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Martedì 7 luglio 2026

Fantavending - edizione estiva 2026

Corropoli, il TAR ferma il Comune: sugli H24 un’altra ordinanza va a sbattere

Ennesima sconfitta per il sindaco di turno che decide di scagliarsi contro gli H24. Ormai le statistiche sono piuttosto impietose, eppure i Comuni continuano a firmare ordinanze che, quando arrivano davanti al giudice amministrativo, hanno una probabilità altissima di cadere. Nella relazione presentata a Venditalia 2026 dall’avv. Andrea Netti, su 19 pronunce analizzate e 40 ordinanze comunali censite, il tasso di successo dei ricorrenti nelle cause decise nel merito arriva all’81%. E il dato è persino più significativo se si considera che molte ordinanze durano poche settimane, spesso 30 giorni, e rischiano di scadere prima che il TAR possa davvero pronunciarsi. Tradotto: vincere una causa contro un H24 è molto difficile, perderla invece sta diventando quasi una consuetudine amministrativa.

Questa volta è successo a Corropoli, in provincia di Teramo, dove il TAR Abruzzo ha sospeso l’efficacia dell’ordinanza con cui il Comune aveva imposto la chiusura notturna, dalle 24 alle 8, anche ai distributori automatici di alimenti e bevande. Il ricorso era stato presentato da Diade Vending Srls e il provvedimento del giudice riguarda, per ora, la fase cautelare. Il merito verrà discusso il 14 aprile 2027.

Secondo quanto riportano le fonti locali, il TAR ha rilevato una carenza di istruttoria e di motivazione, in particolare sulla necessità di colpire proprio i distributori automatici per affrontare degrado, sicurezza e quiete pubblica. Il punto è sempre lo stesso: prima di limitare un’attività d’impresa, il Comune deve dimostrare che non esistono strumenti ordinari di prevenzione e controllo sufficienti a gestire il problema. Non basta dire “sicurezza urbana” e poi chiudere la notte a chi lavora proprio perché è nato per offrire un servizio continuo.

Il Collegio ha inoltre riconosciuto l’interesse dell’impresa ricorrente e quello della collettività a utilizzare l’unico distributore automatico H24 presente nella zona. L’ordinanza è stata quindi sospesa nella parte in cui estendeva ai distributori automatici la chiusura notturna prevista per i pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, mentre il Comune è stato condannato al pagamento delle spese della fase cautelare, pari a 1.500 euro oltre accessori. Non è ancora una sentenza definitiva, ma il messaggio è chiaro: gli H24 non possono diventare ogni volta il bersaglio più comodo per coprire problemi di ordine pubblico che andrebbero gestiti con controlli, presidio del territorio e strumenti ordinari, non spegnendo le macchine.

Sindaco con fascia tricolore fermato dal TAR davanti a un muro

Immagine creata con intelligenza artificiale

Capsule compostabili, il conto ambientale arriva ad agosto

Dal 12 agosto 2026 cambia qualcosa di importante per capsule, cialde e bustine per tè, caffè e altre bevande. Con l’applicazione delle nuove disposizioni europee del Regolamento 2025/40 sugli imballaggi, il famoso PPWR, anche queste applicazioni monodose rientreranno nella definizione di imballaggio, pure quando sono destinate a essere utilizzate e smaltite insieme al prodotto.

La novità più immediata riguarda capsule e cialde in plastica biodegradabile e compostabile certificate EN 13432 per caffè o altre bevande. CONAI ha infatti approvato un contributo ambientale diversificato pari a 45 euro a tonnellata, con decorrenza 12 agosto 2026. Il valore avrà carattere temporaneo e sarà monitorato per almeno dodici mesi, prima di essere eventualmente rivalutato sulla base delle evidenze raccolte.

Attenzione però a non fare confusione, perché non tutte le capsule pagheranno automaticamente 45 euro a tonnellata. Quel valore riguarda le capsule e le cialde compostabili certificate. Per gli altri materiali valgono regole diverse: l’alluminio, ad esempio, resta a 12 euro a tonnellata fino a settembre, ma dal 1° ottobre 2026 per capsule, cialde e bustine per tè, caffè o altre bevande scatterà un CAC diversificato pari a 120 euro a tonnellata. Carta e plastica seguiranno invece le rispettive fasce contributive.

Il motivo della scelta è legato al fine vita del prodotto. Nel caso delle capsule compostabili, a fine utilizzo resta il caffè esausto dentro il contenitore, e questo consente il conferimento congiunto nella raccolta dell’umido e l’avvio al riciclo organico negli impianti di trattamento, con produzione di compost di qualità. In pratica, contenuto e contenitore possono seguire la stessa strada, a patto naturalmente che il materiale sia davvero certificato e che il conferimento venga fatto correttamente.

Capsula di caffè compostabile aperta con fondi esausti accanto a un documento CONAI su una scrivania

Immagine creata con intelligenza artificiale

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A questo punto viene il dubbio che la sicurezza urbana sia solo la scusa e che il vero motivo sia fare cassa.

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