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Lavazza allunga i venerdì brevi. Ottimo per i lavoratori, un po' meno per il vending
di Redazione Fantavending
Lavazza ha rinnovato il contratto integrativo aziendale per il triennio 2026-2028, con un accordo che riguarda oltre 1.200 collaboratori della Nuvola di Torino e degli uffici di Settimo Torinese. Tra le misure previste ci sono otto settimane di congedo parentale retribuito al 100%, nuovi permessi per visite mediche e caregiving, part-time per i genitori nei primi tre anni di vita del figlio e premi di risultato che nel triennio potranno superare complessivamente i 12.300 euro per dipendente.
Tra le novità più interessanti c'è l'estensione dei cosiddetti “venerdì brevi”, che passano da 15 a 19 settimane tra maggio e settembre, con la possibilità di terminare il lavoro tre ore prima. Confermato anche lo smart working, fino a dieci giornate al mese. Insomma, un contratto integrativo moderno e sicuramente molto interessante per i lavoratori.
Però noi ci occupiamo di vending e non possiamo evitare di guardare la stessa notizia anche dall'altra parte del distributore automatico. Tre ore in meno di presenza in una settimana lavorativa da 40 ore equivalgono al 7,5% del tempo. Non significa automaticamente il 7,5% di consumazioni vending in meno, perché le battute non sono distribuite uniformemente durante la giornata, ma il principio è semplice: quando le persone non sono in azienda, non consumano al distributore.
Il tema non è marginale, anche perché, a partire dal 2027, Lavazza potrà arrivare al controllo di IVS Group, primo operatore vending italiano e secondo in Europa. Naturalmente non c'è nulla da contestare alla scelta di Lavazza, che fa bene a migliorare il welfare e l'organizzazione del lavoro dei propri dipendenti. C'è però un piccolo paradosso tutto vending: la stessa azienda che si prepara a diventare uno dei maggiori operatori europei del settore rafforza al proprio interno un modello di lavoro che riduce la presenza negli uffici...
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