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Fantavending - News e gossip dal mondo della distribuzione automatica
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Lunedì 31 agosto 2026 |
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L’odio è il veleno del vending
Ci aspetta un autunno molto complicato per il vending italiano. Ci sono grandi gruppi sul piede di guerra, possibili fusioni, nuove aggregazioni e quasi certamente qualche importante equilibrio destinato a cambiare.
Ma sapete qual è la cosa che ci preoccupa di più? Negli ultimi due o tre mesi abbiamo ricevuto tantissimi messaggi e abbiamo percepito un livello di tensione che non ricordavamo da tempo. Piccoli gestori, aziende medie, grandi gruppi. Cambiano le dimensioni ma spesso non cambia il sentimento. C'è un odio fortissimo verso il concorrente.
E secondo noi oggi questo odio può fare molto più male al vending di tanti altri problemi di cui parliamo ogni giorno. La concorrenza fa bene. È sempre stato così. Ti obbliga a lavorare bene, a dare un servizio migliore, a cercare nuovi clienti, a non sederti. Ma nel vending ci sono rivalità che durano da una vita. Ex soci che si sono separati, dipendenti che si sono messi in proprio, famiglie che si sono divise, aziende nate da altre aziende. Potremmo raccontarne centinaia.
Una volta però il mercato era diverso. C'erano tanti clienti da conquistare e tanto territorio ancora libero. Se odiavi il concorrente magari lavoravi il doppio per arrivare prima di lui, trovavi una nuova azienda, aprivi una zona nuova. Alla fine quell'odio poteva perfino trasformarsi in uno stimolo.
Oggi no. Oggi il mercato è saturo, i costi sono aumentati in maniera folle e i margini sono sempre più bassi. Il settore avrebbe bisogno di recuperare valore. E invece cosa succede troppo spesso? Che per fare male al concorrente si abbassa il prezzo o si alza il ristorno.
A quel punto non conta più se la locazione rende. Non conta più se i listini di vendita hanno un senso. Non conta nemmeno se per prendere quel cliente devi quasi rimetterci. Conta solo portarlo via a "quello là".
Ma se per far perdere soldi al concorrente perdi soldi anche tu, che cosa hai vinto? Niente. Hai solo fatto male alla tua azienda e, alla fine, anche al settore.
È arrivato il momento di separare il lavoro dai sentimenti personali. Nessuno dice di non farsi concorrenza, anzi, fatevi tanta concorrenza sul servizio, sulla qualità, sull'organizzazione, sulle idee, sulla capacità di lavorare meglio degli altri. Ma non fatevi la guerra per odio.
Perché lo scopo di un'azienda è guadagnare, creare valore e crescere, non vendicarsi. In questo momento il vending ha bisogno di tutto tranne che di una guerra al ribasso. L'odio lasciamolo fuori dalle aziende. Non ce lo possiamo più permettere.
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Ferrero investe ancora nel “better for you” e nel breakfast
Ferrero continua ad allargare la propria presenza nel mondo della colazione e dei prodotti “better for you”. Il Gruppo ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, azienda statunitense fondata nel 2009 e specializzata in granola, porridge d’avena e cereali, che negli ultimi anni ha ampliato l’offerta anche ai prodotti proteici.
Secondo Ferrero, le vendite di Purely Elizabeth sono più che raddoppiate negli ultimi due anni. Il valore dell’operazione non è stato comunicato, anche se Forbes lo stima in oltre 850 milioni di dollari. Elizabeth Stein, fondatrice del marchio, continuerà a guidare l’azienda come CEO insieme all’attuale management.
L’operazione segue l’acquisizione di WK Kellogg Co, completata nel settembre 2025 per 3,1 miliardi di dollari, con la quale Ferrero è entrata ancora più direttamente nel grande mercato americano dei cereali per la prima colazione. Purely Elizabeth aggiunge ora un posizionamento più orientato a ingredienti naturali, benessere e proteine.
Una strategia che interessa anche chi guarda al vending: breakfast, “better for you” e prodotti proteici sono categorie sempre più presenti nell’offerta fuori casa. Ferrero continua quindi ad ampliare il proprio perimetro ben oltre il tradizionale mondo dolciario, seguendo segmenti che stanno acquistando peso anche nei nuovi consumi.
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Venerdì 28 agosto 2026 |
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Water dispenser, record storico in Italia: oltre 400.000 erogatori installati
Il mercato italiano dei water dispenser continua a crescere e nel 2025 ha raggiunto un nuovo record. Secondo il nuovo Italy Water Dispense Market Report 2026 di Zenith Global Commercial, il parco installato ha superato le 400.000 unità, con una crescita complessiva superiore al 3% rispetto all'anno precedente. L'Italia si conferma così il quarto mercato dell'Europa occidentale per numero di erogatori installati.
Il dato comprende tre differenti tipologie di apparecchiature: i tradizionali erogatori alimentati con boccioni (BWD), i sistemi Point of Use (POU) collegati direttamente alla rete idrica e dotati di sistemi di filtrazione o trattamento dell'acqua, e gli Integrated Tap Systems (ITS), sistemi integrati normalmente installati sottobanco. Nel 2025 sono cresciuti tutti e tre i segmenti: oltre l'1% i sistemi a boccione, più del 6% i POU e oltre il 5% gli impianti integrati.
La crescita italiana si inserisce in un mercato europeo che ha ormai raggiunto dimensioni importanti. Nel 2025 il parco complessivo ha superato 6,6 milioni di erogatori, circa il 2% in più rispetto all'anno precedente. Nell'Europa occidentale le unità installate sono oltre 4 milioni, con una crescita del 3%, mentre a trainare lo sviluppo sono soprattutto le soluzioni collegate direttamente alla rete idrica.
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SEM supera per la prima volta i 7 milioni di fatturato in un mese
Il Gruppo SEM Sorgenti Emiliane Modena ha comunicato di aver chiuso luglio 2026 con un fatturato di 7,3 milioni di euro, il miglior risultato mensile della sua storia. Il precedente record risaliva al luglio 2024, quando i ricavi avevano raggiunto 6,6 milioni: in due anni il massimo mensile è quindi cresciuto del 10,6%.
Un risultato importante anche per il vending, considerando che SEM è uno storico fornitore del settore e opera direttamente nei canali vending, Ho.Re.Ca. e GDO, con acque minerali e soft drink a marchio proprio e private label. Il dato comunicato riguarda però l'intero Gruppo e non viene suddiviso per canale, quindi non è possibile stabilire quale sia stato nello specifico il contributo della distribuzione automatica al record di luglio.
Nata nel 1984 sull'Appennino modenese con Acqua Monte Cimone, SEM è cresciuta negli anni attraverso diverse acquisizioni, portando nel Gruppo realtà e marchi come Nocera Umbra, Acqua Clavdia, Fonte Ventasso, Giulia, Angelica, Flaminia e Lieta. Nell'aprile scorso l'azienda indicava una struttura composta da cinque stabilimenti produttivi e sei concessioni minerarie, con 140 dipendenti e un fatturato consolidato 2024 pari a 54 milioni di euro.
Il Presidente Claudio Turchi ha definito il superamento per la prima volta della soglia dei 7 milioni mensili un traguardo importante nel percorso di sviluppo del Gruppo. Al di là delle dichiarazioni aziendali, resta soprattutto il numero: 7,3 milioni in un solo mese rappresentano il nuovo massimo storico di SEM.
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Giovedì 27 agosto 2026 |
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CAM, non ogni carenza porta all’esclusione
Una recente sentenza del TAR Emilia-Romagna potrebbe diventare un riferimento interessante per le gare pubbliche del vending. Con la decisione n. 1304 del 9 luglio 2026, il Tribunale amministrativo di Bologna si è pronunciato su un ricorso relativo a una concessione per la gestione del servizio di distribuzione automatica di bevande e alimenti nelle sedi della Regione Emilia-Romagna per il periodo 2026-2031.
Tra i motivi del ricorso c'era anche il rispetto dei CAM, i Criteri Ambientali Minimi. Secondo la società ricorrente, la documentazione presentata dall'aggiudicataria non avrebbe dimostrato in maniera completa la conformità ambientale di alcuni prodotti offerti e questa carenza avrebbe dovuto comportarne l'esclusione dalla gara.
Il TAR ha però respinto questa interpretazione. I CAM rimangono obbligatori e devono essere rispettati, ma una documentazione incompleta relativa ad alcuni prodotti non può essere automaticamente equiparata alla mancata assunzione dell'impegno a rispettarli. In determinate circostanze la verifica della conformità può quindi essere effettuata anche nella successiva fase di esecuzione del contratto. Per i criteri premianti, invece, la mancata dimostrazione del requisito comporta semplicemente la mancata attribuzione del relativo punteggio.
È una distinzione apparentemente tecnica, ma tutt'altro che marginale per il vending. Negli ultimi anni i CAM hanno assunto un peso crescente nei capitolati pubblici, insieme a certificazioni, dichiarazioni, relazioni e caratteristiche richieste ai singoli prodotti. Tutti strumenti nati con obiettivi condivisibili, ma che inevitabilmente aumentano anche la complessità delle procedure e il rischio che l'attenzione si sposti dal risultato del servizio alla perfezione formale della documentazione.
Nella sentenza il TAR richiama infatti anche il principio del risultato, il favor partecipationis e la tassatività delle cause di esclusione. In altre parole, il rispetto delle prescrizioni ambientali resta necessario, ma non ogni incompletezza deve necessariamente trasformarsi nell'esclusione di un concorrente. Una precisazione che, soprattutto nelle sempre più complesse gare del vending, vale la pena tenere a mente.
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Caffè, l’Arabica resta bollente. La Robusta prova a raffreddarsi
Il mercato mondiale del caffè continua a essere molto volatile, ma dietro le oscillazioni giornaliere si sta aprendo una differenza importante tra Arabica e Robusta. Lunedì 24 agosto il contratto Arabica di New York con scadenza dicembre è balzato del 5,9% a 341,65 centesimi per libbra, mentre il contratto spot ha raggiunto 377,95 centesimi, il livello più alto da gennaio. Nella stessa giornata è salita anche la Robusta, ma già nella seduta successiva Londra ha perso circa il 3%, tornando sotto i 3.700 dollari per tonnellata.
A sostenere l’Arabica è soprattutto la scarsità di prodotto immediatamente disponibile. Le scorte certificate ICE sono scese ad appena 226.242 sacchi, su livelli estremamente bassi, mentre il nuovo raccolto brasiliano continua ad arrivare sul mercato più lentamente del previsto. Cooxupé, la principale cooperativa brasiliana, indicava a metà agosto una raccolta completata all’81,1%, contro l’86,1% dello stesso periodo dello scorso anno. A questo si aggiungono le difficoltà logistiche provocate dal terremoto in Colombia e le incognite climatiche legate a El Niño.
Lo scenario della Robusta appare invece più disteso. Le scorte certificate a Londra sono salite ai massimi da circa nove mesi e soprattutto aumenta la disponibilità attesa dall’Asia. L’USDA prevede per il Vietnam una produzione record di 32,5 milioni di sacchi nella campagna 2026/27 e esportazioni di caffè verde in aumento a 25,4 milioni. Più in generale, la stessa USDA stima per il mercato mondiale del caffè una produzione record di 189,7 milioni di sacchi, quasi 10 milioni in più dei consumi previsti.
Per il vending è una situazione da seguire con particolare attenzione. Dopo anni in cui Arabica e Robusta hanno contribuito insieme a spingere verso l’alto il costo delle miscele, oggi la composizione del blend potrebbe diventare ancora più importante. Una maggiore disponibilità di Robusta non significa automaticamente ribassi immediati dei listini, perché tra quotazioni di Borsa, acquisti delle torrefazioni e prezzi pagati dai gestori esistono tempi e molte altre variabili. Però per le miscele con una componente importante di Robusta potrebbe finalmente aprirsi qualche margine di respiro. E di questi tempi sarebbe già una notizia.
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Mercoledì 26 agosto 2026 |
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Vuoto a rendere, in UK il conto supera il miliardo di sterline
35.000 reverse vending machine da installare, con un costo che può superare le 30.000 sterline ciascuna. Basta fare una semplice moltiplicazione per capire la dimensione economica del Deposit Return Scheme che il Regno Unito si prepara a far partire il 1° ottobre 2027: il solo investimento nelle macchine potrebbe superare il miliardo di sterline.
La notizia di questi giorni è che anche il Galles ha nominato Exchange for Change (EfC) come gestore del proprio sistema di deposito cauzionale. La stessa organizzazione era già stata scelta per Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord e amministrerà quindi il DRS in tutte e quattro le nazioni del Regno Unito. Il sistema riguarderà bottiglie in PET e lattine in alluminio e acciaio tra 150 ml e 3 litri, con un deposito cauzionale di 20 penny per contenitore.
Ma il dato più interessante per il nostro settore riguarda l'infrastruttura necessaria per raccogliere i vuoti. Nel Regno Unito vengono immessi sul mercato ogni anno miliardi di contenitori per bevande e per gestire il sistema si stima saranno necessarie circa 35.000 reverse vending machine. Il costo di una RVM può superare le 30.000 sterline e una semplice moltiplicazione porta l'investimento potenziale nelle sole macchine oltre il miliardo. Non a caso le stesse istituzioni britanniche hanno stimato in circa 1,13 miliardi di sterline gli investimenti dell'industria nei primi tre anni di avvio del sistema.
Ma non si può parlare solo del costo delle macchine. A questo investimento vanno aggiunti manutenzione, occupazione degli spazi nei punti vendita, gestione e trasporto dei contenitori, centri di raccolta e selezione, sistemi informatici e tutta l'organizzazione necessaria per gestire depositi e rimborsi.
E qui il discorso diventa molto interessante anche per l'Italia. Il PPWR stabilisce che entro il 1° gennaio 2029 dovrà essere raccolto separatamente almeno il 90% delle bottiglie di plastica e dei contenitori metallici monouso per bevande fino a 3 litri. Ma non è detto che l'Italia debba necessariamente introdurre un sistema di deposito cauzionale: il Regolamento consente infatti di chiedere una deroga agli Stati che nel 2026 raggiungeranno almeno l'80% di raccolta separata dei contenitori interessati e presenteranno entro il 1° gennaio 2028 un piano concreto per arrivare comunque al 90%.
Ed è questo il numero da tenere d'occhio. L'Italia è certamente uno dei Paesi europei più virtuosi nel riciclo degli imballaggi, ma il parametro europeo non riguarda la plastica nel suo complesso. Per le bottiglie per bevande in PET il tasso di raccolta era intorno al 68% nel 2024 e le indicazioni disponibili sul 2025 non mostrano sostanziali miglioramenti, collocandolo ancora attorno a quella percentuale. Se il dato sarà confermato, per ottenere la deroga l'Italia dovrebbe quindi passare in un solo anno da circa il 68% ad almeno l'80%.
Va inoltre ricordato che l'eventuale introduzione di un DRS non significherebbe automaticamente dover installare decine di migliaia di reverse vending machine come sta avvenendo nel Regno Unito, perché i punti di restituzione possono essere organizzati anche con sistemi manuali. Ma il 2026 diventa comunque l'anno decisivo: se l'Italia riuscirà a dimostrare che il proprio sistema di raccolta può arrivare autonomamente al 90%, potrà evitare il deposito cauzionale. Altrimenti il miliardo di sterline britannico smetterà di essere soltanto una curiosità da osservare dall'altra parte della Manica.
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Antonio Fiore lancia Scrokiami, il nuovo snack per il vending
Antonio Fiore amplia la propria offerta dedicata alla distribuzione automatica con Scrokiami, un nuovo snack salato che l’azienda presenta come una proposta capace di coniugare gusto e benessere.
Il prodotto, in confezione da 50 grammi, è uno snack cotto al forno con semi di girasole e nasce espressamente per arricchire l’assortimento dei distributori automatici.
Il lancio commerciale è previsto nelle prossime settimane. L'azienda inizierà a presentare Scrokiami agli operatori del vending con incontri dedicati dopo la pausa estiva.
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Martedì 25 agosto 2026 |
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Il sindaco attacca gli H24 e i cittadini attaccano il sindaco
Il sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano ha scelto Facebook per comunicare i risultati di una serie di controlli effettuati dalla Polizia Locale nei distributori automatici H24 della città. Tra le contestazioni, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ci sarebbero la vendita di alcolici dopo la mezzanotte e quella di bevande in bottiglia.
Fin qui la notizia. Ma a diventare forse ancora più interessante è quello che è successo sotto al post del sindaco. Numerosi cittadini hanno infatti utilizzato proprio la pagina Facebook di Angarano per criticare non tanto i controlli in sé, quanto le priorità dell'Amministrazione. Il concetto che ritorna in moltissimi interventi è piuttosto semplice: i problemi della città sarebbero altri e non sarebbe togliendo qualche bottiglia dai distributori automatici che si migliorano sicurezza, decoro e qualità della vita a Bisceglie.
In diversi commenti viene anche contestato il modo con cui l'intervento è stato comunicato. C'è chi considera questi post una forma di propaganda politica, chi invita il sindaco ad occuparsi di questioni ritenute più importanti e chi critica la scelta di dare grande visibilità social ad una normale attività di controllo che rientra nei compiti dell'Amministrazione e della Polizia Locale.
È singolare che un post nato per mostrare l'attenzione dell'Amministrazione al rispetto delle regole si sia trasformato, almeno tra molti dei cittadini che lo hanno commentato, in un'occasione per contestare al sindaco proprio le priorità della sua azione amministrativa.
Foto: pagina Facebook Angelantonio Angarano |
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Lunedì 24 agosto 2026 |
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Il caffè al bar sale a 1,29 euro. E il vending resta a guardare
Torniamo sul prezzo del caffè al bar perché i numeri continuano a salire. Secondo il nuovo studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi, realizzato con Assoutenti sulla base dei dati MIMIT, il prezzo medio di un espresso in Italia ha raggiunto 1,29 euro, 25 centesimi in più rispetto al 2021, con un aumento del 24,2% in cinque anni.
Le differenze territoriali restano enormi. Bolzano arriva a 1,51 euro, Pescara a 1,49 e complessivamente sono ormai 11 le province che hanno raggiunto o superato 1,40 euro. All'estremo opposto c'è Messina, con 1,06 euro. Ma ancora più significativi sono gli aumenti dal 2021: +49% a Pescara, +41% a Parma, +39,5% a Bari e +37,8% a Napoli.
La cosa interessante è che questa volta il C.r.c. sottolinea come gli aumenti non sembrino più dipendere principalmente dalle quotazioni record del caffè verde, oggi sui listini dei bar pesano soprattutto costi energetici e costi di gestione.
Poi inevitabilmente guardiamo in casa nostra. Una stima attendibile dei dati di settore 2025 riporta il prezzo medio del caffè nel vending attorno ai 32 centesimi. Significa meno di un quarto degli 1,29 euro che oggi si pagano mediamente al bar. Due canali diversi, certamente, con costi e modelli di servizio diversi. Ma una distanza di prezzo di queste dimensioni è totalmente incomprensibile.
Detto in modo ancora più semplice: a questi prezzi dovete vendere 20 caffè solo per pagarvi tre litri di gasolio nel furgone.
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10 - 21 agosto 2026 |
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Venerdì 7 agosto 2026 |
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Selecta Italia insegna ai dipendenti a gestire il bilancio familiare
Selecta Italia ha avviato un nuovo programma di educazione finanziaria dedicato ai propri dipendenti. Il primo webinar, realizzato in collaborazione con FunniFin, si è concentrato su un tema molto concreto: la gestione del budget personale e delle finanze familiari. Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’incontro ha registrato una partecipazione elevata e riscontri particolarmente positivi.
Non stiamo parlando della solita formazione professionale finalizzata a migliorare le competenze necessarie per lavorare meglio in azienda. In questo caso Selecta ha scelto di fornire ai dipendenti strumenti utilizzabili soprattutto nella loro vita privata, per amministrare con maggiore consapevolezza le entrate, le spese e più in generale il bilancio familiare.
L’iniziativa rientra nel Piano strategico del Comitato Diversity, Inclusion e Gender Equality di Selecta Italia, guidato dall’HR Director Giovanni Crocco. L’obiettivo dichiarato è promuovere crescita, consapevolezza e pari opportunità, andando oltre i tradizionali programmi di sviluppo professionale.
Una scelta interessante anche perché l’educazione finanziaria rimane un punto debole del nostro Paese. Secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia, nel 2023 il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani è salito rispetto al 2020, ma è rimasto basso, con un punteggio medio di 10,7 su 20. Insegnare a lavorare meglio è importante, aiutare i dipendenti a gestire meglio quello che guadagnano può essere un investimento altrettanto concreto.
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Giovedì 6 agosto 2026 |
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Dopo le auto elettriche, la Cina punta anche alle macchine da caffè
Dopo aver rivoluzionato il mercato delle auto elettriche, la Cina sembra pronta a sfidare anche uno dei simboli dell'industria europea: le macchine professionali per il caffè. Un approfondimento pubblicato da Il Post racconta come numerosi costruttori cinesi stiano entrando con decisione in un settore storicamente dominato da aziende italiane e svizzere, proponendo prodotti sempre più evoluti e non più soltanto economici.
Il percorso ricorda da vicino quello già visto nell'automotive. All'inizio la concorrenza si è giocata soprattutto sul prezzo, ma con il tempo qualità, affidabilità e tecnologia sono cresciute rapidamente. Oggi i produttori europei rispondono puntando su innovazione, software, assistenza e qualità costruttiva, elementi che continuano a rappresentare il loro principale vantaggio competitivo.
Per il momento il fenomeno riguarda soprattutto le macchine superautomatiche, non il vending. Tuttavia è difficile pensare che il settore della distribuzione automatica possa osservare questa evoluzione senza interrogarsi. Le competenze industriali sono infatti in parte comuni e il mercato del caffè rappresenta da sempre uno dei principali motori dell'innovazione.
I costruttori cinesi sono già presenti nel segmento dei distributori automatici freestanding del freddo, se in futuro decidessero di investire con la stessa determinazione anche nelle macchine automatiche per il caffè, lo scenario potrebbe cambiare. Oggi è soltanto un'ipotesi, ma è una di quelle che il settore farebbe bene a seguire con attenzione.
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Targhe polacche, la pacchia è finita
Torniamo sul fenomeno delle cosiddette “targhe polacche”, dopo che negli ultimi anni diversi lettori ci avevano segnalato come questa pratica avesse interessato, seppure marginalmente, anche alcuni mezzi utilizzati nel settore del vending. Non è certamente un problema nato nella distribuzione automatica, ma quando sulle strade circolano decine di migliaia di auto, scooter e furgoni immatricolati all’estero, è inevitabile che qualche targa finisca anche sui veicoli di chi lavora nella nostra filiera.
Il meccanismo è ormai conosciuto. Il veicolo viene cancellato dal PRA italiano, formalmente ceduto a una società polacca e poi restituito al precedente proprietario attraverso un contratto di noleggio. Quando documenti, assicurazione, revisione e iscrizione al REVE sono regolari, circolare con una targa estera non è automaticamente illegale. Accanto a queste situazioni, però, si è sviluppato un sottobosco di intermediari, immatricolazioni effettuate senza portare realmente il mezzo in Polonia, revisioni fittizie e coperture assicurative inesistenti o non adeguate.
Adesso anche Varsavia ha deciso che la pacchia deve finire. Nel 2024 il fondo polacco PBUK aveva ricevuto 514 richieste di risarcimento per incidenti provocati in Italia da veicoli polacchi senza assicurazione, diventate circa 1.300 nel 2025. Nello stesso periodo gli indennizzi sono saliti da 6,9 a 18,4 milioni di zloty, oltre 4 milioni di euro. Il Ministero delle Infrastrutture polacco ha quindi avviato una riforma che dovrebbe imporre la documentazione fotografica durante le revisioni, in modo da dimostrare che il veicolo si trovi realmente nell’officina. Ad aprile la Polizia polacca aveva già arrestato un intermediario e due revisori coinvolti nella registrazione di circa 5.500 mezzi sulla base di controlli tecnici mai effettuati.
Nel frattempo sono scattati anche i controlli in Italia. Il 3 agosto la Polizia Locale di Napoli ha fermato diversi veicoli nel quartiere Pianura, verificando revisioni scadute, assenza della copertura assicurativa e altre anomalie. La Rai ha documentato anche il caso di un furgone che non risultava immatricolato né in Italia né in Polonia, acquistato dal conducente per 8.000 euro già completo di targhe. Non tutte le targhe polacche sono irregolari, ma da questo momento documenti, revisioni e assicurazioni saranno controllati con molta più attenzione. Chi pensava di risparmiare limitandosi a noleggiare una targa potrebbe scoprire che il conto finale sarà molto più salato.
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Mercoledì 5 agosto 2026 |
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Spagna, l’80% di prodotti salutari renderà antieconomico il vending?
La Spagna prepara una stretta molto importante sull’offerta dei distributori automatici. Il progetto di Real Decreto dedicato all’alimentazione salutare e sostenibile nei centri pubblici prevede che almeno l’80% dei prodotti presenti nelle vending machine sia salutare. Non è un’interpretazione delle associazioni di categoria: lo ha annunciato ufficialmente il Ministero dei Diritti sociali, Consumo e Agenda 2030, precisando che il provvedimento riguarda, tra gli altri, ospedali, residenze, università, musei, biblioteche, centri sportivi e luoghi di lavoro pubblici. Il decreto è ancora in fase di approvazione, quindi oggi non è un obbligo già in vigore.
La questione sta però iniziando a preoccupare seriamente il vending spagnolo. L’Associació Catalana de Vending i Unattended (ACVIU) ha incontrato il Servei Català de la Salut e il Dipartimento della Salute della Generalitat, chiedendo che le nuove politiche nutrizionali tengano conto anche della realtà economica e operativa delle gestioni. L’associazione non contesta l’obiettivo di migliorare l’offerta, ma ricorda che nuovi prodotti, criteri ambientali, inflazione, materie prime, energia e logistica incidono direttamente sui costi di esercizio e chiede che le nuove misure non compromettano qualità e continuità del servizio.
E il problema non sembra essere soltanto una preoccupazione dei gestori. La CNMC, la Commissione spagnola dei mercati e della concorrenza, analizzando ufficialmente il progetto ha messo nero su bianco che l’adeguamento dei contratti già in essere potrebbe comportare nuove obbligazioni, cambiamenti nelle condizioni di esecuzione e perfino alterazioni nella struttura dei costi del contratto. Per questo suggerisce di valutare l’applicazione delle nuove prescrizioni soltanto ai contratti banditi dopo l’entrata in vigore del decreto, proprio per evitare impatti organizzativi ed economici non previsti.
Portare obbligatoriamente l’offerta salutare all’80% è complicatissimo, ma farlo lasciando contemporaneamente invariati canoni, condizioni economiche e obblighi contrattuali diventa oggettivamente impossibile.
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Martedì 4 agosto 2026 |
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Terre di Puglia passa ad Anemos: nasce un nuovo polo italiano degli snack salati?
Un marchio ben conosciuto anche nel vending cambia proprietà. Anemos Private Investments ha acquisito la quota di maggioranza di Terre di Puglia, azienda di Andria specializzata nella produzione di taralli e snack salati. Il fondatore Nicola Visaggio e il management resteranno però nel capitale con una quota significativa e continueranno a guidare la società.
Terre di Puglia è presente da tempo nella distribuzione automatica con una gamma specificamente dedicata al vending. Un'attività che affianca gli altri mercati nei quali l'azienda pugliese ha sviluppato la propria presenza in Italia e all'estero.
L'operazione arriva mentre è in fase di completamento il nuovo stabilimento di Andria, progettato per triplicare la capacità produttiva e rendere più efficienti i processi. Ma soprattutto Anemos e Visaggio hanno già indicato la strada futura: avviare una strategia di acquisizioni e aggregazioni con l'obiettivo dichiarato di creare un leader italiano nel settore degli snack salati. Al progetto partecipa anche Amundi SGR attraverso il fondo Amundi AgrItaly III, che ha finanziato parte dell'operazione acquisendo anche una quota di minoranza.
Ed è proprio questo l'aspetto più interessante per il vending. Terre di Puglia non entra nel nostro settore oggi, c'è già, ma alle sue spalle arriva un investitore che dichiara apertamente di voler costruire un gruppo più grande attraverso una strategia di aggregazione nel settore degli snack salati. Quali saranno i prossimi tasselli del progetto non è dato sapere, ma se il piano andrà avanti sarà sicuramente uno di quelli da seguire con attenzione anche nella distribuzione automatica.
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Gruppo Gimoka ottiene la certificazione ISO 45001 per la sicurezza sul lavoro
Gruppo Gimoka ha annunciato di aver ottenuto la certificazione internazionale ISO 45001 per il Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro. Il riconoscimento, rilasciato da Bureau Veritas Italia al termine dell'iter di audit, riguarda i siti produttivi di Andalo Valtellino e Delebio, in provincia di Sondrio, e rappresenta un nuovo passaggio nel percorso ESG portato avanti dal gruppo.
La ISO 45001 è lo standard internazionale dedicato ai sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro e prevede un approccio strutturato alla prevenzione dei rischi, al coinvolgimento dei lavoratori e al miglioramento continuo. Secondo Giuseppe Attinà, HSE & Sustainability Manager di Gruppo Gimoka, l'azienda ha lavorato per oltre due anni sul sistema di gestione, intervenendo sulla mappatura dei processi, sulla formazione e sul coinvolgimento del personale nelle pratiche di sicurezza.
La nuova certificazione si aggiunge alla ISO 14001 sul sistema di gestione ambientale e alla UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere, ottenuta nel 2025 e anch'essa rilasciata da Bureau Veritas Italia. Il percorso sulla sostenibilità è stato affiancato anche dal primo Report di Sostenibilità di Gruppo Gimoka, relativo al triennio 2022-2024 e realizzato volontariamente adottando lo standard europeo VSME sviluppato da EFRAG.
Un percorso che riguarda direttamente anche il vending. Gruppo Gimoka opera infatti nella Distribuzione Automatica sia con i propri prodotti sia attraverso progetti private label e dedica parte delle attività dei suoi centri di Ricerca & Sviluppo alle bevande destinate specificamente a questo canale. La ISO 45001 amplia quindi il sistema di certificazioni di uno dei produttori italiani di caffè e solubili maggiormente presenti anche nel mercato vending.
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Lunedì 3 agosto 2026 |
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Lavazza allunga i venerdì brevi. Ottimo per i lavoratori, un po' meno per il vending
Lavazza ha rinnovato il contratto integrativo aziendale per il triennio 2026-2028, con un accordo che riguarda oltre 1.200 collaboratori della Nuvola di Torino e degli uffici di Settimo Torinese. Tra le misure previste ci sono otto settimane di congedo parentale retribuito al 100%, nuovi permessi per visite mediche e caregiving, part-time per i genitori nei primi tre anni di vita del figlio e premi di risultato che nel triennio potranno superare complessivamente i 12.300 euro per dipendente.
Tra le novità più interessanti c'è l'estensione dei cosiddetti “venerdì brevi”, che passano da 15 a 19 settimane tra maggio e settembre, con la possibilità di terminare il lavoro tre ore prima. Confermato anche lo smart working, fino a dieci giornate al mese. Insomma, un contratto integrativo moderno e sicuramente molto interessante per i lavoratori.
Però noi ci occupiamo di vending e non possiamo evitare di guardare la stessa notizia anche dall'altra parte del distributore automatico. Tre ore in meno di presenza in una settimana lavorativa da 40 ore equivalgono al 7,5% del tempo. Non significa automaticamente il 7,5% di consumazioni vending in meno, perché le battute non sono distribuite uniformemente durante la giornata, ma il principio è semplice: quando le persone non sono in azienda, non consumano al distributore.
Il tema non è marginale, anche perché, a partire dal 2027, Lavazza potrà arrivare al controllo di IVS Group, primo operatore vending italiano e secondo in Europa. Naturalmente non c'è nulla da contestare alla scelta di Lavazza, che fa bene a migliorare il welfare e l'organizzazione del lavoro dei propri dipendenti. C'è però un piccolo paradosso tutto vending: la stessa azienda che si prepara a diventare uno dei maggiori operatori europei del settore rafforza al proprio interno un modello di lavoro che riduce la presenza negli uffici...
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Coca-Cola accelera: ricavi +7%, Zero Sugar +16% e spinta dai Mondiali
Coca-Cola chiude un secondo trimestre 2026 particolarmente positivo, con i volumi globali cresciuti del 5% e ricavi netti saliti del 7% a 13,4 miliardi di dollari. I ricavi organici sono aumentati del 6%, mentre l'utile per azione comparabile ha raggiunto 0,97 dollari, in crescita dell'11%. Numeri che confermano il buon momento del colosso di Atlanta, con una crescita dei volumi guidata soprattutto da India, Cina, Stati Uniti e Brasile.
A correre sono soprattutto le bevande gassate, cresciute complessivamente del 4%. Il marchio Coca-Cola registra un +5%, mentre Coca-Cola Zero Sugar mette a segno un significativo +16% a livello mondiale e Diet Coke/Coca-Cola Light cresce del 7%. Positivi anche gli sports drink, +5%, l'acqua, +6%, e il tè, +6%, mentre il caffè è l'unica categoria in arretramento, con un calo del 2%.
Un contributo è arrivato anche dai Mondiali di calcio 2026, sui quali Coca-Cola ha realizzato una campagna globale in oltre 180 mercati, coinvolgendo più di 20 milioni di punti vendita. Secondo l'azienda, le iniziative legate alla FIFA World Cup hanno contribuito a una parte della crescita trimestrale del 5% dei volumi del marchio Coca-Cola e dell'8% di Powerade. E il dato è ancora più interessante considerando che il secondo trimestre si è chiuso il 3 luglio, mentre il Mondiale, iniziato l'11 giugno, è proseguito fino al 19 luglio.
I risultati hanno convinto Coca-Cola anche ad alzare le previsioni per l'intero 2026. La crescita organica dei ricavi è ora attesa intorno al 5%, rispetto alla precedente forchetta del 4-5%, mentre l'incremento dell'utile per azione comparabile dovrebbe raggiungere il 9-10%, contro l'8-9% indicato in precedenza. Per il vending il dato da osservare con maggiore attenzione resta soprattutto la forte crescita delle versioni senza zucchero e delle bevande sportive, segmenti che continuano a conquistare spazio nei consumi.
Foto: The Coca-Cola Company |
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