|
Cacao, caffè e zucchero: le materie prime rialzano la testa
di Redazione Fantavending
Quando il vending sperava in qualche settimana di tregua, le materie prime hanno deciso di ricordare a tutti chi comanda davvero sui listini. Caffè, cacao e zucchero, tre voci che per la distribuzione automatica sono critiche, sono tornati al centro della tensione sui mercati. Non siamo ancora davanti a un nuovo tsunami generalizzato, ma nemmeno alla famosa discesa dei costi che tanti continuano ad aspettare come se dovesse arrivare per miracolo.
Il caso più evidente è quello del cacao. Da inizio giugno i prezzi della fava sul mercato finanziario Ice Europe sono saliti del 28%, con punte superiori alle 3.900 sterline a tonnellata. Anche i trasformati si sono mossi nella stessa direzione: burro e massa di cacao, sul mercato fisico europeo, hanno registrato aumenti rispettivamente del 29% e del 30%, mentre la polvere è rimasta più stabile.
A spingere la volatilità ci sono le incertezze sulla parte finale del raccolto intermedio, i timori sui raccolti 2026/27 e un clima che continua a giocare la sua partita. Le piogge superiori alla media in Costa d’Avorio stanno complicando la chiusura del raccolto intermedio, aumentando il rischio di malattie e problemi qualitativi legati all’umidità. In più, El Niño è tornato ufficialmente sulla scena e i mercati stanno già ragionando sulle possibili conseguenze per l’Africa occidentale.
Anche il caffè ha ricominciato a muoversi con forza. Da inizio giugno l’arabica ha registrato un aumento del 28%, mentre la robusta è salita del 18%. Ma nelle ultime ore il mercato ha dato un segnale ancora più pesante: lunedì 6 luglio, all’Ice Arabica, il contratto settembre ha guadagnato 48,3 centesimi in una sola seduta, pari a un rialzo del 16,2%, chiudendo a 349,95 centesimi. Più contenuto, ma comunque molto forte, anche il rialzo della robusta a Londra, con il contratto settembre cresciuto dell’8,8%, pari a 328 dollari, fino a 4.044 dollari.
In Brasile, al 24 giugno, era stato raccolto il 44% del raccolto, contro il 51% dello scorso anno e il 47% della media degli ultimi cinque anni. Il ritardo riguarda soprattutto le aree dell’arabica, dove l’eccessiva umidità ha rallentato le operazioni in regioni importanti come Paranà, San Paolo e Minas Gerais. La robusta appare meno problematica, ma il messaggio resta chiaro: basta poco per riaccendere il mercato del caffè, e quando il mercato si riaccende oggi non lo fa più con il fiammifero, ma direttamente con il lanciafiamme.
Lo zucchero è il capitolo più ambiguo, quindi anche quello da raccontare con più attenzione. In Europa i prezzi hanno registrato aumenti tra febbraio e giugno, con lo spot Europa in crescita del 6,3% e il consegnato Centro-Nord Italia del 6,1%. Le prime proiezioni della Commissione Europea indicano per la campagna 2026/27 una produzione UE a 14,1 milioni di tonnellate, in calo del 15% rispetto alla campagna corrente, con aree in diminuzione e rese previste in rientro verso la media storica. A livello mondiale, però, la FAO segnala a giugno un calo dell’indice dello zucchero, spinto soprattutto dal Brasile. Quindi niente allarmismo facile: il mondo scende, l’Europa resta più nervosa.
Immagine creata con intelligenza artificiale |