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L’Italia beve sempre più acqua minerale, e il vending lo sa bene
di Redazione Fantavending
L’Italia continua a bere acqua minerale come pochi altri Paesi al mondo. Secondo i dati dell’Annuario Acquitalia di Beverfood, nel 2025 i consumi nazionali dovrebbero arrivare a 16,1 miliardi di litri, in crescita rispetto ai 15,55 miliardi del 2024. Il consumo pro capite sale così a 273 litri all’anno, un livello che conferma il primato europeo degli italiani e porta il giro d’affari dei produttori intorno ai 3,5 miliardi di euro.
Il dato non sorprende chi lavora ogni giorno nella distribuzione automatica. Basta una settimana di caldo intenso per vedere cosa succede davanti alle macchine: l’acqua è il primo prodotto che finisce, spesso molto prima delle bibite gassate, dei tè freddi o degli energy drink. Quando la temperatura sale davvero, il consumatore non cerca l’esperienza, cerca semplicemente idratazione. E la bottiglietta da mezzo litro resta il formato perfetto per il vending, per il bar e per tutto il consumo fuori casa.
Il mercato resta dominato dalla grande distribuzione, che secondo Beverfood veicola il 78% dei volumi attraverso ipermercati, supermercati, superette e discount. Il fuori casa rappresenta quindi una quota più piccola, ma per il vending è una quota strategica, perché intercetta il consumo d’impulso, il bisogno immediato e la pausa di lavoro. In questo canale non vince chi racconta meglio l’acqua, ma chi ce l’ha disponibile, fredda, caricata e nel formato giusto.
C’è poi un aspetto culturale che pesa moltissimo. Istat segnala che nel 2025 l’83,3% degli italiani dagli 11 anni in su consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno e che quasi tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi dell’acqua del rubinetto. È un’abitudine profondissima, che resiste anche in un momento in cui sostenibilità, filtri e acqua di rete sono diventati temi centrali. Per il vending significa una cosa molto semplice: l’acqua non è un prodotto marginale dell’assortimento, ma uno dei veri pilastri del servizio.
Il punto, semmai, è operativo. Se il caldo aumenta, se gli uffici si svuotano a tratti, se i consumi diventano più irregolari e concentrati, l’acqua diventa anche un test sull’efficienza della gestione. Avere il prodotto giusto non basta più. Bisogna prevedere meglio i picchi, evitare rotture di stock e proteggere la marginalità su un articolo che muove volumi enormi ma lascia poco spazio agli errori. Perché nel vending l’acqua è uno di quei prodotti che il consumatore si aspetta di trovare sempre.
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