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Euro digitale offline: una grande opportunità, ma chi paga?
di Redazione Fantavending
L’euro digitale potrebbe portare i pagamenti elettronici anche sui distributori automatici privi di una connessione permanente. La BCE prevede infatti che possa essere utilizzato offline, trasferendo il denaro direttamente dal dispositivo del consumatore a quello del gestore. Una caratteristica che per il vending vale probabilmente più di tutte le discussioni sulla nuova forma dell’euro.
Il settore italiano conta 800.000 distributori automatici, ma soltanto una parte è connessa. Se l’euro digitale potesse essere accettato attraverso un dispositivo collegabile ai sistemi di pagamento già presenti e capace di trasferire successivamente gli incassi alla rete, il cashless potrebbe essere esteso a una parte enorme del parco installato, forse persino a quasi tutte le macchine. Sarebbe una svolta vera, soprattutto nelle piccole locazioni dove installare un terminale permanentemente connesso e pagarne il relativo canone oggi non è economicamente sostenibile.
Prima di festeggiare, però, bisogna capire come funzionerà davvero. Servirà un nuovo lettore o basterà aggiornare quelli esistenti? Come verranno memorizzati e successivamente trasferiti gli incassi? Chi certificherà i dispositivi? E soprattutto: chi pagherà terminali, aggiornamenti, canoni e commissioni? Per un settore costruito sui micropagamenti, anche pochi centesimi su ogni operazione, moltiplicati per miliardi di consumazioni, possono trasformarsi in una montagna di denaro.
Il precedente non è rassicurante. Nel 2002 l’adeguamento dei sistemi di pagamento alla nuova moneta costò al vending circa 150 milioni di euro, interamente a carico delle gestioni. L’euro digitale può essere una grande opportunità oppure l’ennesima innovazione scaricata sui gestori. Perché per presentare il conto una strada la trovano sempre...
Immagine creata con intelligenza artificiale |