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Università Sapienza, la rivoluzione si fa con i soldi dei gestori
di Redazione Fantavending
Speriamo che gli studenti che hanno scritto e promosso questo volantino non frequentino la facoltà di Economia. Altrimenti qualche lezione sui meccanismi delle imprese deve essere andata persa. Alla Sapienza di Roma, l'organizzazione giovanile "Cambiare Rotta" invita a boicottare i distributori automatici contro un aumento di dieci centesimi su snack e bevande. Nello stesso testo, però, gli autori spiegano che sta aumentando tutto: carburanti, bollette, prodotti alimentari. Tutto, evidentemente, tranne i prezzi dell’azienda che dovrebbe continuare a servirli.
I prezzi alla Sapienza erano bloccati dal 2022. Quattro anni senza aumenti, mentre i costi per garantire il servizio continuavano a crescere. Il vending è una logistica avanzata: acquista prodotti, gestisce magazzini, fa viaggiare furgoni, rifornisce le macchine, le pulisce e le ripara. Dietro ogni distributore ci sono persone che lavorano e stipendi da pagare. Se aumentano i costi, anche queste imprese devono poter adeguare i prezzi per mantenere sostenibile il servizio, oppure la difesa dei lavoratori vale soltanto finché non bisogna riconoscere il costo del loro lavoro?
Poi c’è la Sapienza. Gli studenti scrivono che l’università può controllare i prezzi all’interno dell’ateneo e chiedono alla rettrice di farli abbassare. Ma nel volantino manca una domanda fondamentale: quanto incassa l’università dai distributori automatici? Lo sanno del canone milionario che riceve ogni anno l'Università e quanta parte del prezzo che trovano in macchina entra nelle sue casse? Se l’ateneo vuole contribuire a contenere i prezzi, si metta quindi sul tavolo anche una riduzione del canone che chiede al gestore.
Gli studenti non vogliono pagare la guerra. Lo capiamo. Ma nemmeno i gestori devono pagarla, assorbendo tutti i rincari mentre continuano a garantire il servizio, pagare i lavoratori e riconoscere il canone all’ateneo. Se vogliono boicottare il caffè il mercoledì, facciano pure, ma sappiano che fare la rivoluzione con i margini delle imprese e il lavoro degli altri è fin troppo facile.
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