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Martedì 27 ottobre 2026

Da Lupin a Picoman, finiamola di trasformare i delinquenti in personaggi

L’ultimo soprannome è “Picoman”, dal piccone utilizzato per forzare i distributori automatici. Nel Vicentino un quarantenne è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, con l’accusa di ben 16 assalti tra maggio e settembre. Nel mirino non solo vending ma anche aziende e altre attività commerciali. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, in uno degli episodi il bottino sarebbe stato di appena un euro e dieci centesimi, ma danni ingenti. E proprio da qui vorremmo partire.

Perché ogni volta che leggiamo questi soprannomi ci domandiamo quale effetto producano nel racconto. Siamo passati dal “Lupin delle merendine” a “Picoman”. Il risultato, a nostro giudizio, è che un individuo accusato di prendere a picconate le attività altrui finisce per avere un nome che sembra uscito da un fumetto. Diventa un personaggio, riconoscibile e quasi familiare.

Vi ricordate di “Pollicino”, un altro vandalo chiamato così perché aveva perso delle monetine durante la fuga? Sono passati più di tre anni e siamo ancora qui. Cambiano i soprannomi, mentre chi subisce questi episodi continua a fare i conti con le conseguenze. Per un gestore il danno comprende riparazioni, sostituzioni, interventi dei tecnici, ore sottratte al servizio e mancati incassi durante il fermo macchina. Il valore delle monete rubate racconta soltanto una piccola parte del problema.

Anzi, il bottino spesso irrisorio dovrebbe far riflettere ancora di più sulla sproporzione tra quanto viene portato via e quanto viene distrutto. Un euro e dieci diventa il dettaglio curioso della notizia, ma per chi deve ripristinare una porta c’è ben poco da sorridere. Dietro quelle attrezzature ci sono investimenti, persone che lavorano e un servizio da rimettere in funzione.

Le responsabilità individuali saranno ora accertate dalla magistratura. Sul linguaggio, invece, una riflessione possiamo farla subito, anche tra colleghi giornalisti. Furti, scassi e vandalismi meritano di essere raccontati con tutta la loro gravità. Ai gestori e agli esercenti che li subiscono dobbiamo almeno questo: dare ai danni e alle vittime più attenzione di quanta ne riserviamo al soprannome di chi è accusato di averli provocati.

Primo piano di un piccone che sfonda il vetro di un distributore automatico di snack, con crepe e frammenti di vetro.

Immagine creata con intelligenza artificiale

TriestEspresso Expo chiude con 9.300 operatori. Il 58% arriva dall’estero

TriestEspresso Expo ha chiuso la dodicesima edizione con 9.300 operatori provenienti da 67 Paesi. La manifestazione, che si è svolta dal 21 al 23 ottobre al Generali Convention Center di Trieste, presenta un bilancio nel quale spicca soprattutto la componente internazionale: secondo i dati diffusi dagli organizzatori, il 58% dei visitatori arrivava dall’estero. In pratica, quasi sei su dieci.

Un dato interessante anche per capire il posizionamento della fiera. Austria, Europa centro-orientale e Balcani hanno rappresentato insieme il 47,4% dei visitatori stranieri. Tra gli operatori esteri preregistrati figuravano figure di vertice nel commercio del caffè, nell’import-export e responsabili degli acquisti di macchinari. Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, ha sottolineato proprio la specializzazione del pubblico e l’interesse per gli incontri commerciali e la formazione.

Sul fronte degli affari, alla piattaforma B2B si sono registrati oltre 60 partecipanti da 19 Paesi, con appuntamenti programmati negli stand e nell’area dedicata. Una modalità che, come precisano gli organizzatori, ha rappresentato soltanto una parte degli incontri commerciali sviluppati durante le tre giornate della manifestazione.

Accanto agli affari, spazio alla transizione energetica, alle nuove tecnologie e alla sostenibilità. Il workshop sul greenwashing ha affrontato il tema delle comunicazioni ambientali delle imprese, mentre l’incontro “I giovani nel mondo del caffè”, curato da Generazione C del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, ha dato voce alle nuove generazioni del settore. Tra gli interventi, quello di Martina Meneghel di Dersut, che ha raccontato la nascita del gruppo di giovani under 30 e la volontà di far conoscere ai coetanei il lavoro che c’è dietro una tazzina.

Visitatori a TriestEspresso Expo 2026 davanti al pannello della dodicesima edizione della fiera del caffè a Trieste.

Foto: comunicato stampa ufficiale TriestEspresso Expo

OGGI NELL'AREA RISPOSTE

TriestEspresso TriestEspresso
Per me questa è l'ultima volta a Triestespresso, dico la verità per noi del vending non ha più senso partecipare, non so per gli altri...
Contratti senza senso Contratti senza senso
Praticamente in ogni postazione che ho ci sono macchine abusive. Un calo delle battute fino al 20%, non si può continuare così. Questi bevono il caffè in un altro modo. Dobbiamo fare qualcosa, sennò i nostri contratti non hanno più alcun senso.

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