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ChatGPT non beve il caffè
di Redazione Fantavending
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel lavoro quotidiano anche nella filiera del vending. Scrive comunicati, prepara presentazioni, crea immagini e risponde alle mail. Spesso, però, la si usa nella maniera più elementare: testi tutti uguali, immagini tutte uguali, messaggi che sembrano usciti dalla stessa azienda anche quando le aziende sono concorrenti. Ci sono scambi di posta in cui ChatGPT scrive la prima mail e un altro ChatGPT prepara la risposta. A quel punto le due persone che dovrebbero parlarsi che cosa stanno facendo?
Per molte imprese l'obiettivo è il risparmio. Prima si affida all’IA un compito ripetitivo, poi si comincia a chiedersi se serva ancora chi lo svolgeva. Nel vending siamo soltanto all’inizio, in altri settori il cambiamento è molto più avanti. Non occorre fare previsioni sul futuro del lavoro per capire perché la questione ci riguardi, basta guardare le consumazioni nelle aziende informatiche e nei grandi uffici dove cambiano gli organici e le presenze.
Il nostro settore vive delle pause delle persone che lavorano. E vive soprattutto di caffè, che rappresenta oltre la metà delle consumazioni. Nel primo semestre 2026 le battute caffè sono diminuite di circa il 4% (dato emerso dalle rilevazioni che ci sono state segnalate), un calo che non avevamo mai visto. Non stiamo dicendo che sia stata l’intelligenza artificiale a provocarlo. Stiamo dicendo che, mentre cerchiamo di capire dove siano finite quelle battute, dobbiamo considerare anche ciò che accadrà se sempre più lavoro verrà svolto senza persone negli uffici. ChatGPT può scrivere centinaia di mail, ma non beve nemmeno un caffè.
L’intelligenza artificiale resta uno strumento eccezionale. Può togliere lavoro inutile, aiutare a leggere i numeri e lasciare più tempo alle persone per fare ciò che una macchina non sa fare: capire un cliente, assumersi una responsabilità, riconoscere un problema prima che diventi una disdetta. Ma c’è una differenza enorme tra aiutare una persona a lavorare meglio e sostituirla per ridurre il costo del lavoro. La prima scelta può rendere più forte anche il vending, la seconda, se si diffonde, riduce il numero di persone davanti ai distributori.
Per questo il settore deve seguire il cambiamento dei luoghi di lavoro con la stessa attenzione con cui segue i prezzi del caffè o i costi delle macchine. Se il modello occupazionale cambia davvero, non potremo continuare a ragionare come se ogni ufficio avesse sempre lo stesso numero di dipendenti e di pause. Dovremo trovare nuove occasioni di consumo e un modello capace di reggersi con meno battute. Perché l’IA può anche far lavorare un’azienda ventiquattr’ore su ventiquattro, ma al distributore continua ad andarci soltanto un essere umano.
Immagine creata con intelligenza artificiale |