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Nespresso, addio alle capsule di carta: la realtà presenta il conto
di Redazione Fantavending
Tre anni di ricerca, il lancio nel 2023, la commercializzazione in 14 mercati europei e una campagna pubblicitaria con George Clooney. Ora Nespresso ritira le capsule compostabili a base di carta e concentra nuovamente l’offerta domestica sull’alluminio. La decisione, anticipata dalla stampa svizzera, è stata confermata da una portavoce di Nestlé all’agenzia AWP. Un progetto presentato come un’importante innovazione sostenibile arriva così al capolinea dopo appena tre anni sul mercato.
Vale la pena rileggere il comunicato ufficiale del 21 novembre 2022. Nespresso annunciava una domanda crescente di imballaggi compostabili e prometteva un caffè di alta qualità "senza alcun compromesso" sul gusto. Il documento richiamava quarant’anni di esperienza e la collaborazione con il Nestlé Institute of Packaging Sciences. La capsula, realizzata combinando polpa di carta e un film in biopolimero compostabile, avrebbe dovuto proteggere il caffè dall’ossidazione durante trasporto, conservazione ed estrazione. Insomma, le premesse erano decisamente ambiziose.
Oggi le parole dell’azienda raccontano una realtà diversa. I riscontri dei consumatori hanno evidenziato problemi di conservazione e nell’esperienza complessiva del prodotto. Nespresso si dichiara quindi più convinta che mai che l’alluminio sia la scelta migliore per preservare gusto e aroma. Per le capsule di carta raccomandava il consumo entro quattro settimane dall’apertura della confezione, mentre per quelle in alluminio dichiara una protezione da luce, aria e umidità fino a un anno. La promessa del gusto senza compromessi si è dunque scontrata con i limiti dell’utilizzo quotidiano.
E il vantaggio climatico? Praticamente nullo, almeno secondo l’analisi del ciclo di vita commissionata dalla stessa azienda: una tazzina di espresso con capsula di carta comporterebbe 79 grammi di CO₂ equivalente, contro gli 81 della versione in alluminio. Appena due grammi di differenza, circa il 2,5%. Il confronto riguarda l’impronta della tazzina nello scenario studiato, non il solo involucro, ma ridimensiona comunque l’idea di una svolta climatica legata al cambio di materiale. La stessa Nespresso sostiene che il ritiro non rappresenti un passo indietro nella sostenibilità.
Per chi lavora nel vending, la lezione è piuttosto familiare. Un imballaggio deve proteggere il prodotto, funzionare nelle macchine, essere pratico e avere un fine vita concretamente gestibile. La convinzione che basti sostituire plastica o alluminio con la carta per ottenere automaticamente una soluzione migliore continua invece a produrre annunci molto più convincenti dei risultati. Questa volta è la stessa azienda che aveva celebrato l’innovazione a chiudere il progetto. Dopo le promesse, la realtà ha presentato il conto.
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