|
Appalti scolastici, quando la qualità va in ricreazione
di Redazione Fantavending
Una recente vicenda amministrativa, relativa alla gara per i distributori automatici in un grande istituto tecnico dell’Umbria, riporta al centro un tema che nel vending conosciamo molto bene: quanto può pesare l’offerta economica in un appalto scolastico? E soprattutto, ha senso che in una scuola la qualità tecnica del servizio finisca così chiaramente in secondo piano rispetto al canone?
La domanda nasce da una gara finita davanti al giudice amministrativo, nella quale uno degli elementi contestati riguarda proprio il rapporto tra offerta economica e offerta tecnica. Tradotto: se in una procedura per installare e gestire distributori automatici dentro una scuola si arriva a dare 80 punti alla parte economica e soltanto 20 alla qualità del servizio, il messaggio che passa è abbastanza chiaro. Conta soprattutto quanto versi, molto meno come lavori.
Ora, nessuno mette in dubbio che una scuola, una Provincia o qualunque ente pubblico debba cercare la migliore offerta possibile. I soldi servono a tutti e nessuno vive nel mondo dei sogni. Però il vending scolastico non è una semplice asta al rialzo sul canone. Anzi, secondo i soliti eco-politici illuminati, doveva essere proprio uno degli ambiti in cui i CAM, la sostenibilità, la qualità dei prodotti e l’attenzione al servizio pesavano davvero. Ridurre tutto quasi solo alla componente economica significa trasformare il servizio in una corsa a chi promette di più.
Non entriamo nel merito della vicenda umbra, perché sarà il giudice amministrativo a stabilire se la gara sia stata corretta, se l’offerta vincente fosse conforme alla documentazione e se la cosiddetta lex specialis, cioè il regolamento interno della procedura, fosse costruita nel modo giusto. Il punto però resta. La qualità tecnica non è un dettaglio burocratico da mettere lì per fare bella figura. È il cuore del servizio.
Immagine creata con intelligenza artificiale |