al chilo è difficile
di Redazione Fantavending
Il Coffee Barometer 2026 racconta una cosa molto semplice: tutti parlano di caffè sostenibile, ma il conto continua a non tornare per chi il caffè lo coltiva. Negli ultimi vent'anni sono aumentati impegni, certificazioni e iniziative volontarie, ma la distribuzione del valore lungo la filiera resta ancora molto sbilanciata.
Il dato più forte riguarda il caffè macinato venduto in Germania. Su un prezzo al dettaglio di 8,06 euro al chilo, al produttore restano 0,41 euro di reddito netto. E il calcolo è persino benevolo, perché considera gratuito il lavoro familiare che in molte aziende agricole permette alla produzione di andare avanti.
Il paradosso esplode con le capsule. Lo stesso caffè, trasformato in un formato premium, arriva a 35,98 euro al chilo. Al produttore vanno 2,33 euro, appena il 6% del prezzo finale. Il resto del valore si crea e si trattiene molto più a valle, dove contano marchio, confezionamento, distribuzione e potere commerciale.
Alla fine il punto è questo: non si può chiedere al caffè di essere buono, tracciabile, sostenibile, certificato e allo stesso tempo sempre economico. Qualcuno quel valore lo deve pagare. E se non lo paga il consumatore, non lo paga il retailer e non lo paga l’industria, finisce ancora una volta sulle spalle del produttore. Poi però non chiamiamola sostenibilità.
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