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Fantavending - News e gossip dal mondo della distribuzione automatica
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Martedì 22 settembre 2026 |
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EVA, chi modifica troppo una vending machine può diventare il nuovo costruttore
Riparare e ricondizionare una vending machine allunga la vita dell’apparecchiatura, riduce gli sprechi e permette al gestore di difendere il proprio investimento. Attenzione, però, a non trasformare troppo la macchina. È il messaggio della nuova guida pubblicata dall’EVA per chiarire fino a dove può spingersi un intervento senza cambiare anche le responsabilità di chi lo esegue.
La normale manutenzione non crea particolari problemi. Pulire la macchina, sostituire un componente guasto, utilizzare ricambi compatibili oppure installare correttamente un sistema di pagamento o un dispositivo di telemetria non modifica, in linea generale, la posizione del gestore. Lo stesso vale per un normale ricondizionamento che riporta la vending machine alle sue funzionalità originarie senza alterarne la sicurezza e le caratteristiche principali.
Il problema nasce quando l’intervento cambia profondamente la macchina. Modificare il gruppo refrigerante, intervenire sull’architettura di controllo, realizzare importanti trasformazioni meccaniche oppure unire più apparecchiature può introdurre nuovi rischi e rendere necessaria una nuova valutazione di conformità. In questi casi l’azienda che ha eseguito il lavoro può assumere le stesse responsabilità del costruttore, comprese quelle relative alla documentazione tecnica e alla conformità CE.
Il tema diventerà ancora più importante dal 20 gennaio 2027, quando sarà pienamente applicabile il nuovo Regolamento Macchine. La norma stabilisce che chi realizza una modifica sostanziale può essere considerato il fabbricante della macchina modificata e deve quindi rispettarne tutti gli obblighi.
Tradotto per i gestori, ricondizionare una vending machine resta una scelta che può contribuire a prolungare la vita utile di una macchina, ma gli interventi devono essere documentati e realizzati con componenti idonei. Se il lavoro cambia la sicurezza, il funzionamento o la destinazione d’uso dell’apparecchiatura, non si tratta più soltanto di rimettere a nuovo una vecchia macchina. Si rischia di diventare, anche senza averlo previsto, il suo nuovo costruttore.
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Massimo Zanetti Beverage Group: BC Partners e Advent verso la sfida finale
Si stringe il cerchio intorno a Massimo Zanetti Beverage Group. Secondo le indiscrezioni pubblicate da Il Sole 24 Ore e Il Gazzettino, BC Partners e Advent sarebbero i due fondi rimasti in corsa per l’acquisizione del gruppo proprietario, tra gli altri, dello storico marchio Segafredo. Le offerte conclusive sarebbero attese nel mese di ottobre, ma al momento non è stata annunciata alcuna proposta vincolante e non esiste ancora un accordo di vendita.
Il dossier era emerso già lo scorso luglio, quando Reuters aveva riferito che QuattroR stava valutando la cessione della propria partecipazione. Il fondo è entrato nel capitale di Massimo Zanetti Beverage Group nel 2024 con una quota iniziale del 50%, successivamente salita, secondo le ricostruzioni della stampa finanziaria, intorno al 70%. La parte restante farebbe ancora capo al fondatore Massimo Zanetti attraverso la propria holding. L’intero gruppo potrebbe essere valutato fino a 1,2 miliardi di euro, una cifra che resta comunque un’indicazione di mercato e non un prezzo già concordato.
A rendere particolarmente interessante l’operazione sono i risultati ottenuti durante il percorso di rilancio guidato dall’amministratore delegato Pierluigi Tosato. Nel primo semestre del 2026 MZBG ha registrato ricavi per 693 milioni di euro, in aumento del 15% a cambi costanti. L’EBITDA ha raggiunto i 60 milioni, con una crescita del 48%, mentre l’utile netto si è attestato a 10,5 milioni.
Massimo Zanetti Beverage Group opera commercialmente in 110 Paesi, dispone di 20 torrefazioni, impiega più di 3.300 persone e controlla un portafoglio di circa 40 marchi. L’Italia rappresenta meno del 10% del fatturato, ma Segafredo rimane uno dei nomi italiani del caffè più conosciuti nel mondo. Non siamo ancora davanti a una vendita, ma la partita sembra essere arrivata al momento decisivo e il possibile cambio di controllo di un gruppo così importante sarà seguito con grande attenzione anche dal mercato del vending.
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Che tristezza
Ma è possibile che un’industria che era l’orgoglio italiano ormai sia in mano ad altri? Cosa succederà? Dall’estero e dalla Cina si terranno soltanto i nostri marchi, ma poi faranno tutto loro? Che tristezza...
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La foto del distributore
Qui in Liguria ho clienti sparsi ovunque nell’entroterra e il carburante incide tanto. Stamattina era a 2,26 euro... Ti mando la foto! Non ho ancora chiuso, ma non so più che fare.
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