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Fantavending - News e gossip dal mondo della distribuzione automatica

Giovedì 5 novembre 2026

EUDR e PPWR, facciamo i conti sul caffè dei gestori

Quanto aumenterà il caffè per i gestori a causa delle nuove regole europee? Un primo numero lo ha dato Omar Zidarich, presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè: durante il convegno di Triestespresso ha stimato in 10–15 centesimi al chilo il costo necessario per rispettare l’EUDR, il regolamento contro la deforestazione. Se un costo di quest’ordine venisse trasferito interamente al gestore, su mille chili di caffè acquistati significherebbe spendere 100–150 euro in più.

A questo si aggiunge il PPWR, il regolamento sugli imballaggi. Qui dobbiamo distinguere il caffè in grani dalle capsule. Il sacchetto del caffè pagava già il contributo ambientale: non possiamo considerarlo tutto un nuovo costo. Restano gli eventuali aumenti del contributo e le spese per adeguare confezioni e documentazione, che variano da torrefazione a torrefazione.

Per le capsule il conto è più semplice, almeno per il contributo ambientale, la quota che finanzia raccolta e riciclo. Il PPWR lo ha esteso anche alle capsule prima escluse. Applicando le tariffe CONAI attuali, questi sono tre esempi. La simulazione riguarda capsule prima escluse dal contributo CONAI, con pesi indicativi.

Tipo di capsulaPeso del contenitore vuotoContributo ambientale su 1.000 capsule
Alluminio1 grammo0,12 euro
Plastica monomateriale2 grammi1,83 euro
Plastica compostabile certificata2 grammi0,09 euro
Ora aggiungiamo l’EUDR. Mille capsule contenenti 6 grammi di caffè ciascuna utilizzano complessivamente 6 chili di caffè. Applicando come parametro i 10–15 centesimi al chilo indicati da Zidarich, il costo aggiuntivo è di 0,60–0,90 euro. Sommando questa voce al contributo ambientale, e ipotizzando che entrambe vengano trasferite al gestore, arriviamo a questi importi.

Stessi esempi, con 6 grammi di caffè per capsulaEUDR più contributo ambientale su 1.000 capsule
Alluminio0,72–1,02 euro
Plastica monomateriale2,43–2,73 euro
Plastica compostabile certificata0,69–0,99 euro
Per capirci: nel nostro esempio delle capsule in plastica, su centomila pezzi il gestore spenderebbe circa 243–273 euro in più per queste due voci. Sono calcoli senza IVA e senza ulteriori ricarichi, riferiti a capsule prima escluse dal contributo. Eventuali accessori, confezioni esterne e altri costi di adeguamento vanno aggiunti separatamente. Abbiamo dunque una prima misura di quanto pesano le componenti calcolabili. Se il fornitore chiederà aumenti maggiori, sarà utile capire quali altre spese li determinano.

Capsule di caffè e chicchi tostati accanto a una calcolatrice, a rappresentare i nuovi costi di EUDR e PPWR per i gestori del vending.

Immagine creata con intelligenza artificiale

L’Europa spinge sul riuso, il Far East alza barriere all’usato

In Europa la parola d’ordine è allungare la vita dei prodotti: ripararli, ricondizionarli e rimetterli in circolazione, riducendo la necessità di sostituirli con apparecchi nuovi. La direttiva sul diritto alla riparazione dei beni di consumo va proprio in questa direzione, rendendo più accessibili gli interventi e contrastando gli ostacoli alla riparabilità. In diversi Paesi del Far East, invece, l’ingresso di apparecchiature usate dall’estero incontra divieti, limiti di età e condizioni tecniche che possono fermare anche prodotti ancora utilizzabili. Due politiche che intervengono su ambiti diversi, ma che aprono una questione economica interessante: quanto spazio lasciare all’usato rispetto al nuovo?

L’esempio più recente arriva dal Vietnam. Una circolare emanata il 27 ottobre aggiorna, dal 1° gennaio 2027, l’elenco dei prodotti tecnologici usati vietati all’importazione. Per i prodotti compresi nell’elenco, essere ancora funzionanti non basta a consentirne l’ingresso. E nemmeno il ricondizionamento risolve il problema: il divieto comprende espressamente anche gli apparecchi ripristinati attraverso riparazioni o sostituzioni di componenti.

Il quadro asiatico comprende altre restrizioni. In Malaysia le linee guida sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche usate prevedono, per il riutilizzo e il ricondizionamento, un’età massima di cinque anni, insieme alla documentazione sulla funzionalità e a condizioni sui refrigeranti. La Cina affianca a un elenco di prodotti elettromeccanici usati vietati un sistema di controlli sulle apparecchiature ammesse, con verifiche su sicurezza, igiene e tutela ambientale.

In Indonesia il collegamento con il nostro settore è esplicito. Il regolamento 47/2025, in vigore dal 1° gennaio 2026, vieta l’importazione anche di distributori automatici con sistemi di refrigerazione non più ammessi. Per una vecchia macchina, quindi, essere ancora capace di vendere snack e bevande non significa necessariamente poter trovare una seconda vita su quel mercato.

Le motivazioni dichiarate da queste misure riguardano soprattutto ambiente e sicurezza. Sul piano economico, però, la nostra lettura è che le barriere all’usato possano anche proteggere il mercato del nuovo: limitare l’arrivo di apparecchiature di seconda mano riduce una possibile alternativa all’acquisto di macchine appena prodotte.

Distributore automatico usato su un pallet davanti a una barriera doganale abbassata, con container e gru portuali sullo sfondo.

Immagine creata con intelligenza artificiale

Mercoledì 4 novembre 2026

L'inflazione torna a correre. Per il vending preoccupazioni su latte e zucchero

L’inflazione torna ad accelerare e riporta al centro dell’attenzione il costo della vita e delle attività economiche. Secondo le stime preliminari Istat, a ottobre i prezzi al consumo aumentano del 5,4% su base annua, contro il 4,2% di settembre, tornando al livello registrato ad agosto 2023. A spingere sono soprattutto i beni energetici, in crescita del 31,4%, e gli alimentari freschi, che segnano un +7,5%. Accelera anche il cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, passando dal +1,5% al +2,5%. Per il vending è un quadro da seguire sia per le possibili pressioni sui costi sia per gli effetti sulla capacità di spesa dei consumatori.

Entrando nelle materie prime utilizzate dal nostro settore, sul latte in polvere i numeri sono decisamente più pesanti. L’Osservatorio sul mercato del latte della Commissione europea indica, per la settimana conclusa il 25 ottobre, un prezzo medio del latte scremato in polvere in aumento del 58% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il siero di latte in polvere registra un incremento del 54%. Le quotazioni non si traducono automaticamente in rincari equivalenti dei prodotti finiti, ma danno un riscontro alle preoccupazioni e alle segnalazioni che continuano ad arrivare alla nostra redazione.

Anche lo zucchero è tornato a rincarare. Secondo le analisi di Areté, a settembre le quotazioni all’ingrosso dello zucchero consegnato nel Centro-Nord Italia risultavano in aumento del 19% rispetto ai minimi di febbraio, mentre il riferimento Spot Europa segnava un +20%. Un’altra voce da tenere sotto osservazione nel costo delle bevande erogate dalle nostre macchine.

Bicchiere di latte e ciotola di vetro con zucchero davanti a un grafico simbolico in salita, a rappresentare il rincaro dei prezzi.

Immagine creata con intelligenza artificiale

Biraghi e Riso Scotti Snack portano Doppio Snack nel vending

Riso Scotti Snack, in collaborazione con Biraghi, presenta Doppio Snack, la nuova proposta salata che riunisce formaggio stagionato e grissini in un’unica confezione. Il prodotto è già disponibile nel canale vending con un formato pensato per la pausa fuori casa.

Il sacchetto da 31,67 grammi contiene due confezioni separate: 15 grammi di Mini Pipas, grissini semiartigianali con semi di girasole e farina di riso, e 16,67 grammi di Biraghino Snack, formaggio stagionato Gran Biraghi da latte 100% italiano. L’abbinamento è proposto per diversi momenti di consumo, dallo studio al lavoro fino al viaggio.

Doppio Snack è stato presentato in anteprima allo stand Biraghi a SIAL Paris 2026. «Il fuori casa è un canale strategico per la crescita di Biraghi, e farlo insieme a una realtà specializzata come Riso Scotti Snack ci permette di portare il Gran Biraghi in luoghi e momenti di consumo differenti», precisa Roberto Milano, Direttore Strategie Commerciali di Biraghi.

Per Giorgio Notaro, Amministratore Delegato di Riso Scotti Snack, la collaborazione risponde all’esigenza di sviluppare prodotti per una pausa sempre più distribuita lungo la giornata. L’obiettivo dichiarato è affiancare l’esperienza dell’azienda nel mondo degli snack al marchio Biraghi, con una proposta salata pratica da consumare nei diversi contesti del fuori casa.

Confezione Doppio Snack di Riso Scotti Snack e Biraghi, con grissini Mini Pipas e formaggio stagionato Biraghino Snack per il vending.

Martedì 3 novembre 2026

Palette in plastica “reuse”, dal 21 aprile 2027 stop nei distributori anche alle scorte

Dal 21 aprile 2027 i gestori non potranno più erogare nei distributori automatici le palette in plastica “reuse” che non rispettano i nuovi requisiti, anche se acquistate prima della scadenza. È questa la conseguenza operativa del chiarimento fornito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulla commercializzazione delle scorte. Per le gestioni, quindi, diventa necessario programmare gli acquisti e l’esaurimento delle palette non conformi entro il 20 aprile 2027.

Confindustria ha chiesto al MASE se i prodotti regolarmente immessi sul mercato prima di quella data, ma non conformi alle nuove caratteristiche, potessero continuare a essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte. La risposta del Ministero esclude questa possibilità. Il differimento di un anno dell’applicazione dei requisiti costituisce già il periodo transitorio concesso alle imprese per adeguare la produzione ed esaurire le giacenze presenti nella catena distributiva.

Non sarà dunque sufficiente dimostrare che le palette erano state prodotte, vendute o acquistate prima della scadenza. Il MASE ha ritenuto non determinante, per la gestione delle scorte, la distinzione tra prima immissione sul mercato e successiva messa a disposizione. Di conseguenza, non ha ritenuto necessario pronunciarsi sui documenti utili a provare la precedente immissione sul mercato, come fatture, documenti di trasporto e registrazioni di magazzino: quella prova non consentirebbe comunque di proseguire la commercializzazione come riutilizzabili dei prodotti non conformi.

Per i gestori il chiarimento ha una conseguenza concreta: le scorte vanno programmate in funzione dei consumi effettivi, evitando di arrivare alla scadenza con palette non conformi ancora da distribuire.

Palette da caffè in plastica trasparente “reuse” da 90 mm gettate in un cestino, simbolo delle scorte non conformi ai nuovi requisiti per il vending.

Immagine creata con intelligenza artificiale

Sigma presenta una domanda con riserva per il concordato preventivo

Secondo quanto appreso da Fantavending, Sigma Srl, società attiva nella distribuzione automatica con sede amministrativa a Casoria, ha presentato al Tribunale di Napoli un ricorso ai sensi dell’articolo 44 del Codice della crisi d’impresa, con riserva di depositare una proposta di concordato preventivo e la relativa documentazione.

Sempre secondo le informazioni raccolte dalla redazione, con un decreto del 16 ottobre il Tribunale ha assegnato alla società un termine di 60 giorni, salvo proroga, per il deposito del piano e della proposta, nominando Giuseppe Castellano commissario giudiziale.

Si tratta della fase preliminare comunemente indicata come “concordato in bianco”, che precede la presentazione della proposta e del piano. Il termine concesso serve alla società per predisporre la documentazione sulla quale si svilupperà il successivo percorso.

Al momento non sono disponibili alla redazione elementi sufficienti per descrivere le condizioni che saranno proposte ai creditori o le modalità di riorganizzazione previste.

Esterno della sede di Sigma Srl a Casoria, azienda attiva nella distribuzione automatica.

Lunedì 2 novembre 2026

SmartLink sarà il valore aggiunto del vending dei prossimi anni

Sempre più aziende della filiera si stanno interessando a SmartLink e alcune si propongono spontaneamente per testarlo sul campo. Evidentemente qualcuno ha capito che questo standard di comunicazione potrebbe diventare uno dei maggiori vantaggi competitivi del vending dei prossimi anni. Chi comincia a sperimentarlo acquisisce competenze e prepara le proprie soluzioni. Chi aspetta rischia di scoprire che gli altri, nel frattempo, hanno imparato a correre.

Di SmartLink abbiamo già parlato. Lo standard promosso da EVA con il supporto di CONFIDA punta a far dialogare più facilmente macchine, sistemi di pagamento, periferiche e software di fornitori differenti. Quante ore e quanti soldi spendiamo ancora per collegare sistemi che fanno fatica a capirsi? Ridurre questi ostacoli significa poter scegliere con maggiore libertà, introdurre servizi più rapidamente e spendere meno in adattamenti. In un settore che si lamenta ogni giorno dei margini, dovrebbe bastare questo per prestare attenzione.

Ma la prospettiva più interessante riguarda quello che potrà arrivare. Un linguaggio comune può rendere più conveniente sviluppare nuove applicazioni per il vending, attirando aziende specializzate nei pagamenti, nell’intelligenza artificiale e nei servizi digitali. Più soluzioni compatibili significa più possibilità per chi le saprà utilizzare, anche negli smart fridge, nei micro market e negli altri canali della vendita non presidiata. Il valore di SmartLink potrebbe crescere proprio con il numero delle imprese che decidono di investirci. E chi sarà pronto a integrare quelle novità potrà avere un vantaggio concreto.

È qui che potrebbe nascere un vending di serie A e uno di serie B: imprese capaci di innovare più velocemente e altre costrette a spendere più tempo e denaro per inseguire. I fabbricanti farebbero bene a muoversi, trasformando le potenzialità di SmartLink in prodotti affidabili e vantaggi misurabili. Dire: "i gestori non ci chiedono SmartLink" è un alibi piuttosto debole: spetta ai fabbricanti dimostrare quanto si può risparmiare e quali nuovi servizi si possono offrire. Bisogna mostrargli quanto potrà risparmiare e che cosa potrà offrire in più ai suoi clienti. Aspettare che lo facciano tutti potrebbe essere il modo migliore per arrivare ultimi.

Distributore automatico in corsa con la scritta SmartLink lungo la propria corsia, mentre un secondo distributore rimane fermo sullo sfondo.

Immagine creata con intelligenza artificiale

Pagamenti senza contante, quasi il doppio delle operazioni dal 2022

In Italia il numero delle operazioni con strumenti alternativi al contante è quasi raddoppiato tra il 2022 e il secondo trimestre del 2026. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto sulle modalità di pagamento pubblicato il 27 ottobre, con dati aggiornati al 30 giugno. A sostenere la crescita sono soprattutto le carte.

L’aumento interessa sia gli acquisti nei punti vendita fisici sia quelli effettuati a distanza. Al POS, nel secondo trimestre del 2026, le carte di debito hanno rappresentato il 71,9% delle operazioni con carta, seguite dalle prepagate con il 17,1% e dalle carte di credito con l’11%.

Cambia anche il modo di utilizzare il terminale. Nel primo semestre del 2026 il 93% dei pagamenti con carta al POS è avvenuto in modalità contactless, mentre quelli tramite dispositivi mobili hanno raggiunto il 30% del totale. L’inserimento della carta nel lettore diventa quindi sempre meno frequente.

Sul fronte del contante, dopo la contrazione del 2020 i prelievi si sono stabilizzati su livelli inferiori a quelli precedenti alla pandemia. Gli ATM restano il canale principale: nel primo semestre del 2026 hanno intermediato oltre l’88% dei prelievi complessivi.

Per il vending, questi numeri impongono una riflessione: offrire la possibilità di pagare senza contanti è una scelta non più rimandabile. Carte e smartphone sono ormai parte delle abitudini quotidiane dei consumatori e la distribuzione automatica deve cavalcare questa evoluzione. Rendere il pagamento alla macchina semplice e immediato deve essere una priorità del servizio.

Pagamento contactless con smartphone al lettore di un distributore automatico di caffè in un ambiente aziendale.

Immagine creata con intelligenza artificiale
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