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Venerdì 17 luglio 2026

Fantavending - edizione estiva 2026

La trappola dei grandi appalti vending: quanto costa perderli

Quando si parla di grandi appalti vending, l’attenzione si concentra quasi sempre sul costo necessario per conquistarli. Investimenti in distributori automatici, personale, mezzi, sistemi di pagamento, telemetria, magazzini e organizzazione territoriale. Molto più raramente, anzi mai, si parla di quanto possa costare perderli.

Il problema emerge soprattutto alla scadenza delle grandi concessioni nazionali, quelle che coinvolgono decine di sedi e richiedono l’installazione di diverse centinaia di distributori automatici. Se il gestore uscente non si aggiudica il nuovo appalto, deve organizzare in tempi relativamente brevi il ritiro dell’intero parco macchine.

Non si tratta semplicemente di caricare i distributori su alcuni furgoni. Ogni macchina deve essere scollegata, svuotata, ritirata, trasportata, pulita, controllata e trasferita in un deposito. In molti casi i distributori arrivano da sedi distribuite in tutta Italia, con un costo logistico molto elevato e la necessità di coordinare filiali, tecnici e trasportatori.

Il problema più grande arriva però dopo il ritiro. Quelle macchine difficilmente possono essere ricollocate in tempi brevi. Hanno almeno cinque o sei anni di vita, configurazioni specifiche, grafiche personalizzate, sistemi di pagamento richiesti dal precedente committente o semplicemente non trovare sul mercato nuove postazioni in grado di assorbirle. Il rischio è quindi che centinaia di distributori finiscano nei magazzini, occupando spazio e continuando a perdere valore.

A questo si aggiunge il problema del personale. Un grande appalto nazionale può impegnare stabilmente diversi addetti, tra caricatori, tecnici e personale di filiale. Quando la commessa termina, il gestore deve capire se quelle risorse possono essere assorbite nella struttura, se è possibile modificare i giri o se diventa necessario ridurre l’organico. Una questione particolarmente delicata nei territori dove l’appalto rappresentava una parte importante dell’attività della filiale.

Tra logistica, movimentazione, ricondizionamento, magazzino, svalutazione delle macchine e riorganizzazione del personale, perdere un grande appalto può quindi generare costi per centinaia di migliaia di euro. Nelle commesse nazionali più grandi e complesse, il conto può arrivare a sfiorare il milione.

È un elemento che condiziona molto più di quanto si pensi anche le offerte presentate in occasione del rinnovo. Un gestore non valuta soltanto quanto può guadagnare restando all’interno dell’appalto, ma anche quanto gli costerebbe uscirne. Di conseguenza può essere disposto ad accettare condizioni economiche sempre più pesanti, canoni elevati o margini molto ridotti pur di rinviare il problema.

È questa la vera trappola dei grandi appalti vending. A un certo punto non si cerca più di restare perché la commessa è particolarmente redditizia, ma perché perderla avrebbe un costo immediato troppo elevato. Il problema viene così spostato in avanti di altri anni.

Per questo, quando si osservano offerte apparentemente incomprensibili o ribassi molto aggressivi, non sempre la spiegazione è soltanto la volontà di difendere il fatturato. A volte dietro c’è anche la paura di dover pagare il conto dell’uscita.

Distributore automatico intrappolato in una gigantesca trappola scattata, simbolo dei costi per uscire da un grande appalto vending

Immagine creata con intelligenza artificiale

Sanpellegrino completa la gamma Zero con la nuova Limonata

Le Bibite Sanpellegrino ampliano la propria offerta con la nuova Limonata Zero, versione senza zuccheri aggiunti di uno dei prodotti storici del marchio. La bevanda è realizzata con limoni 100% siciliani selezionati e contiene soltanto gli zuccheri naturalmente presenti nel succo.

La nuova referenza affianca Classica Zero e Chinò Zero, completando così una gamma che ripropone alcuni dei gusti più conosciuti di Sanpellegrino in una versione più attenta al contenuto di zuccheri. Secondo una rilevazione Nomisma riportata dall’azienda, oltre un italiano su due dichiara infatti di prestare attenzione alla presenza di zuccheri nelle bevande che consuma.

Limonata Zero viene proposta nella lattina da 33 cl, lo stesso formato utilizzato per tutte le referenze della gamma. Il lancio rientra nella campagna “Più Succo alla Vita”, ispirata ai colori, agli agrumi e all’energia del Sud Italia.

La Limonata Sanpellegrino è nata nel 1960 e, dopo oltre sessant’anni, arriva quindi anche nella versione Zero. Una novità interessante anche per gli assortimenti dei distributori automatici, dove le bibite senza zuccheri aggiunti rappresentano ormai un’alternativa quasi obbligata accanto alle ricette tradizionali.

Cinque lattine di Limonata Zero Sanpellegrino con succo di limoni siciliani e senza zuccheri aggiunti

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Decisioni umane Decisioni umane
Buonasera Fantavending, anzi buonanotte vista l'ora. Ho letto che l’intelligenza artificiale può indicare anche le postazioni poco redditizie da cui conviene ritirare le macchine. Ma siamo sicuri che un gestionale possa capire davvero il valore di un cliente?

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