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Vuoto a rendere, in UK il conto supera il miliardo di sterline
di Redazione Fantavending
35.000 reverse vending machine da installare, con un costo che può superare le 30.000 sterline ciascuna. Basta fare una semplice moltiplicazione per capire la dimensione economica del Deposit Return Scheme che il Regno Unito si prepara a far partire il 1° ottobre 2027: il solo investimento nelle macchine potrebbe superare il miliardo di sterline.
La notizia di questi giorni è che anche il Galles ha nominato Exchange for Change (EfC) come gestore del proprio sistema di deposito cauzionale. La stessa organizzazione era già stata scelta per Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord e amministrerà quindi il DRS in tutte e quattro le nazioni del Regno Unito. Il sistema riguarderà bottiglie in PET e lattine in alluminio e acciaio tra 150 ml e 3 litri, con un deposito cauzionale di 20 penny per contenitore.
Ma il dato più interessante per il nostro settore riguarda l'infrastruttura necessaria per raccogliere i vuoti. Nel Regno Unito vengono immessi sul mercato ogni anno miliardi di contenitori per bevande e per gestire il sistema si stima saranno necessarie circa 35.000 reverse vending machine. Il costo di una RVM può superare le 30.000 sterline e una semplice moltiplicazione porta l'investimento potenziale nelle sole macchine oltre il miliardo. Non a caso le stesse istituzioni britanniche hanno stimato in circa 1,13 miliardi di sterline gli investimenti dell'industria nei primi tre anni di avvio del sistema.
Ma non si può parlare solo del costo delle macchine. A questo investimento vanno aggiunti manutenzione, occupazione degli spazi nei punti vendita, gestione e trasporto dei contenitori, centri di raccolta e selezione, sistemi informatici e tutta l'organizzazione necessaria per gestire depositi e rimborsi.
E qui il discorso diventa molto interessante anche per l'Italia. Il PPWR stabilisce che entro il 1° gennaio 2029 dovrà essere raccolto separatamente almeno il 90% delle bottiglie di plastica e dei contenitori metallici monouso per bevande fino a 3 litri. Ma non è detto che l'Italia debba necessariamente introdurre un sistema di deposito cauzionale: il Regolamento consente infatti di chiedere una deroga agli Stati che nel 2026 raggiungeranno almeno l'80% di raccolta separata dei contenitori interessati e presenteranno entro il 1° gennaio 2028 un piano concreto per arrivare comunque al 90%.
Ed è questo il numero da tenere d'occhio. L'Italia è certamente uno dei Paesi europei più virtuosi nel riciclo degli imballaggi, ma il parametro europeo non riguarda la plastica nel suo complesso. Per le bottiglie per bevande in PET il tasso di raccolta era intorno al 68% nel 2024 e le indicazioni disponibili sul 2025 non mostrano sostanziali miglioramenti, collocandolo ancora attorno a quella percentuale. Se il dato sarà confermato, per ottenere la deroga l'Italia dovrebbe quindi passare in un solo anno da circa il 68% ad almeno l'80%.
Va inoltre ricordato che l'eventuale introduzione di un DRS non significherebbe automaticamente dover installare decine di migliaia di reverse vending machine come sta avvenendo nel Regno Unito, perché i punti di restituzione possono essere organizzati anche con sistemi manuali. Ma il 2026 diventa comunque l'anno decisivo: se l'Italia riuscirà a dimostrare che il proprio sistema di raccolta può arrivare autonomamente al 90%, potrà evitare il deposito cauzionale. Altrimenti il miliardo di sterline britannico smetterà di essere soltanto una curiosità da osservare dall'altra parte della Manica.
Immagine creata con intelligenza artificiale |